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La descrizione del Gruppo Facebook dedicato a Monte Sacro, Talenti ed il III municipio

Redazione - 25 Settembre 2015

Anni fa ho ricevuto in “eredità” un gruppo di Facebook dedicato a Monte Sacro – Talenti (IV municipio)  che tra le tante cose portava in dote una descrizione gruppo molto lunga ed interessante.
Purtroppo le regole di Facebook con il tempo sono cambiate e mi impongono (ed oltre a non permettermi di aggiornare il nome con la dicitura III municipio al posto del vecchio IV municipio) o di lasciare tale descrizione oppure di doverla sintetizzare di molto, opera questa troppo laboriosa.

Facebook

Quindi oggi ho deciso di riportarla su questa pagina web, per non perderla del tutto, e poi di sostituirla con una nuova contenente il regolamento da rispettare.

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1 . Territorio
Il III Municipio si estende per più di 9781 ettari, ospita circa 204.000 residenti (popolazione iscritta in anagrafe dato 2013).
Geograficamente si colloca tra la via Nomentana e la via Salaria e tra i fiumi Tevere e Aniene, avendo come confini la Batteria Nomentana a sud-ovest e il comune di Monterotondo a nord-est. Questo territorio è stato abitato fin da epoca molto remota, come testimoniano i ritrovamenti di fossili trovati alla Bufalotta (resti di cavalli, elefanti, cervi, ippopotami e rinoceronti) risalenti a circa 700.000 anni fa (molti visitabili nel nuovo Museo di Casal de’ Pazzi);  i rinvenimenti di oggetti (utensili risalenti a 200.000 anni fa) trovati allo scalo ferroviario della Serpentara, dove esisteva una collina che fu sbancata per far posto allo scalo merci di Roma-Smistamento e i reperti ritrovati nella zona di Sacco Pastore (crani umani di specie antecedenti al Neandertal) risalenti a periodi che vanno dai 120.000 agli 80.000 anni fa.

