

Cotral continua a sostenere un servizio pieno con risorse ridotte, mentre le nuove unità territoriali non sono ancora in grado di assorbire la quota di chilometri prevista
Doveva essere la svolta per il trasporto pubblico regionale, si sta trasformando in un ingranaggio inceppato. Il progetto delle Unità di Rete (UdR), pensato per ridisegnare il servizio su gomma nel Lazio, oggi espone Cotral a una criticità sempre più evidente: meno personale disponibile proprio mentre il carico di lavoro resta invariato.
Un cortocircuito nato da un’ipotesi che, almeno per ora, non si è concretizzata. La riforma prevedeva infatti il trasferimento di circa il 10% del servizio — pari a 6,8 milioni di chilometri annui — a operatori privati, organizzati in undici ambiti territoriali sotto il coordinamento di Astral. Sulla base di questa prospettiva, negli anni scorsi Cotral aveva progressivamente ridimensionato il proprio organico.
Ma il cronoprogramma ha subito rallentamenti. Alcune UdR sono partite, altre restano ferme ai blocchi di partenza e non entreranno in funzione prima dell’estate 2026.
Nel frattempo, però, l’azienda regionale è chiamata a garantire l’intero servizio con una forza lavoro ridotta. Il risultato è un sistema sotto pressione, dove a rischiare sono soprattutto le linee periferiche e i collegamenti scolastici.
A certificare la difficoltà è anche il nuovo piano del fabbisogno di personale approvato dalla Regione Lazio, che prevede la stabilizzazione di 52 autisti. Un intervento necessario, ma che appare insufficiente rispetto alle reali esigenze operative.
La carenza di conducenti, infatti, non è più un problema episodico ma strutturale. Il settore fatica ad attrarre nuove risorse e il turn over non riesce a colmare i vuoti, lasciando scoperti turni e tratte.
Non a caso, dalla Regione non si esclude il ricorso a soluzioni tampone, come contratti a tempo determinato o procedure straordinarie per evitare riduzioni del servizio.
Il progetto delle UdR nasceva con l’obiettivo di superare la frammentazione storica del trasporto locale, costruendo una rete più efficiente e coordinata.
Il territorio laziale è stato suddiviso in undici bacini, dai quadranti del nord — tra Tuscia e Reatino — fino alle aree del sud, passando per Castelli Romani, Valle dell’Aniene e Ciociaria.
A regime, il sistema dovrebbe eliminare sovrapposizioni e garantire collegamenti più capillari, soprattutto nelle zone meno servite. Ma la transizione, oggi, procede a macchia di leopardo.
Finché il passaggio ai privati non sarà completato, il sistema resta sospeso in una fase intermedia. Cotral continua a sostenere un servizio pieno con risorse ridotte, mentre le nuove unità territoriali non sono ancora in grado di assorbire la quota di chilometri prevista.
Un equilibrio fragile, che rischia di tradursi in disservizi per i pendolari. E che trasforma quella che doveva essere una riforma strutturale in una corsa contro il tempo per evitare che il trasporto pubblico regionale finisca in affanno proprio nei suoi snodi più delicati.
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