

Il 31 gennaio al Moby Dick Pub in v. Prenestina 92 b/c seminario: Il senso della vita nell’era della tecnica
Quante volte da piccoli ci siamo sentiti dire che il successo si consegue più facilmente se ci si adatta alle esigenze degli altri (rinunciando ovviamente a realizzare se stessi)?
Ricordiamo cosa abbiamo sentito tutte le volte che abbiamo imitato i tratti e gli atteggiamenti di tutte le collettività di cui siamo entrati a far parte?
Dal gruppo di bambini con cui giocavamo ai compagni di classe, ai gruppi di lavoro, a nostre spese abbiamo imparato che ciò che paga è l’uniformità più rigorosa, dove la capacità di adattarsi all’organizazzione appariva come l’unica condizione per avere una certa influenza su di essa.
Sono tante le possibili spiegazioni psicologiche che si possono produrre per cercare di dare una risposta a questa inflazione di conformismo che sembra attanagliarci incessantemente a ogni ora del giorno.
La Psicologia, che come sostiene Carli, è "scienza della relazione individuo-contesto", potrebbe da qualche pulpito sentirsi ingiustamente chiamata in causa per tentare di fornire una spiegazione plausibile a tale dinamica, ricordandoci, con piglio autoritario, che poiché non esiste una qualsivoglia nozione di "individuo" slegata da un contesto dato, bisognerà pur rassegnarsi all’idea che fino a quando esisterà il mondo dei rapporti esterni l’Io dovrà imparare a convivere con essi rinunciando in parte alla propria irriducibile specificità.
Tutto giusto certo, ma da qualche altro pulpito, questa volta filosofico, c’è chi come Umberto Galimberti ci ricorda nel suo bel saggio "La casa di Psiche" come nella nostra epoca fortemente tecnicizzata basata sul criterio della funzionalità e della razionalità scientifica, l’antica ’lotta tra individuo e società’ viene ad essere tutta giocata "fra diversi modi di conferire senso alle cose: un modo che per poter valere per tutti deve essere unico, e un modo che per poter rispondere alle esigenze dell’individuo deve sottrarsi a questa universale validità" (Galimberti, 2005).
Pertanto una delle conclusioni a cui Galimberti giunge è che in un‘epoca, come quella attuale, dominata dalla legge della tecnica, il senso viene ad essere deciso in modo così univoco e rigoroso che all’individuo non resta la possibilità di esprimersi in un altro senso, che poi sarebbe il significato espresso dal suo senso individuale.
E’ per questo che Jung può dire "La norma diventa sempre più superflua in un orientamento esclusivamente collettivo della vita, e con ciò la vera moralità va in rovina. Quanto più l’uomo è sottoposto a norme collettive, tanto maggiore è la sua immoralità individuale".
Infatti, il prezzo che paghiamo per il nostro adattamento efficiente ai vari apparati organizzativi che frequentiamo è proprio la perdita del senso individuale che però, a volte, non lasciandosi ridurre a qualcosa di universalmente valido, riconosciuto dal collettivo, ci spinge a scegliere quella strada dell’immoralità che, sola, può consentirci il coraggio di mantenere la nostra apertura al senso, oltre e al di là dei sensi consentiti dall’ordine sociale codificato.
Psicopub
Martedi 31 gennaio alle ore 20.30 presso Moby Dick Pub in via Prenestina 92 b/c si terrà il seminario tenuto dal gruppo dell’associazione ’Psicologia in movimento’: Il senso della vita nell’era della tecnica.
Info: 320/1191532 – 06/2147547
Bibita Media + Panino a 8 Euro
Per l’inaugurazione a tutti i partecipanti verrà offerto il dolce della casa.
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