2 . Origini, storia e testimonianze giunte sino a noi
All’epoca della fondazione di Roma (753 a.c.), il territorio del IV Municipio era occupato dall’insediamento di Fidenaae, coincidente con l’odierno nucleo storico di Fidene, centro già all’epoca sviluppato, dai territori di Crustumerium, una delle citta’ piu’ antiche del Lazio protostorico, risalente all’età del bronzo, corrispondente all’attuale quartiere della Marcigliana Vecchia; di Septem Balnea, la Settebagni di oggi, a nord-est della via Salaria e dal sito di Ficulea posto tra la Nomentana e il Grande Raccordo Anulare, dove ora sorgono i quartieri della Marcigliana Nuova, di Cinquina e Tor San Giovanni.
Durante il periodo repubblicano la zona perse molta importanza e subì uno spopolamento a causa della crisi della piccola proprietà agricola e dalla crescita del latifondo (Strabone).I latifondi crebbero ancora di più nell’epoca imperiale e furono costruite molte ville (villae suburbanae) e fattorie a Monte Sacro, Prati Fiscali, Fidene, Castel Giubileo, Settebagni, Bufalotta, Vigne Nuove, Serpentara, Tor San Giovanni e a Casale Redicicoli.
La costruzione di queste villae rusticae fu favorita dal costo relativamente basso della manodopera dovuto all’enorme afflusso degli schiavi a Roma come conseguenza delle guerre di conquista compiute in tutto il Mediterraneo. Queste ville si articolavano sostanzialmente in due parti: urbana e rustica. La parte urbana era piu’ lussuosa e veniva utilizzata dal proprietario. La parte rustica era invece destinata all’alloggio degli schiavi e dei magazzini. Erano vere e proprie aziende agricole dove si coltivava di tutto e l’economia della zona raggiunse un notevole sviluppo grazie anche alla crescita delle strade e all’uso viario dei fiumi Tevere ed Aniene.
Resti di ville giunti sino a noi sono visibili in piazza Monte Torrone ( I- II secolo d.c.), mentre in via Passo del Turchino, una via senza uscita, possiamo vedere nei campi i resti di una antica cisterna. Durante gli scavi archeologici venne rinvenuta un’antica iscrizione incisa in un’urna funeraria che fa supporre che la villa, grande tanto da arrivare fino a via Vigne Nuove, fosse quella del liberto Faonte: villa famosa poiché si narra sia stata il rifugio di Nerone inseguito dai partigiani di Galba e dove egli, infine raggiunto, si tolse la vita con un pugnale ficcato nella gola.
Nei giardini di piazza Sempione, si puo’ ammirare il mausoleo di Menemio Agrippa, da cui ha preso il nome la piazza, una costruzione in tufo di epoca imperiale, riutilizzata come torre di guardia nel medioevo. In via Monte Serrone si possono vedere i resti del Tempio di Giove Terrifico, tempio eretto sul Monte Sacro a ricordo dell’insurrezione plebea del 494 repressa da Menemio Agrippa e in via Monte del Furlo, in giardini privati, i resti di una villa.
Sull’altura di Settebagni si notano gli avanzi di una antica villa romana, mentre in via Lina Cavalieri si trova un tratto di una antica strada romana. Tratti di basolato romano, inoltre, sono stati trovati anche al km 16 della via Nomentana, mentre all’angolo con viale Kant si intravedono alcuni blocchi di tufo e travertino che facevano parte di un ponte di epoca repubblicana che superava il fosso della Cecchina- Casal de’ Pazzi. Sempre sulla via Nomentana, al km 13 si giunge alle catacombe di S. Alessandro, risalenti al III secolo d.C., dove sono sepolti i martiri Alessandro, Etenzio e Teodulo. Poco piu’ avanti, prendendo sulla sinistra via Dante Maiano sono visibili i resti di una villa del I secolo d.C. dove sono state trovate i resti di fornaci, alcune vasche e dei dolii.
Oltre ai ruderi di ville di epoca romana gia’menzionati, ai colli di Villa Spada e alla Borgata Fidene si possono notare i resti di alcune tombe rupestri mentre lungo la collina di Settebagni sono state ritrovate numerose tombe e, in localita’ Vigne Nuove (la via ricalca in gran parte l’antica via Patinara) sono tuttora in corso alcuni scavi a causa di numerosi ritrovamenti di varie epoche. A circa 250 m a sud est del Casale di Redicicoli, al km 3 di via delle Vigne Nuove, si nota tuttora una notevole concentrazione di resti di materiale da costruzione di una villa romana sparsi sulle pendici arate della collina. Dal materiale raccolto risulterebbe un ambito cronologico risalente al II – III secolo d.C. sebbene il sito sembri essere stato occupato gia’ nei periodi precedenti.
La citta’ di Fidene (Fidenae) sorse, in base alle testimonianze archeologiche, nel secolo XI a. C. sul colle di Villa Spada. Situata in una posizione dominante, poteva controllare le vie commerciali con i Sabini e quelle tra l’Etruria e il Sannio (Samnium), nonche’ i traffici fluviali che avvenivano lungo il Tevere e l’Aniene. La citta’era fiorente poiche’, oltre ad essere favorita dalla posizione strategica, aveva un territorio fertile e facilmente irrigabile per la vicinanza ai fiumi ed era cinta da mura. Ben presto Fidenae e Roma entrarono in contrasto e la guerra duro’ circa 400 anni. Piu’ volte i Romani attaccarono la citta’ che si era alleata con Veio e Falerii per contrastare la nascente potenza di Roma, ma solamente nel 438 a.C. il console romano Cosso, riuscì a battere Veieti e Falisci e, Fidenae fu conquistata, saccheggiata e data alle fiamme. Successivamente la città divenne un “municipium” di Roma.
Crustumerium occupava una vasta altura affacciata su un tratto della Salaria e una vasta pianura delimitata dal fiume Tevere tra le antiche Fidenae ed Eretum (Monterotondo). Resti archeologici sono stati individuati in un periodo recente nella zona della Marcigliana Vecchia, sulla collina dominante la piana del Tevere in corrispondenza del km 17 della via Salaria. Si tratta di numerosi reperti, specialmente frammenti di vasellame fittile, risalenti per la maggior parte all’eta’ arcaica. Sembra che il nucleo originario fosse ubicato al Poggio della Torretta, in prossimità del Casale della Marcigliana Vecchia. Dai resti dell’abitato si possono intravedere muri in blocchi di tufo facenti parte di una più articolata struttura, fondata da almeno quattro muri paralleli costituenti una sorta di terrazzamento con probabili funzioni difensive risalenti al VI secolo a.C. Tutti i muri sono costruiti a secco con blocchi squadrati di tufo di grandi dimensioni. L’insediamento occupava una superficie di circa 60 ettari. Collegata dal punto di vista viario con gli antichi abitati di Gabii e Praenestre, si giovò molto dal controllo di questo flusso commerciale. L’agro crustumino era particolarmente fertile e, in epoca romana, fu occupato da numerose ville e vaste proprietà agricole. La zona e’ stata sempre oggetto di intensa attività agricola svolta perlomeno a partire dal II secolo a.C. Gli autori di epoca romana descrivono le ottime caratteristiche di questa campagna e ricordano un particolare tipo di oliva che forniva un eccellente olio tanto che Plutarco definiva tale sito città sabina. I resti archeologici dell’antica Crustumerium sono stati individuati solo nel 1976 e non sono ancora stati effettuati scavi di grande estensione mentre il materiale finora rinvenuto, supportato da fonti letterarie antiche, attesta la nascita del centro fin dall’eta’ del bronzo. Tra i vari ritrovamenti ceramici occorre dare particolare rilievo al “Suonatore”, un particolare frammento di vaso, dall’impasto e dalla forma incerta, molto ben conservato e raffigurante un suonatore di Kitaris. Il sito e’ attualmente visitabile, previa prenotazione, rivolgendosi alla Soprintendenza Archeologica di Roma -Tel. 06/4880530 oppure 06/4824182; fax: 06/4814125.

