Da Pietralata a Villa Torlonia e ritorno

Il resoconto non pedissequo strada facendo
V. L. - 2 Marzo 2020

Ieri domenica 1 marzo 2020, passeggiata di circa tre ore da Pietralata a Villa Torlonia e ritorno, con diverse pause, per scattare delle foto che spesso dicono più delle parole.
E pensare che mi ero ripromesso di non fare foto. Ma come si fa ad uccidere il giornalista che è in me (e giornalisti – lo dico spesso a mio figlio – si è h 24). E quindi come non raccogliere le provocazioni che vengono dalle strade in cui camminiamo quotidianamente.

E allora ho cominciato a scattare foto, quasi ad ogni passo, ma ho iniziato solo verso la fine di via di Pietralata, prima di arrivare alla via di Val Brembana (una traversa di via Nomentana). E mi ha colpito e provocato l’incivile messaggio amoroso dell’anonima imbrattatrice dell’acquedotto romano (Una donna. Una novità! A meno che non si tratti di un maschietto che se la suona e se la canta, insomma narciso, oltre che maleducato).

Poi mi sono affacciato sull’Aniene (il cosiddetto Teverone) e discendendo fino alla sponda del fiume, pericolosissimamente, considerata la notevole pendenza dell’argine e la mia vecchiaggine.

Fresco Market
Fresco Market

E ho fotografata il fiume. Bello, nonostante l’incuria, ed ho scattato furtivamente anche qualche foto alle baracche degli abitatori abusivi con vista fiume (oggi stranieri, ieri italiani: tutto muta ma niente di nuovo sotto il sole e vicino ai fiumi).

Baracche con parabola.
Dopo aver guadagnato in penosa (per me) salita e con pericolo di scivolamento l’erto stradello ho proseguito verso via Val Brembana, fotografando la ferrovia, il ponte e la tangenziale.

Sono sulla via Nomentana (non so perché, ma mi viene in mente la stupenda novella di Pirandello “La fortuna d’essere cavallo”).

Colpisce subito lo stato penoso di quelli che dovevano essere dei sottopassaggi e che non vengono utilizzati per mancanza di agibilità e forse anche di pedoni.

Subito dopo il ponte appare la via Nomentana, bellissima, oggi quasi senza macchine ( è la domenica ecologica!) con diversi ciclisti e podisti.

Sono diretto a Villa Torlonia e sono sul lato sinistro della via Nomentana (in direzione centro) e, in successione, ammiro sbirciando dai cancelli, ville con alberi imponenti, sedi lussuose di istituti religiosi, ambasciate (tra cui quella della Russia), sedi distaccate delle università, la sede magnifica della Luiss.

Insomma di tutto e di più per la gioia degli occhi, fino ad arrivare alla splendida Villa Torlonia che mi si mostra in tutto il suo splendore e che non descriverò.

Ma che fotograferò più e più volte, con una predilezione per la – stavo per dire… civettuola – Casina delle civette.

All’ingresso della Villa incontro una comitiva timorosa scesa da un pullman.

La villa non è per niente affollata (paura da coronavirus).

Dopo un giro incompleto della Villa mi predispongo al ritorno e cambio lato della strada e anche su questo lato della Nomentana ville, sedi lussuose di istituti religiosi, ambasciate.

La bellissima chiesa di Santa Costanza, mi colpisce e la fotografo in lungo e in largo.

Un vero gioiello. La visiterò con piacere in un’altra occasione.

Poi Villa Paganini e Villa Leopardi (insomma non mancano i parchi in questa zona ambita di Roma che ammiro predisponendomi a tornare dalle parti di Pietralata.

Non senza aver gustato un caffè ed aver sfogliato rapidamente “Il Messaggero”. I baristi, di origine straniera, gentilissimi.

Sono di nuovo in via Val Brembana, questa volta in discesa e fotografo, con indignazione, una macchina che ostruisce il marciapiedi.

E non mancano mai i rifiuti abbandonati dagli incivili fuori dai cassonetti e sparsi per la via.

Immettendomi in via di Pietralata, non posso non constatare (e fotografare): 1) la totale assenza di un camminamento per i poveri pedoni sfigati e a rischio investimento come me ed altri, 2) rifiuti abbandonati a gogò e senza speranza di essere mai raccolti e portati via.

Avverto un po’ di stanchezza, e quindi decido di sedermi vicino all’antico Acquedotto dove c’è una provvidenziale panchina, alla fermata  del bus 211 che prenderò per tornare a casa.

Qui incontro tre romani di lingua straniera che si scambiano parole per me incomprensibili e ai quali chiedo se è da molto tempo che stanno aspettando il bus. La ragazza mi informa che lo stanno aspettando da 10 minuti e che fra 10 minuti circa passerà il 211 (direzione metro Pietralata). Così sarà.

Salgo, timbro il biglietto e mi siedo per scendere alla fermata del giornalaio su piazza di Pietralata. Dopo l’edicola, pochi metri più avanti, sul muro delle case popolari rileggo con rabbia (l’avevo notata mesi fa) una scritta: “Qua regna la criminalità”.

Una scritta, anonima come tutte le scritte, ma che si presta a tre ipotesi: che l’abbia scritta qualcuno legato alla criminalità, oppure qualche ragazzaccio, oppure ancora (e io propendo per questa ipotesi) che l’abbia scritta una persona sfiduciata circa la capacità di avere la piena legalità in questo quartiere, che tuttavia non è arreso come lascerebbe supporre quella scritta.

Una scritta vergognosa, che è comunque da cancellare. E subito! Ad opera di chi amministra quel patrimonio pubblico oppure dai cittadini stessi.

Uno sguardo infine sulla piazza molto trascurata (ma un po’ meglio rispetto a mesi fa) e sulle variopinte case popolari che fanno da sfondo.

Procedo lungo la via Castel Paterno sento cantare da dietro una vetrina di un ex negozio ora sede degli Evangelisti del quartiere.

Poi una sconfortante foto di un materasso che giace lì da mesi e sempre in via Castel Paterno il marciapiedi invaso da erbacce e impercorribile soprattutto quando piove e con un cartello stradale di lavori eseguiti tanti anni fa e di cui è persa memoria ma non il cartello che continua a non essere rimosso.

C’è molto da lavorare, cara Virginia.

 

V. L.

 


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