

Intervista a François Morlupi, autore di "Formule Mortali"
Non passa settimana che non torni a Colli Aniene, François Morlupi. Qui lo aspettano i genitori e Colli Aniene, il suo quartiere. François è un simpatico comunicativo trentaquattrenne dalla folta e ben regolata barba nera. Inforca occhiali dalla forma alquanto desueta che gli donano un volto simpatico e gioviale. Il suo parlare fluente corretto e ricercato denotano una cultura fuori dal comune.
Me ne avevano parlato entusiasticamente descrivendolo promettente scrittore di romanzi gialli, un vanto quindi per la cultura del quartiere.
Così abbiamo voluto incontrarlo, conoscere qualcosa dei suoi impegni letterari, della sua stessa vita e dello sviscerato amore per Colli Aniene: Ci piace ora dire che, incontrare François Morlupi, è stato il modo più piacevole e colto per trascorrere un paio d’ore in compagnia; perché, prim’ancora che potessimo fargli domande, François ci ha preceduti sciorinando la sua storia personale mettendo subito in risalto il suo grande attaccamento a Colli Aniene.
“Mi considero un fortunato – ha iniziato – per aver trascorso i miei primi trent’anni di vita a Colli Aniene, al punto che l’ho ribattezzato “la mia oasi di felicità”. Chi avrebbe potuto infatti pretendere di meglio per gli anni più belli e spensierati che poter passare infanzia e adolescenza in giornate intere a rincorrere un pallone nei grandi prati verdi di questo invidiabile posto?
Certo che non avrei mai pensato che a soli due anni, da Testaccio, quasi centro della capitale dove vivevo con la mia famiglia, con un balzo mi sarei trasferito in un quartiere periferico di Roma. Non solo e di più, con mia madre parigina doc e mio padre di Garbatella, tutto poteva farmi presagire una vita da parigino; ma non andò così. Mia madre era molto innamorata del romano di Garbatella e a dimostrazione che nella vita di coppia in alcuni casi a scegliere sono gli uomini, diventai romano di Testaccio.
Poi, per non perdere i crismi della nazionalità di mia madre, ho percorso tutti il mio iter scolastico alla scuola francese di Roma, il lycée Chateaubriand. Lì ho imparato ad apprezzare i valori dell’illuminismo, della società cosmopolita e dello scoprire senza pregiudizi altre culture. E’ senza dubbio grazie alla mia professoressa di quinto superiore di francese che ho divorato intere bibliografie di Maupassant, Balzac, Dumas e chi più ne ha più ne metta.
Terminati gli studi scolastici, da grande appassionato dell’informatica e di tutto ciò che ha a che fare col pc, ho proseguito gli studi in ingegneria informatica. E siccome la vita (come cantava Venditti per certi amori) a volte fa dei giri immensi per tornare al punto di partenza, dovevo diventare il responsabile del parco informatico proprio nella stessa scuola dove ho studiato.
Come passo il mio tempo libero? Gioco a calcio e seguo le vicende della mia squadra del cuore (la Roma); ho una passione sfrenata per la cinematografia asiatica (soprattutto coreana) in cui il protagonista non è mai, né bianco, né nero, al contrario che nei film americani, dove spesso il bene e il male si confondono rendendo i protagonisti umani, con pregi e difetti, ma mai supereroi.
Adoro pure i libri sulla seconda guerra mondiale e in particolare sul nazismo: mi ha sempre e fortemente attratto quel periodo storico per i personaggi assolutamente comuni che hanno saputo cavalcare l’onda e mettere a fuoco e fiamme mezza Europa.
Ovviamente non può mancare la lettura di polizieschi, soprattutto gialli scandinavi (Mankell, Nesbo, Indridason solo per citarne alcuni) e quelli dove l’inchiesta è una mera scusa per descrivere i problemi di una società e dei suoi protagonisti (Markaris, Manook, De Giovanni).
Dato che spesso leggo romanzi considerati capolavori che mi deludono e mi fanno chiedere come sia stato possibile il loro successo, piuttosto che continuare a criticare ho deciso, un giorno di fine agosto, di scrivere un libro e vedere se ne fossi all’altezza. Così, grazie alla pazienza della mia compagna che ha assecondato il progetto e mi ha sostenuto ad ogni riga, paragrafo e capitolo, in pochi mesi ho scritto Formule mortali. Ovviamente ho scritto la sera dopo il lavoro, per completare la mia sfida personale. A leggere per prima e tutto d’un fiato il mio lavoro è stata la mia compagna che si è congratulata, ma era di parte. Riposto il manoscritto nel cassetto, tempo dopo lo feci leggere ad un paio di amici che mi convinsero a tentare di pubblicarlo. Ebbi responso positivo da parte di Croce edizioni e così siamo arrivati al giorno d’oggi”.
A questo punto l’autore ci ha offerto una copia di Formule mortali. Un libro che consigliamo.
“Complimenti François; hai in cantiere un nuovo libro?” – gli chiediamo – “Si –risponde – “per l’eventuale pubblicazione tutto dipende da come viene accolto il primo”.
Nel lasciarlo, lo esortiamo: “Prosegui perché prometti bene: ci vediamo alla nuova indagine del commissario Ansaldi!”
Federico Carabetta
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