3. La fine del mondo antico – le Torri
La fine del mondo antico, oltre che essere propiziata da un deciso peggioramento climatico intervenuto tra il VI e VII secolo, ebbe impulso dalla crisi demografica, dalla caduta dell’impero romano e dalle invasioni barbariche che imperversarono in quel periodo. Il fenomeno fu particolarmente grave nella zona di Montesacro, cosi’ come nelle zone più limitrofe alla città di Roma. Il fenomeno dello spopolamento crebbe durante il Medioevo. In tale periodo i centri si svilupparono attorno ai nuclei religiosi, poiché le chiese diventarono i punti d’incontro dove la popolazione, prevalentemente agricola, cercava di aggregarsi. Ciò permise alla Chiesa di rafforzare la propria influenza introducendo il sistema delle domuscultae, nuclei agricoli indipendenti formati da agricoltori e da piccole guarnigioni di presidio militare. Di tutto cio’ parla il “Liber Pontificalis”, una specie di cronistoria dei papi, soprattutto ad opera dei papi Zaccaria e Adriano I. Una successiva trasformazione di queste domus ha portato alla nascita di piccoli castelli e torri di difesa a guardia delle scorrerie dei Saraceni. Un fenomeno che e’ noto con il nome di incastellamento, una delle più, grandi e durature trasformazioni del paesaggio italiano. Le grandi fortificazioni, ad eccezione delle torri di guardia, non hanno mai avuto un ruolo preminente nel paesaggio del nostro Municipio, fatto dovuto probabilmente alla forte vicinanza alla città di Roma. Per la loro costruzione furono utilizzate pietre delle antiche abitazioni romane e parti di basolato delle antiche strade romane. Di quel periodo è la torre di guardia di via della Bufalotta, posta a sud-est di Crustumerium, identificata con il Casale di “Massa del Vestiario”che, nel secolo XI, rientrava nelle proprieta’ dell’abbazia di Farfa; mentre altri edifici preesistenti furono a tale scopo riadattati come il sepolcro romano di Ponte Salario, comunemente chiamato anche sepolcro di Mario, che fu adattato a torre per meglio difendere il ponte Salario dai Longobardi nel 728 d.C..
Al diciassettesimo km della via Nomentana si trova la Torre di Sant’Antonio, facente parte del Casale di S. Antonio nota fin dal 1244 con il nome di Castrum Poteranum, proprietà della chiesa di S. Lorenzo fuori le mura. Nel XVII secolo entrò a far parte dei beni di proprietà del monastero di S. Antonio. In seguito divenne proprietà dei Porcari, poi della famiglia Saccoccia ( da cui il nome di Tor Saccoccia) che possedette fino a qualche tempo fa la zona dove poi e’ sorta la borgata di Colleverde.
A Castel Giubileo possiamo trovare un bellissimo casale fortificato di epoca medievale. Nel 1280 apparteneva al monastero di S. Ciriaco e, in seguito, venne chiamato Castel Giubileo si suppone perché fu acquistato da Bonifacio VIII con i soldi ricavati dal Giubileo del 1300 oppure, più probabilmente, perché affidato alla famiglia Giubilei. Nei secoli successivi il castello fu saccheggiato e depredato più volte e, dopo un lungo periodo di declino, viene progressivamente utilizzato come fattoria agricola. Subito dopo il Raccordo anulare troviamo la torre di Redicicoli con tracce di villa romana del II-III secolo d.C. ubicate presso la Tenuta Maffei, 250 m a sud est del Casale Redicicoli. Sulle pendici arate della collina si notano molti frammenti di epoca romana e, ricognizioni e fotografie aeree evidenziano la presenza di una ricca villa residenziale.
Lungo la via Nomentana, all’angolo con via Zanardini, si puo’ ammirare il Casal de’ Pazzi, da cui prende il nome la zona. Si trova nel territorio del V Municipio ed e’ circondato da un ampio e magnifico parco; risalente al XIII secolo fu costruito dalla antica famiglia fiorentina dei Pazzi. La costruzione è stata più volte riadattata nel tempo e ha avuto diversi proprietari: i Porcari, I Cinquini, il monastero dell’Annunziata e i Conti Grazioli.
Torraccio della Cecchina: si tratta di un sepolcro romano di epoca antonina, in precedenza chiamato Spuntapietra o Spuntapiedi situato al km 9,200 della via Nomentana. Costruito nel II secolo d.C. fu poi trasformato nel Medioevo in torre di guardia. E’ costruito in laterizio rosso, ha pianta quadrangolare e si sviluppa su due piani. All’interno dell’edificio si trovano delle nicchie ad arco dove venivano deposti i corpi dei defunti.
Torraccio di Capobianco: detto anche Torre di Castiglione, si trova al km 13,600 della via Nomentana. Si tratta di un sepolcro di calcestruzzo di forma cilindrica, costruito in epoca augustea; fu utilizzato nel XIII secolo per costruirvi, sopra di esso, una torre di guardia ora non più visibile.

