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Città della Scienza, Caudo presenta il concorso internazionale

Caudo: "il progetto è nostra visione di rigenerazione urbana"

“Il quartiere della Città della Scienza è un progetto che esprime la nostra visione di come rigenerare le aree dismesse” , ha detto l’assessore alla Trasformazione Urbana Giovanni Caudo presentando al MAXXI il concorso internazionale per l’area delle ex caserme di via Guido Reni, uno dei più importanti interventi di trasformazione urbana della giunta Marino.

museo della scienza“Assicurare – ha proseguito Caudo – una rigenerazione di spazi pubblici e di servizi per il quartiere, inserire funzioni urbane di rilievo e consentire la messa a valore dei beni pubblici e, ancora, condividere questi obiettivi con la citta’, in modo trasparente e partecipato”.

L’intervento di trasformazione dell’area di via Guido Reni, che si inserisce nel più articolato disegno del quartiere Flaminio, caratterizzato dalla presenza di importanti strutture culturali e sportive, dal Parco della musica, al Palazzetto dello sport, al MAXXI, è stato approvato in giunta il 27 dicembre 2013 e con delibera dell’Assemblea capitolina nell’agosto 2014. Alla presentazione del concorso sono intervenuti Margherita Guccione, direttore del MAXXI architettura, Marco Sangiorgio, direttore Cdp investimenti Sgr, Assunta Santoriello, assessore del II Municipio.

Fra febbraio e giugno 2014 Roma Capitale ha dato vita, con il “Laboratorio di città Flaminio” a una importante fase di ascolto e partecipazione che, fra febbraio e giugno 2014, ha visto impegnarsi nella definizione dei contenuti della trasformazione urbana associazioni e comitati di quartiere con la diretta partecipazione e regia del Municipio e del presidente Gerace. Il “Documento di indirizzo per la definizione dello Schema di assetto del progetto urbano Flaminio” costituirà parte integrante del Documento preliminare di progettazione predisposto per il bando.

L’intervento di trasformazione urbana riguarderà un’area di 5,1 ettari, di questi 2,7 ettari sono destinati ai privati mentre su 2,4 ettari si estenderà la parte pubblica. Si prevede di edificare 72.000 metri quadri di nuovi edifici. La citta’ della scienza (spazi pubblici, servizi pubblici e lo hub scientifico- tecnologico) occuperanno 27.000 metri quadri. La restante parte sara’ destinata ad alloggi sociali (6000 metri quadri) , residenze private (29.000 metri quadri), spazi commerciali (5000 metri quadri) e ricettivi (5000 metri quadri) e attrezzature pubbliche per il quartiere.

“Il protocollo d’intesa tra l’assessorato e la Cassa depositi e prestiti (Cdp), proprietaria dell’area, prevede che la Cdp si farà carico, una volta approvato il Master plan da parte dell’Assemblea capitolina, di oneri ordinari e straordinari, questi ultimi per almeno 43 milioni di euro – precisa Caudo – il concorso di progettazione ad inviti di livello europeo, anche esso previsto dal Protocollo di intesa, è strutturato in due fasi. Nella prima i progettisti devono inviare un curriculum dedicato a progetti che suggeriscano la loro attitudine per la citta’ e lo spazio pubblico. Tra le candidature saranno selezionati sei gruppi che parteciperanno alla seconda fase progettuale.

La presentazione dei sei progetti alla Giuria e la selezione del vincitore è prevista per il 22-23 giugno 2015. I sei finalisti avranno un rimborso di 24.000 euro. Il concorso presenta una serie di caratteri fortemente innovativi: in particolare, le candidature sono libere, e il bando è fatto da un soggetto privato che non deve sottostare ai vincoli imposti dal codice degli appalti che di fatto escludono i giovani professionisti”.

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Un commento su “Città della Scienza, Caudo presenta il concorso internazionale

  1. *** Pubblichiamo per intero il commento di un lettore al comunicato dell’assessore Caudo nel quale ritiene esserci una serie di imprecisioni (La Redazione) ***

