

Già oggi, lunedì, le congregazioni generali scandiscono i ritmi del pre-Conclave. Alle 9 e alle 17, i porporati si riuniscono nell’Aula del Sinodo in Vaticano
Roma si prepara a vivere giorni che entreranno nella storia. Mercoledì 7 maggio, nel pomeriggio, le porte della Cappella Sistina si chiuderanno alle spalle dei 133 cardinali elettori.Dentro, il silenzio e la preghiera. Fuori, il mondo col fiato sospeso. Inizia il Conclave: la Chiesa è chiamata a scegliere il successore di Papa Francesco.
Già oggi, lunedì, le congregazioni generali scandiscono i ritmi del pre-Conclave. Alle 9 e alle 17, i cardinali si riuniscono nell’Aula del Sinodo in Vaticano: è il momento del confronto, dell’ascolto reciproco, della ricerca di quella sintonia che può trasformarsi in convergenza su un nome, una visione, un’anima per guidare la Chiesa universale.
“Non abbiamo ancora un nome. Ci stiamo conoscendo”, ha spiegato con pacatezza il cardinale Joseph Coutts, arcivescovo emerito di Karachi, ricordando che lo Spirito Santo, più che le alleanze, sarà il vero regista del Conclave.
Le voci che filtrano dai porporati raccontano di una comunità in discernimento. Il cardinale Raphael Sako, patriarca caldeo di Baghdad, si augura “un Papa pastore, che guardi all’unità della Chiesa”.
Altri, come il francese Jean Paul Vesco, metropolita di Algeri, insistono sul bisogno di “una voce per il mondo, per la pace”. Vesco scherza anche sulla possibilità di un Papa francese. “O algerino”, aggiunge sorridendo.

Ma l’attesa non è solo spirituale. È anche logistica, concreta, visibile nelle strade di Roma. Domus Sanctae Marthae, il “quartier generale” dei cardinali durante il Conclave, è già sotto sorveglianza speciale.
In questi giorni, la macchina vaticana si muove silenziosa e precisa: dai cerimonieri pontifici agli ascensoristi del Palazzo Apostolico, dai tecnici della Floreria ai religiosi per le confessioni, tutti coloro che prenderanno parte, anche indirettamente, al Conclave dovranno giurare riservatezza davanti al cardinale Camerlengo, Kevin Farrell.
Alcuni porporati sono arrivati in ritardo, come il cardinale indonesiano Ignatius Suharyo, atterrato a Roma solo ieri. “Non so se il nuovo Papa sarà sulla linea di Francesco. Dipenderà dallo Spirito Santo”, ha detto entrando in Congregazione.
Secondo la Costituzione apostolica Universi Dominici Gregis, dopo tre giorni di votazioni senza risultato (le cosiddette fumate nere), i cardinali si fermeranno per un giorno di riflessione e preghiera. Se nemmeno dopo 34 scrutini si sarà trovato un accordo, si passerà al ballottaggio tra i due più votati. Serve sempre la maggioranza qualificata: almeno 89 voti.
Nelle giornate precedenti, diversi cardinali hanno espresso il bisogno di “più tempo per pregare insieme”. Ma tra giovedì e venerdì, dicono in molti, il nome del 267° Papa potrebbe finalmente emergere. E con esso, una nuova pagina per la Chiesa.
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