4. I ponti
Nella zona di Montesacro e’ possibile vedere il famoso Ponte Nomentano, la cui foto, unitamente a piazza Sempione, e’ stata utilizzata come logo per il nostro sito. Questo ponte, sulla base della tecnica edilizia e dei riscontri archeologici, dovrebbe essere stato costruito verso la fine del II secolo a. C.. Nel 552 d.C. fu ricostruito da Narsete dopo la distruzione ad opera di Totila. Nella chiave di volta sono visibili un testa taurina e una clava, simboli del dio Ercole, mentre sul frontale si nota una targa in marmo ( N PAPA V). La costruzione fu fortificata dal pontefice Adriano nell’VIII secolo e, successivamente restaurato da Niccolo’ V ( 1447-1455), Paolo II e Sisto V (1470-1474) e Pio II e Innocenzo X (1641-1655). In epoca risorgimentale il ponte fu danneggiato dalle truppe francesi per ostacolare i patrioti italiani e, in seguito, restaurato.
Ponte Salario fu costruito dagli etruschi e fu distrutto e ricostruito più volte nel corso del tempo. Fu distrutto, come ponte Nomentano, dai Goti di Totila e ricostruito in travertino da Narsete, generale dell’imperatore Giustiniano. Nel 728 nei pressi del ponte si svolse una battaglia tra le truppe dell’esarca Paolo e i Longobardi e proprio in questo periodo fu costruita una torre per meglio difendere il ponte. Attualmente, del vecchio ponte restaurato dai romani e rifatto nel medioevo non ci rimane nulla, poiché fu danneggiato gravemente prima dalle truppe borboniche verso la fine del settecento e poi dalle truppe pontificie e francesi, allo scopo di ostacolare i garibaldini provenienti da Monterotondo. Quello che vediamo oggi, fu ricostruito dopo il 1870 e poi ampliato nel 1930 per sostenere il maggior volume di traffico.
Il ponte Tazio fu costruito nel 1922 per convogliare la grande mole di traffico che il vecchio ponte Nomentano non era più in grado di sopportare a causa dello sviluppo del nascente quartiere di Montesacro – Città Giardino. A questo scopo, fu fatta una deviazione della via Nomentana all’altezza dell’attuale via Valtrompia. Il ponte prende il nome da Tito Tazio il re Sabino che dichiaro’ guerra a Roma dopo il famoso ratto delle Sabine. Fu riedificato nel 1937 dopo che una disastrosa alluvione l’aveva completamente distrutto.
Il Ponte delle Valli invece, molto ampio e trafficato, fu costruito agli inizi degli anni 60, in coincidenza delle Olimpiadi di Roma. Servi’ a collegare le zone di Conca d’oro e Colle Salario, in rapido e convulso sviluppo edilizio, con i quartieri Africano e Trieste. Il ponte fu inaugurato nel 1963 con una grande cerimonia alla quale partecipo’ il Papa Giovanni XXIII. Terminato forse troppo frettolosamente, fu chiuso al traffico l’anno seguente a causa di alcuni cedimenti alle strutture centrali e riaperto dopo qualche mese.

