

I porporati entrano nella 12ª Congregazione generale. Tra pronostici, riflessioni e qualche sorriso
Un silenzio denso, quasi sacro, ha accompagnato le prime ore della 12ª Congregazione generale dei cardinali in Vaticano. È l’ultima, prima dell’ingresso in Conclave. E si respira, più che mai, la solennità di un momento che segnerà la storia della Chiesa: l’elezione del successore di Papa Francesco.
Tra i primi a varcare i cancelli, come sempre, il Patriarca di Gerusalemme dei Latini, Pierbattista Pizzaballa. Volti tesi, pochi sorrisi.
Alcuni cardinali, che nei giorni scorsi avevano preferito il tratto a piedi fino all’Aula del Sinodo, oggi hanno scelto l’auto. Piccoli segnali, ma rivelatori. La soglia dell’attesa è stata superata. Si entra nel cuore della scelta.
Tra i pochissimi a lasciarsi andare a una battuta, il cardinale Louis Raphaël Sako, patriarca caldeo: “Voi siete pronti?”, ha chiesto ai cronisti. Poche parole, ma significative, quelle del Nunzio in Siria, Mario Zenari: “Wait and see”, come a dire che è tutto nelle mani dello Spirito.
Ma non mancano le dichiarazioni più sostanziose. Il cardinale Tarcisius Isao Kikuchi, arcivescovo di Tokyo e presidente di Caritas Internationalis, ha rotto il silenzio con un’intervista a Repubblica:
“Gli europei sono maggioranza, ma divisi. Noi asiatici invece potremmo essere compatti. Sosterrò uno o due candidati, uno dei quali, sono sicuro, verrà dall’Asia”. Ottimismo anche sui tempi: “Penso che il Papa sarà eletto entro tre giorni, il 9 o il 10. Speriamo”.

Sul versante opposto del globo, ma in sintonia di spirito, si esprime anche il cardinale Jean-Paul Vesco, domenicano, arcivescovo di Algeri e profilo emergente tra i porporati francesi.
In un’intervista al Corriere della Sera, Vesco racconta un clima mutato: “All’inizio mi sentivo inquieto, ora sono sereno. Il Papa è già stato scelto dal Signore”. Parole che rivelano una fede profonda, ma anche la consapevolezza del peso della responsabilità.
Vesco sottolinea un aspetto spesso trascurato: la trasformazione umana del Collegio cardinalizio. “In queste settimane siamo diventati un vero collegio. Prima venivamo da mondi lontani, molti non si conoscevano. Ora sì. Il clima tra noi è fraterno”.
Candidati ce ne sono, spiega ancora l’arcivescovo di Algeri. “Cinque o sei nomi forti. Ma nessuno che sovrasti gli altri. Non c’è un favorito assoluto. Eppure accadrà. Perché abbiamo bisogno di un pastore, di un padre. È quello che ci ha chiesto la gente ai funerali di Francesco”.
E mentre la Cappella Sistina si prepara ad accogliere i cardinali elettori, le attese si caricano di silenzio, di preghiera e di speranza. Il Conclave comincerà domani. Il mondo aspetta la fumata bianca.
La Chiesa attende il suo nuovo pastore. E tra le mura del Vaticano, forse qualcuno già sa, o semplicemente crede, che il nome è stato già scritto. Altrove.
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