David LaChapelle “Dopo il diluvio”

In mostra al Palazzo delle Esposizioni fino al  13 settembre 2015  
di Carla Guidi - 17 Maggio 2015

La rassegna, promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura e Turismo e prodotta da Azienda Speciale Palaexpo in collaborazione con Madeinart e David LaChapelle Studio, è una delle più importanti e vaste retrospettive dedicata al grande artista e fotografo americano. La Mostra a cura di Gianni Mercurio, sarà visibile al Palazzo delle Esposizioni di Roma, via Nazionale 194, fino al 13 settembre 2015 – www.palazzoesposizioni.it

foto con scrittaSono esposte oltre 100 opere di cui alcune totalmente inedite, altre presentate per la prima volta in un museo e quasi tutte di grande formato, alcune superano i sette metri per due. Sono presenti i lavori realizzati dall’artista a partire dal 2006 con la monumentale serie intitolata “The Deluge”, (foto n. 3) ispirato al grande affresco michelangiolesco della Cappella Sistina, dove LaChapelle torna a concepire un lavoro non commissionato e non destinato alle pagine di una rivista di moda o una campagna pubblicitaria, ma adatto principalmente ad una galleria d’arte. E’ una riflessione sui temi escatologici all’epoca della pittura sacra rinascimentale che il “divino” Michelangelo, con temi e messaggi spirituali, in qualche modo divulgava per renderli comprensibili a tutti … anche attraverso la conoscenza della Bibbia che sembrava avesse letto, non conoscendo il latino, in una traduzione in volgare della stessa, ovvero una copia clandestina in uso nel gruppo degli intellettuali del circolo detto degli Spirituali che assumevano la dottrina luterana della “giustificazione per fede”, prima dell’avvento della Controriforma e di quel Papa Paolo IV, Gian Pietro Carafa, papofila dell’avanzata del partito dell’Inquisizione. Quei nudi erano veramente un’esplosione di vitalità eroica ed erotica, non a caso amati da questo artista americano e presi a modello, in questo caso colpiti dalla distruzione e dall’auto-disfacimento di una Società, la nostra, basata sul consumismo, dopo essere stati fissati e congelati in una scena apocalittica che parla di naufragio, ma anche di salvezza, in un imponente e complicato impianto scenografico degno di un maestro del Manierismo. Però, come l’artista stesso tiene a precisare, il suo procedimento fotografico è assai “artigianale”, fatto con l’impiego di mezzi concreti e di bravi professionisti, convinto soprattutto che la fotografia sia il risultato di una vasta collaborazione.

fotoorizzontaleLa scelta degli organizzatori della mostra permette al pubblico anche di poter conoscere il lavoro precedente di LaChapelle, opere prodotte nel decennio a cavallo tra il 1995 e il 2005, quelle più conosciute ed amate, soprattutto quelle che lo hanno reso famoso. I ritratti di celebrità del mondo del cinema, della musica e degli ambienti underground, personaggi della politica e testimonial della moda, grandi scene su temi religiosi con un’ambientazione surrealista ed una vena narrativa non avulsa da citazioni di grandi opere della storia dell’arte e del cinema stesso (foto 4 e 5). Tutta una produzione segnata dalla saturazione cromatica e dal movimento, in linea con quelli che potrebbero essere segni Post-Pop, costruiti attraverso un impianto scenico di tipo teatrale, ma che producono la sensazione di un fermo-immagine cinematografico. Del Surrealismo rimane solo l’impianto costruttivo cioè decontestualizzazione e ricontestualizzazione dei dettagli, perchè al di là di quella che sembra una visione onirica, le immagini si fanno carico di una serie di denunce di una realtà che ha portato alle estreme conseguenze quella deriva estetizzante globale della società contemporanea di cui lo stesso Andy Warhol si era fatto portavoce negli Stati Uniti degli anni Settanta.

Come scrive il curatore nel suo saggio sull’artista – Da allora, la tendenza della società alla spettacolarizzazione, di cui Guy Debord ha tracciato un lucido quadro nel 1967, si è evoluta nell’attitudine alla finzione integrale, che ha compromesso, nella “società dell’immagine” creata dai mass-media, la distinzione tra vero e falso. (…) Nei cicli fotografici dell’artista, temi come la catastrofe, la decadenza, la vanitas, la malattia, la morte, la pietà trovano massima enfasi mescolandosi a quelli del consumismo e delle nevrosi compulsive, dei feticismi e delle ossessioni narcisiste. Con essi la rivisitazione della storia dell’arte compone un potente dispositivo di riflessione perché sovrappone l’estasi della visione, tipica delle grandi opere del passato, alla registrazione lucida del presente, del dramma di un’umanità in cerca della ragione della propria esistenza. –

foto con due quadri“Dopo il diluvio” è il titolo della mostra, ma anche un punto di passaggio della poetica dell’artista americano che, da quel momento in poi, si volge verso altre direzioni estetiche e concettuali. Il segnale più evidente sembra essere la scomparsa di presenze umane nelle serie “Car Crash”, “Negative Currencies”, “Hearth Laughs in Flowers”, “Gas Stations”, “Land Scape”, fino alla più recente “Aristocracy”. Se ne trova ancora un simulacro orrifico nei frammenti di cera della serie “Still Life” (2009-2012) ma si tratta di un fenomeno particolare. Dopo che un pesante atto di vandalismo aveva spezzato e deturpato, nel Museo delle cere, le riproduzioni di Ronald Reagan, di Cameron Diaz, di Michael Jackson, della principessa Diana, di Theodore Roosevelt e di molte altre celebrità storiche, viventi e non, l’artista chiese ed ottenne il permesso di fotografarle. Ne risultano effigi scomposte in più pezzi ed assemblate su cartoni da imballaggio in una rappresentazione inquietante della corruttibilità dei corpi e della loro celebrazione. Da notare che alcuni di questi personaggi in passato erano stati anche fotografati dallo stesso LaChapelle. Ma è da sottolineare che in lui né nichilismo, né il facile raccapriccio prendono mai la scena, rimanendo sempre centrale in queste il culto della bellezza e dell’equilibrio. Anche in questo caso infatti sorge ancora un’analogia, l’ossessione ceroplasta degli studi anatomici dei maestri del passato, dal Rinascimento in poi.

