

Capolavori del Seicento italiano nelle Collezioni Reali di Spagna
È aperta al pubblico alle Scuderie del Qurinale, a Roma, fino al 30 luglio 2017 la mostra “Da Caravaggio a Bernini. Capolavori del Seicento italiano nelle Collezioni Reali di Spagna”. L’esposizione presenta 60 opere di Patrimonio Nacional, l’istituzione pubblica che tutela e valorizza il patrimonio artistico nella disponibilità della Corona. La collezione riflette gli strettissimi legami politici e culturali tra la corte spagnola e gli stati italiani nel corso del XVII secolo.
Ad arricchire le raccolte della dinastia asburgica contribuirono i frequenti dono diplomatici da parte dei governanti italiani, determinati a guadagnarsi il favore dei sovrani di Spagna che con i loro possedimenti condizionarono dalla metà del Conquecento l’evoluzione della complessa situazione politica italiana. È questo il caso di due tra i dipinti più spettacolari in mostra “Lot e le figlie” di Guercino e la “Conversione di Saulo” di Reni, donati a Filippo IV dal principe Ludovisi allo scopo di garantire la protezione spgnola sul minuscolo Stato di Piombino.
Spiccano tra le opere più importanti il “Crocifisso” di Bernini proveniente dal Monastero di San Lorenzo di Escorial, opera raramente accessibile al pubblico, di strardinaria grandezza scultorea, commissionata all’artista dalla corte spagnola che dopo solo due anni decise di sostituirla con il Crocifisso del Reni, ritenuto più adatto al contesto culturale spagnolo e in linea con le caratteristiche e gli attributi iconografici della dottrina cattolica spagnola.
Altre opere, invece, sono state comprate dai rappresentanti della monarchia spagnola in Italia, alla morte dei quali sono andate ad accrescere le collezioni reali: è questo il caso della Salomè di Caravaggio. Essa è caratterizzata dal contrasto chiaro-scurale tipico della tradizione pittorica dell’artista, attraverso il quale ogni personaggio del quadro emerge dalla tela in tutta la sua complessità.
Un altro riflesso dell’interesse della Spagna per gli artisti italiani è l’invito a lavorare a corte, come è avvenuto a Luca Giordano, attivo in Spagna per ben dieci anni. Viceversa, lo spagnolo José de Ribera giunge a Roma nel 1606 e trascorre la maggior parte della sua vita a Napoli; Ribera è presente in mostra con cinque capolavori tra cui il celebre e magnifico “Giacobbe e il gregge di Labano”.
Una mostra da non perdere, unica nel suo genere. A parlare di una vera e propria novità è Matteo Lafranconi, direttore delle Scuderie del Quirinale: “Si tratta – afferma – di una mostra che costituisce una grande novità perché propone opere che normalmente sono esposte in circuiti poco visibili perché vengono custodite nelle residenze reali”.
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