Categorie: Ambiente

Cos’è e cosa fa la Rete Toscana dei Comitati per la difesa del territorio?

Ecco la storia del loro tentativo, raccontata per eddyburg

Si parla spesso dei “comitati” che contestano scelte territoriali. In Toscana stanno tentando di collegarsi tra loro. Ecco la storia del loro tentativo, raccontata per eddyburg

Ci occupiamo qui del movimento, esperienza recente, che va sotto il nome di Rete Toscana dei Comitati per la difesa del territorio. I comitati, come sappiamo, non sono un fenomeno di oggi: in Italia sbocciano alla fine degli anni ’60, per ottenere servizi e infrastrutture nei quartieri di alcune grandi città, allora in rapida crescita. Sono perciò Comitati di quartiere, molto politicizzati, che si fanno intermediari tra la popolazione e i governi locali, occupando – in parte – lo spazio che era delle sezioni dei partiti. Si dice che i Comitati hanno vita breve, ma non è poi tanto vero: a Torino, una quindicina di quelli nati negli anni ’70, sono ancora al lavoro.

In Toscana, o meglio, a Firenze, questa presenza attiva, risale al dopo alluvione del ’66: la ricostruzione -infatti- si organizza anche attraverso quei Comitati che poi si trasformeranno in Consigli di quartiere, forma di partecipazione diretta alla vita pubblica, esperienza allora importante, che oggi ha conservato ben poco delle caratteristiche originarie, sia per mancanza di reali competenze, che di autonomia dai referenti politici.

Dopo un ventennio nel quale le battaglie per l’ambiente rimangono soprattutto appannaggio delle Associazioni nazionali Italia Nostra, WWF, Legambiente, é negli Anni Novanta che i Comitati ridiventano attori territoriali di primo piano, un po’ in tutta Italia. Una parte delle Associazioni si è istituzionalizzata e la riforma del governo locale, con l’elezione diretta del sindaco e la designazione della Giunta da parte dello stesso, ha ridotto il ruolo degli eletti –i consiglieri comunali- che perdono la loro funzione di interlocutori della cittadinanza. Ambiente (soprattutto inteso come lotta all’inquinamento e difesa dei residui spazi verdi urbani) sicurezza e servizi sociali: sono questi i temi prevalenti di cui si fanno carico, a questo punto, soprattutto i Comitati. I partiti -sul territorio- comunque non ci sono più.

Poi -nel 2001- la riforma della Costituzione che attribuisce una marcata autonomia legislativa alle Regioni, diventa ulteriore stimolo alla mobilitazione, nella speranza che la divisione delle funzioni del potere aumenti la possibilità di partecipazione alle scelte. Che le cose però non vadano come dovrebbero lo racconta anche Francesco Erbani, nel 2004, in un reportage per Repubblica: a Firenze, i Comitati attivi sono diventati 43. Troppi. Segnale macroscopico di un problema tra Istituzioni e cittadino.

Arriviamo così ai giorni nostri, quando il 28 ottobre, praticamente un anno fa, dopo la denuncia di Alberto Asor Rosa, organizziamo insieme a Vittorio Emiliani e Nino Criscenti l’ormai noto convegno di Monticchiello. A darci man forte, sul posto, abbiamo il circolo di Legambiente Chianciano che mobilita, tra giovani e meno giovani, anche un paio di combattivi protagonisti della Resistenza. Non ci aspettavamo, comunque, più di una sessantina di persone.

Ne arriveranno invece quasi 400, da ogni parte della Toscana, e non solo. Armati di striscioni, piazzano cartelli davanti alle cineprese dei TG, alcuni indossano magliette con gli slogan del comitato, altri hanno dotazioni tecnologiche, srotolano schermi, proiettano diapositive e snocciolano presentazioni del loro caso in power point. In ognuno la speranza di trovare ascolto, quello che non sono riusciti ad ottenere dalla pubblica amministrazione e che ha generato rabbia, frustrazione e poi la decisione di far nascere il Comitato.

Si materializzano Comitati che tutelano non più quartieri, ma vallate intere come la Valdichiana, la Valdarbia, la Valdorcia, la Valbisenzio, la Valdisieve, la Valdimagra, la Valdifarma, la Valdambra, oppure montagne come il Monte Amiata o le Apuane, foci dei fiumi come Bocca d’Arno, o territori che coincidono con i paesaggi dipinti da Piero della Francesca, o isole come Capraia, l’Elba o piccoli paesi, sede di grandi scempi. C’è una fortissima tensione durante tutto il corso della giornata. Ricordo un’anziana abitante di Fiesole che interrompe il ministro Rutelli urlando: a Fiesole è peggio di Monticchiello! E poi Alberto Asor Rosa che deve intervenire per far sì che Riccardo Conti, assessore regionale all’Urbanistica, possa terminare il suo discorso.

Ma cosa accade a Monticchiello? Il pubblico riconoscimento di qualcosa che era già sotto gli occhi di tutti: la perdita dell’ambiente naturale e delle sue caratteristiche storico-culturali, non ultima la bellezza.