    1) “L’importante fase di ascolto e partecipazione” che è durata circa sei mesi è stata fin’ora disattesa. Le indicazioni che emergevano erano diverse e il comune non ne ha tenuto conto. In particolare si chiedeva che il concorso fosse aperto a tutti, e nella realtà non lo è. Si chiedeva che i progettisti elaborassero il masterplan fin dall’inizio sulla base del Documento prodotto dai laboratori di quartierie, mentre la prima fase del concorso, al termine della quale i progettisti presenteranno una prima proposta di masterplan, si svolgerà senza questo documento. Insomma, questa partecipazione sembra sia stata in gran parte una presa in giro a fini pubblicitari.
    2) Il concorso è visibilmente taroccato per far passare alla seconda fase gli “amici degli amici”, e questo è tanto più grave proprio perchè siamo appena usciti da un gravissimo scandalo, quello di Mafia Capitale, in cui tutto era avvenuto sotto gli occhi di tutti, come in questo caso. Il meccanismo della taroccatura è quello classico: stabilire due criteri incrociati, ovvero il curriculum attinente alla realizzazione di progetti analoghi e una propostina progettuale. In questo modo se si dovesse presentare, cosa che non farà, Renzo Piano, ovvero un’architetto con un curriculum indiscutibile, può essere escluso perchè la propostina progettuale non è all’altezza, viceversa se si presenta uno studio di medio cabotaggio ma con buone relazioni, può essere ammesso per la bontà della proposta progettuale. E chi giudica questa cosa? Una giuria di prima fase, che tranne per uno o due elementi è assolutamente priva di qualifica per farlo. Ci sono poche regole base per pubblicare un buon bando di concorso. Una fondamentale è che il criterio di selezione sia quanto più possibile oggettivo e non soggettivo. Dove c’è soggettività, dispiace dirlo ma in Italia è così, là si annida il malaffare.
    3) La giuria è visibilmente male allestita. Ci sono due giurie, il che è una cosa anomala, ma non di per sè negativa. La prima giuria contiene persone che hanno organizzato il concorso, e questo non va bene è evidente, organizzazione e giudizio devono sempre essere tenute separate altrimenti può esserci conflitto di interesse. Oltretutto andrebbe salvaguardata la libertà di giudizio dei membri, il che vuol dire che in una giuria i componenti dovrebbero essere dei pari livello, se c’è un capo e dei sottoposti è presumibile che un unica volontà possa imporsi su tutti.
    4) Cassa Deposito e Prestiti è solo in parte un soggetto privato, è evidente a occhio nudo e rimane evidente anche se ci si addentra più in profondità. CDP è una società che appartiene all’80% al Ministero del Tesoro e che gestisce il risparmio postale. Infatti lo Stato Italiano ne orienta gli indirizzi. Da un punto di vista giuridico è un soggetto privato (anche se i suoi conti sono sottoposti all’analisi della Corte dei Conti il cui compito statutario è la verifica dei soggetti pubblici). Insomma la Cassazione, con qualche difficoltà, definisce CDP un soggetto ibrido, privato ma che fa degli interessi pubblici. Questo solo per dire che seppure teoricamente CDP possa fare il porco del comodo suo, non è carino che lo faccia. Dovrebbe rispettare le regole.
    5) Non è vero che questo concorso è stato fatto senza rispettare il Codice degli Appalti per permettere ai giovani professionisti di partecipare. L’asticella da superare anzi è stata messa molto più in alto, non solo i requisiti di fatturato, ma anche di aver condotto a termine lavori analoghi. I giovani, ma anche i quarantenni come me sono esclusi a priori.
    In conclusione, qualcuno dirà: “è la solita storia sui concorsi. di che ti meravigli? I concorsi in Italia e a Roma sono quasi tutti taroccati!” E’ vero. Non dovrei meravigliarmi affatto, lo so, è sotto gli occhi di tutti da sempre. Non è accettabile però che un assessore come Caudo, che è molto interessante da sentire parlare nelle conferenze e si propone da un lato come un innovatore e da un altro come persona estranea alla logica dei palazzinari romani che da un secolo saccheggiano questa città foraggiando sia la destra che la sinistra, non è accettabile dicevo che ci proponga come crêpes alla nutella, crêpes che invece alla nutella non sono. Sarebbe stato più onesto se avesse detto fin dall’inizio che l’intervento di Cassa Deposito e Prestiti, che lui meritoriamente è riuscito a stimolare ad investire sull’operazione, fin dall’origine si basa su un accordo che prevede che loro facciano ciò che vogliono nella gestione, che i loro dirigenti hanno chiesto e ottenuto da lui di essere liberi di chiamare i progettisti loro amici, persone di cui si fidano nella migliore delle ipotesi, persone con cui smazzettano nella peggiore delle ipotesi (che poi statisticamente è la più ricorrente). Inutile nascondersi dietro il meccanismo della partecipazione, quando poi non ne si vogliono seguire gli esiti. Inutile fare un concorso se si conoscono già i nomi dei vincitori. Smettesse pure lui di illuderci di voler fare qualcosa di diverso e, anzi, meglio, smettesse di illudersi di essere diverso dai suoi predecessori.

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