5 . Le vie di comunicazione – Le strade: Nomentana e Salaria
Queste strade ricalcavano, grosso modo, gli antichi tratturi dove passavano contadini e pastori per portare le loro greggi dalle montagne abruzzesi alle coste del mare Tirreno
Nella concezione romana le strade erano vie publicae, ossia aperte all’uso di tutti. Normalmente erano larghe quanto bastava per permettere il passaggio contemporaneo di due veicoli che si incrociavano (circa m 2,36). Per la Salaria la larghezza oscilla, compresi i marciapiedi laterali, normalmente larghi circa 60 cm ciascuno, tra i m 5,10 ed i 5,90. Questo fa comprendere l’importanza avuta da questa grande arteria viaria.
Le origini della via Salaria sono molto antiche; la denominazione deriva all’attività legata al trasporto e al commercio del sale. Anticamente la strada usciva dalla cinta muraria attraverso Porta Pinciana e collegava Roma con Antemnae. Questa era una antica città del Lazio conquistata da Romolo, di cui non ci rimane nulla ed e’ nota per gli episodi legati al ratto delle Sabine. Deriva il suo nome dal fatto di essere collocata davanti al fiume Aniene (ante amnem = davanti al fiume).
Via Nomentana: in origine si chiamava Ficulensis perché portava alla località di Ficulea, poi venne chiamata Nomentana perché si dirigeva a Nomentum, località che si trovava nei pressi dell’attuale Mentana. In principio la strada usciva dalle mura aureliane attraverso la Porta Nomentana che si trova presso Castro Pretorio, che venne chiusa da Pio IV (1559-1565) per aprire la nuova Porta Pia realizzata su progetto di Michelangelo.

6 . Le vie di comunicazione d’acqua: i fiumi Tevere e Aniene
E’ senza dubbio superfluo enfatizzare più di tanto l’importanza delle vie fluviali nel mondo antico. Considerazioni di carattere teorico, pero’, consentono di calcolare che il costo del trasporto delle merci via terra, dall’età preromana e fino al Medioevo, raddoppi, dopo circa 150 km e giunga sino a decuplicare rispetto al trasporto via acqua. Questo fatto ci fa capire la rilevante importanza rivestita nell’antichità dal trasporto via acqua delle merci. I popoli della zona di Montesacro usarono sicuramente queste vie per il trasporto di merci e di derrate alimentari. Le imbarcazioni fluviali per eccellenza erano le lintres, che avevano lo scafo allungato e stretto, le sponde basse e un pescaggio ridotto. Molto comuni erano anche i lenunculi, barche a remi di ridotte dimensioni che potevano trasportare passeggeri e merci, mentre le piccole scaphae, barche a fondo piatto assicuravano i traghettamenti tra le sponde dei fiumi. Chiatte di maggiori dimensioni erano usate per commerciare con uno dei più importanti mercati dell’Italia centrale dell’antichità, quello che si svolgeva presso il santuario di Lucus Feroniae, posto sulla riva destra del Tevere all’altezza dell’odierna città di Fiano Romano.

