

Dall’11 al 13 maggio, liberamente ispirato all’opera di Alexis de Tocqueville
Liberamente ispirato al trattato di Alexis de Tocqueville, Democracy in America di Romeo Castellucci, regista tra i più acclamati d’Europa, ne coglie lo spirito profondo in una lettura sofisticata e non superficiale. In un’opera che è considerata uno dei testi fondamentali per la cultura politica dell’Occidente contemporaneo, lo scrittore descrive il nuovo modello di democrazia rappresentativa rintracciandone l’origine negli usi, nei costumi, nelle idee, nella coscienza collettiva delle colonie della vecchia Europa, ormai affrancate verso un futuro di rifondazione e libertà.
Con questo spettacolo Romeo Castellucci, con la sua Societas, segue l’esempio di de Tocqueville e si pone nel tempo che precede la “Politica, e, recisa in profondità la radice greca, in ciò che viene prima della “nascita del teatro”, in quell’attimo d’indeterminazione in cui i piedi nudi calpestano ancora le ceneri tiepide della Festa ormai abbandonata dagli Dei, ma non vedono ancora l’inizio della Tragedia, creata dall’Uomo. Un lavoro che rintraccia una celebrazione dimenticata, un rito ancora senza nome, in cui il teatro rinnovi la sua funzione primaria: l’essere il necessario e oscuro doppio dell’agone politico e delle forme delle società della razza umana”.
In scena un testo politico, interpretato da un cast interamente femminile, che pone l’America come specchio della democrazia moderna e più in generale dell’Occidente.
Democracy in America ruota attorno a due contadini puritani, Elizabeth e Nathaniel. La terra è la loro missione. Vogliono trasformare l’America nella nuova Terra Promessa. È una conquista compiuta non con le armi, ma con semi e aratro. Si affidano al Dio dell’Esodo che assicura “abbondanza materiale” per tutti. Ma l’abnegazione, guidata dalla legge di Mosè presa alla lettera, consegna “solo patate marce e disperazione. Qualcosa confligge nel rapporto individuale che la donna intrattiene con le Sacre Scritture, e la sua preghiera si trasforma in una pronuncia blasfema che perfora la divina natura della parola e invoca “Io sono” come il vuoto in cui riecheggia la sconvolgente epifania di una promessa mancata”. Il sogno americano, il sogno che come specie umana si ha nei confronti della terra, del destino, dello stare insieme, si infrange in una sconfitta che investe in pieno la sua rappresentazione.
Lo spettacolo affonda nelle pieghe di questo testo, facendo perno nel punto in cui il potenziale del nuovo modello di democrazia rappresentativa si incardina nelle pratiche di vita, nella concezione della terra, nella coscienza collettiva delle colonie fondate da comunità puritane emigrate per scelta dalla vecchia Europa con la volontà di gettare le basi di una fattiva uguaglianza di stampo biblico tra gli esseri umani.
E’ dunque un lavoro sulla lingua, sulla fede, sull’Antico Testamento, sull’ambigua relazione fra l’interesse collettivo e le ambizioni dell’individuo, ma anche sulla perdita dell’innocenza, “sul crollo di valori ritenuti inossidabili che mostrano il volto in ombra della democrazia americana, ritratto di un fiore cresciuto alla conquista delle sterminate praterie, un fiore permeato da un cuore di tenebra”.
Regia, scene, luci e costumi sono di Romeo Castellucci
Testi di Claudia Castellucci e Romeo Castellucci
Musica Scott Gibbons
con Olivia Corsini, Giulia Perelli, Gloria Dorliguzzo, Evelin Facchini, Stefania Tansini, Sophia Danae Vorvila
Danzatrici: Donatella Ambrosio, Carola Amata, Erika Checchi, Dafni Crema, Antonella Guglielmi, Rita Ines Grosso, Alessandra Diamanti, Mariacristina Paolini, Roberta Ruggiero, Marie Corinne Soulabaille, Manuela Stefani, Cecilia Verdolini.
Coreografie liberamente ispirate alle tradizioni folkloriche di Albania, Grecia, Botswana, Inghilterra, Ungheria, Sardegna,
con interventi coreografici di Evelin Facchini, Gloria Dorliguzzo, Stefania Tansini, Sophia Danae Vorvila.
Assistente alla regia Maria Vittoria Bellingeri – Maître répétiteur Evelin Facchini
Sculture di scena, prosthesis e automazioni Istvan Zimmermann e Giovanna Amoroso
Produzione Societas, in coproduzione con deSingel International Artcampus; Wiener Festwochen; Festival Printemps des Comédiens à Montpellier; National Taichung Theatre in Taichung, Taiwan; Holland Festival Amsterdam; Schaubühne-Berlin; MC93 – Maison de la Culture de Seine-Saint-Denis à Bobigny con Festival d’Automne à Paris; Le Manège – Scène nationale de Maubeuge; Teatro Arriaga Antzokia de Bilbao; São Luiz Teatro Municipal, Lisbon; Peak Performances Montclair State University (NJ-USA)
con la partecipazione di Théâtre de Vidy-Lausanne and Athens and Epidaurus Festival
Bruno Cimino e Bruna Fiorentino
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