Da quel giorno, non passa giorno che al professor Asor Rosa non venga richiesto di dar voce alla denuncia contro l’ennesimo sfregio al paesaggio, ai centri storici, alla salute della popolazione. E sono centinaia le segnalazioni che arrivano. Nasce così, su sollecitazione di tanti, l’idea di investire il Professore del ruolo di coordinatore dei Comitati, cosa che si sostanzia in un’assemblea pubblica il 25 marzo scorso a Firenze. L’idea è che i Comitati possano -insieme- dare più forza e più visibilità alla loro iniziativa, secondo un modello –il Coordinamento- già sperimentato anche in Toscana, nei capoluoghi di provincia.

Questo pur mantenendo la propria autonomia per quel che riguarda forme, pratiche e obbiettivi del proprio intervento.

La stampa locale e nazionale, sull’Unità Vittorio Emiliani, sul Corriere della Sera Paolo Conti, e con grande evidenza il gruppo editoriale l’Espresso con la Repubblica e il Tirreno, documenta puntualmente quanto sta avvenendo.

Il primo abbozzo di organizzazione e auto-riconoscimento della Rete parte da un censimento: ai Comitati Toscani viene chiesto di registrarsi via mail e compilare una scheda indicando le emergenze ambientali di cui si occupano insieme gli obiettivi della loro azione. E’ la traccia per una mappa di quelle che potremmo chiamare le sofferenze del territorio toscano e che avrà la sua collocazione definitiva, tra breve, sul sito www.territorialmente.it.

Alla Rete intanto si aggregano urbanisti, avvocati, archeologi, geologi, agronomi, economisti, molti docenti di Università. Viene così tentata una saldatura tra le competenze tecnico-scientifiche già presenti all’interno dei Comitati e il mondo accademico. Si mette in conto l’apertura di una Vertenza toscana con le autorità regionali. Gli argomenti: urbanistica, paesaggio rurale, energia, ciclo e smaltimento rifiuti, attività estrattive, centri storici e patrimonio storico culturale, infrastrutture, parchi e aree protette. Questo per inquadrare le singole rivendicazioni nel contesto normativo regionale e redigere alcune contro-proposte. Un primo contributo in questo senso viene da tre documenti che contengono le Osservazioni al PIT (il Piano di Indirizzo Territoriale, varato lo scorso luglio dalla Regione Toscana) redatte dagli urbanisti Paolo Baldeschi, Alberto Magnaghi, Giorgio Pizziolo, Valentino Podestà, membri del Consiglio Scientifico della Rete.

Il censimento nel giro di un paio di mesi dà i suoi frutti: risultano in Rete, più o meno 150 Comitati, distribuiti un po’ ovunque. Firenze e provincia in testa con 59, seguita da Siena con 22, Grosseto con 13, Prato, Lucca, Livorno, Pisa, ognuno con 6, etc. Ma sono cifre per difetto, perché spesso un Comitato ne coordina e aggrega altri. La consistenza numerica è poi assai diversa: possono essere 30 partecipanti, come 3.000. C’è da aggiungere che le sezioni toscane di Italia Nostra hanno aderito nella loro totalità e di questo movimento costituiscono lo zoccolo duro, luogo nel quale sono maturate e si conservano esperienze e competenze, affinate in anni di dure battaglie. Anche WWF fornisce un importante contributo, Legambiente si aggrega a molte iniziative, mentre il FAI partecipa alla fondazione della Rete.

Quasi i 2/3 dei comitati di cui parliamo nasce a partire dal 2003, e lo fa per contrastare progetti di tipo urbanistico, sia nelle città, che sul territorio extra-urbano: molti iniziano la loro battaglia, con forti connotazioni di tipo tecnico/politico, a partire dall’adozione di nuovi Piani strutturali da parte delle amministrazioni. E spesso i promotori hanno alle spalle una precedente esperienza come ex-assessori o consiglieri comunali. La competenza è infatti strumento principe per i Comitati, premessa perché gli aderenti possano credere che la loro azione abbia qualche possibilità di successo. E questo ruolo di ottimizzazione delle risorse, attraverso scambio di informazioni e conoscenze, è quello che i Comitati attribuiscono e si aspettano dalla Rete. Competenze tecniche e specialistiche che devono includere anche aspetti giuridici e legali, alle quali i Comitati hanno bisogno di attingere per i frequenti e costosi ricorsi alla magistratura ordinaria o al TAR, ultima spiaggia, spesso veramente risolutiva, per le loro battaglie.