7 . I luoghi di culto – Le Chiese
Non degni di particolare nota e valore artistico i luoghi di culto religioso in considerazione del fatto che l’espansione edilizia nella nostra zona e’ avvenuta a partire dagli inizi del secolo ventesimo. Da citare la chiesa degli Angeli Custodi a piazza Sempione: fu costruita nel 1925 su progetto dell’architetto Giovannoni ed è composta da un’unica navata rettangolare, con due cappelle laterali ( del SS. Crocifisso e della Madonna della Misericordia). L’accesso alla chiesa e’ dalla piazza Sempione da dove si percorre una grande scalinata composta da 25 gradini
8. Da Sacer Mons a Monte Sacro dell’epoca moderna
Ai primi anni del 1900 Montesacro appariva come una grande distesa di prati e di campagna; tutta la zona, superata S. Agnese, era priva di agglomerati urbani. I primi nuclei abitativi sorsero nel 1919 per iniziativa di cooperative di abitazione di dipendenti delle Ferrovie dello Stato. In quel periodo, per iniziativa del Governatore di Roma Filippo Cremonesi e del Presidente dell’Istituto Case Popolari Alberto Calza Bini, venne avviato un ambizioso progetto urbanistico su progetto dell’architetto Gustavo Giovannoni. Il programma di edificazione doveva seguire il modello urbanistico di tipo anglosassone della “garden city” e avrebbe dovuto essere la città giardino più grande in Italia e nel mondo.Le opere costruttive furono affidate al “Consorzio Città Giardino Aniene” che era costituito dall’Unione Edilizia Nazionale e dall’Istituto Case Popolari. Intervennero nei lavori anche sei cooperative e le prime costruzioni iniziarono nel 1919-1920. Nel progetto si prevedeva un nucleo centrale dove erano collocati i servizi essenziali dell’insediamento: la chiesa, la scuola: il liceo ginnasio Quinto Orazio Flacco, l’ufficio postale, il teatro, i negozi e il parco. Questa parte centrale della città giardino, posta appena oltre il ponte Tazio, rappresentava la porta di ingresso del quartiere. Intorno a questo nucleo si sarebbero dovuti costruire villini circondati da giardini e strade alberate. L’avvento al potere del fascismo nel 1922 porto’ a compimento i progetti urbanistici gia’ avviati e il Consorzio di cooperative che aveva iniziato i lavori ultimo’, in pochi anni, 700 villini secondo un mosaico di stili architettonici diversi, circondati da giardini profumati e da viali spaziosi e alberati: la città giardino.
In quel periodo, il quartiere, abitato da una popolazione di ceto medio: liberi professionisti, impiegati e funzionari dello Stato, era certamente più tranquillo e godibile di oggi.
Nel 1933 fu costruito il grosso complesso di case popolari di Valmelaina, un enorme edificio di 7 piani con 15 scale che si affacciavano nel cortile interno. Qui’ si trasferirono parte delle famiglie che abitavano il centro storico, soprattutto muratori, manovali, piccoli artigiani, falegnami, ferrovieri. Tra Montesacro e Valmelaina sorse, dopo il 1936 un nuovo insediamento: il Tufello. Costruito a ridosso dei villini di Montesacro, riprese lo spirito con cui fu edificata la Città Giardino, case basse e lunghe, immerse nel verde con scale a ballatoio, destinate ad accogliere gli emigranti che erano costretti a rientrare in Italia a seguito del peggioramento delle relazioni internazionali. L’insediamento prese il nome, probabilmente e se vogliamo azzardare una spiegazione, dai tufelli (in epoca romana cubilia): si trattava di piccoli blocchi di tufo di 20-25 cm di lato, tagliati in forme grosso modo piramidali, che, preparati nelle cave, venivano poi utilizzati, disposti a forma di rombo, per costituire due pareti dentro le quali veniva colata una miscela di malta e ciotoli di fiume , in modo tale da costituire un blocco solidissimo di calcestruzzo in grado di resistere per molti secoli. La zona del Tufello era ricchissima di materiale tufaceo.
Prima dello scoppio della seconda guerra mondiale, la zona di Montesacro poteva considerarsi aggregata intorno a tre poli abitativi: Montesacro, Tufello e Valmelaina.
I lotti di case popolari costruiti in quel periodo: via Gargano, piazzale Adriatico e viale Ionio, non erano alti più di tre piani e non erano ispirati ai criteri intensivi tipici delle case popolari di altre periferie, e in qualche modo assecondavano le caratteristiche architettoniche dei villini di Montesacro.
Nel 1934 il tram a rotaie che dal centro della città arrivava a S. Agnese fu prolungato fino a piazza Sempione; più tardi fu realizzato un circuito ad 8, su rotaie, che attraversava tutto il quartiere. Non esistevano, in quel periodo, nuclei industriali, ad eccezione della cartiera sull’Aniene e salvo una serie di botteghe artigiane nei pressi di Ponte Nomentano.
Nel periodo successivo agli anni del secondo dopoguerra, l’edilizia diventa più intensiva e gli spazi abitativi si riducono sempre di più per il fenomeno dell’urbanizzazione; le abitazioni arrivarono ad alzarsi anche di sei o sette piani, con una riduzione significativa di aree per giardini e cortili. In quel periodo nacquero i quartieri di Bufalotta e Vigne Nuove, mentre, tra gli anni 1959 e 1962 nasce il quartiere di Montesacro Alto, detto anche quartiere Talenti, dal nome del proprietario delle aree del quartiere.
In tale periodo il fenomeno dell’edilizia intensiva senza regole ne’ freni, interesso’ tutta la zona, particolarmente le località di Fidene e Castel Giubileo, e, nonostante il piano regolatore del 1962, queste zone ebbero un incremento considerevole dell’edilizia abitativa, con palazzine che sorgevano come funghi. Cio’ accadde anche nei quartieri di Vigne Nuove , Conca d’Oro, Valmelaina, Nuovo Salario, Serpentara e Cinquina interessate principalmente da costruzioni promosse dallo I.A.C.P e da Enti Pubblici non economici.
Tuttavia, in tempi più recenti, la crescita edilizia del Comune ha subito un rallentamento anche a causa della aumentata sensibilità ecologica dei romani che hanno contribuito alla salvaguardia di aree verdi e alla valorizzazione del territorio. La Regione, ad esempio, sta portando avanti dei piani di risanamento edilizio, valorizzazione del territorio e salvaguardia di numerose aree verdi di Roma. Le zone del territorio di Montesacro coinvolte in questo processo sono il Parco della Bufalotta, la zona di Fidene, Valmelaina, Cinquina , Casal Boccone, la Riserva Naturale della Marcigliana, il Parco Regionale di Aguzzano, la Riserva Naturale della Valle dell’Aniene e il Pratone delle Valli.
Purtroppo pero’ il nuovo Piano Regolatore approvato dalla Giunta Veltroni, che in molti hanno definito “Piano Regalatore”, a causa dei troppi favori concessi ai grossi costruttori, prevede grosse speculazioni immobiliari sul nostro territorio senza che vengano perlomeno realizzate adeguate infrastrutture di mobilita’ in grado di affrontare e risolvere i nodi del traffico urbano che, da sempre, afliggono il territorio del nostro Municipio.
Nella nostra zona sono previsti duemilionicentomila metri cubi di cemento e 35.000 residenti in più oltre al numero record di 230.000 residenti di oggi che fanno di Montesacro il Municipio più popoloso d’Italia.
Più residenti a Montesacro senza prima aver realizzato adeguate infrastrutture sta a significare più traffico, meno parcheggi, più aria inquinata, meno servizi per tutti e, in definitiva, qualità della vita più scadente. Tutti problemi che questo Portale, con il Vostro aiuto, denuncerà, collaborando alla ricerca di soluzioni atte a fornire un contributo alla risoluzione dei mali che affliggono il nostro amato Municipio.