foto1C’è molto altro da vedere in questa grande e documentatissima mostra. Tra le produzioni più recenti di David LaChapelle spicca “Land Scapes”, le foto delle centrali industriali che svettano come miraggi luminosi sullo sfondo di orizzonti desertici dai cieli sfumati nei colori di albe variopinte. Guardando ai soggetti si penserebbe a delle vedute in scala naturale e invece queste città industriali sono il risultato di un incredibile lavoro di ricostruzione, messo a punto insieme a una squadra di modellisti cinematografici, assemblando oggetti e materiali di riciclo di piccolo formato, come bicchieri di plastica, bigodini, cartoni per le uova, carica-batterie, cannucce, lattine e contenitori di vario tipo, su di uno sfondo naturale. Il back stage di questo progetto fotografico è documentato anche attraverso un video che svela come il processo tecnico con cui sono stati resi i paesaggi spettacolari qui rappresentati, non ha implicato nessuna manipolazione digitale o effetto di postproduzione. E’ sempre presente comunque e sempre il monito ecologico di LaChapelle sullo sfruttamento esasperato delle risorse naturali da parte dell’uomo, ma attraverso le immagini di un presente proiettato nel futuro come l’esuberanza formale e cromatica di “Earth Laughs in Flowers”, citazione letteraria tratta dalla poesia “Hamatreya” di Ralph Waldo Emerson, una serie di nature morte floreali dichiaratamente ispirate alla tradizione fiamminga e barocca. Quello stesso monito avverte che la natura si prenderà la sua rivincita nella serie “Gas Stations”, giocando sull’effetto straniante di particolari scorci paesaggistici, mostrando delle stazioni per il rifornimento di carburante che sorgono isolate, inutilizzabili, nel mezzo di una fitta vegetazione tropicale.

“Negative Currency” e “Car Crash” invece sono due serie complementari realizzate da LaChapelle nel 2008, un anno nevralgico che segnò l’esplosione di quella che è considerata una delle peggiori crisi finanziarie della storia. Il senso del lavoro, con evidenti richiami ad Andy Warhol, richiama l’attenzione sugli effetti negativi, quando non devastanti del denaro, risultando incredibilmente profetico riguardo gli eventi disastrosi allo scoppio della bolla immobiliare in America ed al crack della Lehman Brothers. I “Car Crash” invece rappresentano in versione tridimensionale, la censura della morte da parte di una società edonista e indifferente che la nega, ma la vive tradotta in un valore plastico estetico che riprende i linguaggi New Dada e degli espressionisti astratti.

L’esposizione ospita inoltre una rassegna di filmati di backstage che illustrano il complesso processo di realizzazione dei set fotografici di LaChapelle, in cui l’autore è anche regista e scenografo dei propri lavori. Sono presenti anche alcuni tra i video musicali più significativi dell’autore, oltre a “Rize” girato nei ghetti di Los Angeles e premiato al Sundance Film Festival, alla danza mozzafiato di Sergei Polunin sulla colonna sonora “Take me to church”, uno dei video più visualizzati del web. Le foto allegate sono state realizzate da Valter Sambucini – http://valter.fotoalbum.aruba.it/;

Adotta Abitare A

 

David LaChapelle è oggi uno dei fotografi più riconosciuti e apprezzati al mondo. Nato a Fairfield nel 1963, ha sposato uno stile post-Pop e per certi versi surrealista che lo rende unico al mondo. Le opere di David LaChapelle sono presenti in numerose importanti collezioni pubbliche e private internazionali, ed esposte in vari musei, tra i quali il Musée D’Orsay di Parigi, il Brooklyn Museum di New York, il Museum of Contemporary Art di Taipei, il Tel Aviv Museum of Art a Tel Aviv, il Los Angeles County Museum of Art (LACMA) a Los Angeles, The National Portrait Gallery di Londra, il Fotographfiska Museet di Stoccolma e The National Portrait Gallery a Washington DC.  David LaChapelle vive e lavora tra Los Angeles e l’isola hawaiana di Maui.

Gianni Mercurio, curatore della mostra. E’ italiano e vive a Roma. E’specializzato in arte americana, ha curato importanti mostre monografiche dedicate a Andy Warhol, Keith Haring, Jean-Michel Basquiat, George Segal, Roy Lichtenstein e mostre collettive su Pop art, Iperrealismo e Graffitismo americano. E’ stato direttore artistico del Chiostro del Bramante a Roma (1995– 2002), del Museo Carlo Bilotti a Roma (2006–2008) e ha lavorato come curatore esterno per il Ludwig Museum di Colonia, il MOCA di Lione, il MACRO e il MAXXI a Roma, a Milano per la Triennale, l’Heidar Aliyev Museum a Baku ed altre istituzioni in Italia, Austria, Spagna,Belgio, Finlandia.


Dicci cosa ne pensi per primo.

Commenti