Il ventaglio dei problemi che i Comitati segnalano in Toscana è talmente ampio per cui rimando alla mappa delle emergenze tra breve sul sito. Voglio solo ricordare che il tema energetico (produzione di energia, rinnovabile e non), oltre all’emergenza consumo di suolo, sarà sempre più all’ordine del giorno, perché l’accelerazione delle conquiste tecniche, nel suo rapporto immediato e dirompente e non controllato col mercato, aprirà –sul territorio- più problemi di quanti non sarà capace di risolvere. Accenno poi che si passa dai porti, agli aeroporti; dalle strade, alle autostrade, all’alta velocità ferroviaria; dai parcheggi, ai centri commerciali; dall’inquinamento dell’aria, dell’acqua, all’estrazione del petrolio; dai parchi eolici e geotermici, ai parchi naturali; dagli inceneritori, alle centrali a biomasse; dalla svendita del patrimonio pubblico, alla costruzione di mega-complessi turistici; e molto altro ancora…

Altro dato da rilevare è la tendenza recente di alcuni Comitati a presentarsi con proprie Liste alle elezioni amministrative, non una scelta naturale, per chi fa della trasversalità una bandiera, ma forzosa conseguenza dell’ostilità di tutti i referenti istituzionali. E sono interessanti i risultati dello scorso giugno: 13% a Pistoia, 27% a Monterotondo Marittimo (PI), 20% a Rignano sull’Arno (FI), 6% a Reggello (FI), etc.

Considerazioni strettamente politiche a parte, l’allargamento dell’orizzonte dei Comitati mette in discussione la versione corrente che, riguardo alla loro opposizione alle politiche pubbliche, li descrive come portatori di motivazioni egoistiche riferite al proprio orticello, robusta espressione del rifiuto di pagare i costi necessari al raggiungimento del bene collettivo. In realtà, i Comitati ritengono di essere testimoni privilegiati del loro territorio e di poter quindi, proprio per questo, offrire un contributo al buon funzionamento della pubblica amministrazione. Ma in Toscana, nonostante la Regione si appresti a varare una Legge sulla partecipazione, e se non ci fermiamo alle enunciazioni di principio, i Comitati si trovano confrontati con reazioni di chiusura quasi totale da parte dei loro amministratori. Che assume toni violenti anche nelle dichiarazioni che riguardano il loro coordinatore, Alberto Asor Rosa.

Per concludere, vorrei tentare un piccolo bilancio, e ancor prima indicare alcuni alleati importanti dell’azione della Rete negli ultimi mesi: il sostegno di una parte della stampa e le fattive prese di posizione del Ministro Francesco Rutelli, non ultima la presentazione del disegno di legge sui reati contro i beni culturali e il paesaggio, purtroppo giacente in Commissione Giustizia. E poi, alcuni risultati concreti, frutto dell’iniziativa dei Comitati e delle Associazioni: la riduzione del danno a Monticchiello (attraverso il divieto a costruire gli ultimi 3 palazzi previsti) o a Torre del Lago (con la demolizione di 2 delle 4 torri in cemento esistenti ) o a Prato (con la sospensione, speriamo definitiva, del progetto di un parcheggio sotterraneo a Piazza Mercatale) o a Casole d’Elsa (con il sequestro della lottizzazione speculativa) e ulteriori piccoli successi che non sto a elencare qui.

Anche perché, a mio parere, la costituzione della Rete, in questi 8 mesi, ha ottenuto soprattutto questo:
l’aver messo in evidenza che buona parte degli amministratori toscani non é in grado di rispettare ciò che gli è stato solo transitoriamente affidato: un’eredità culturale e paesaggistica di rilevanza mondiale;
l’aver rafforzato nell’opinione pubblica l’idea che i Comitati sono legittimati a parlare di beni collettivi (forse perché loro ultimi custodi) e soprattutto a partecipare ai processi di formazione delle politiche sul territorio;
l’aver contribuito ad affermare il modello dell’aggregazione spontanea di cittadini come strumento di difesa dei propri diritti e di proposta per una migliore qualità della vita, cosa assai difforme dall’antipolitica, di cui si favoleggia negli ultimi tempi;
l’aver aiutato i Comitati a non sottovalutare l’importanza della loro funzione di stimolo alla trasformazione della società -per introdurre nuovi circuiti di controllo, di guida, di ragionevolezza- anche quando la battaglia, alle volte, è impossibile da vincere.

Postilla

Il risultato migliore del lavoro fatto dai Comitati è stato probabilmente finora l’aver tenuto sveglia l’attenzione dell’opinione pubblica su una parte rilevante dei problemi del territorio.
Il primo passo avanti, rispetto a questo risultato, è aver aumentato il potenziale di osservazione e di critica riunendo i Comitati in una Rete, riuscendo così a condividere l’impiego delle competenze tecniche, dell’informazione, della diffusione.
L’ulteriore passo, che ci piacerebbe vedere in futuro, sarebbe quello di veder estendersi la Rete ad abbracciare analoghi sforzi di controllo pubblico del territorio in altre regioni italiane, le quali versano quasi tutte in condizioni ancora peggiori della Toscana di oggi.
È soprattutto per questa speranza che abbiamo chiesto a Violante Pallavicino di sviluppare per noi un tema che aveva già esposto al recente convegno romano “Il paesaggio aggredito: che fare”.

Violante Pallavicino
Data di pubblicazione: 31.10.2007 20:30

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