TALENTI
Contiguo al quartiere di Monte Sacro, è più comunemente denominato Talenti, dal nome della Tenuta della famiglia Talenti, al cui ultimo discendente, Piercarlo, è dedicata la piazza principale.

La zona è delimitata ai quattro lati da altrettanti assi viari: via Nomentana, via della Bufalotta, via di Settebagni/via di Casal Boccone e quello, mai completato per salvaguardare il verde, di via Jacopo Sannazzaro/via della Cecchina.
È sorta e si è sviluppata a partire dalla prima metà degli anni sessanta, con finalità prettamente residenziali.

A nord il quartiere è cinto dal Parco Talenti, un’area verde di notevole interesse rappresentando uno spaccato dell’Agro Romano, così come lungo la via Nomentana, dove sul lato di Casal de’ Pazzi vi è il parco di Aguzzano.

Ruolo centrale per il commercio e l’aggregazione lo svolgono via Ugo Ojetti e l’adiacente largo Pugliese, luogo di snodo del trasporto pubblico locale.

Nonostante la presenza degli ex studi cinematografici della Dear, attualmente utilizzati come studi televisivi della RAI che vi registra numerosi show, tra cui il celebre “Domenica In”, il quartiere è privo di strutture come teatri e cinema.

Il quartiere ospita anche la villa in cui Peppino De Filippo ha vissuto gli anni della sua maturità artistica.


Dicci cosa ne pensi per primo.

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