Dialetto romanesco: Er Conte Tacchia, con Pietro Romano, al Teatro Tirso

Anche il teatro batte la pista della lingua dialettale
di Riccardo Faiella - 2 Febbraio 2010

Dopo la diatriba sul dialetto nelle scuole e la modifica dell’articolo 6 del regolamento del Festival di Sanremo che, di fatto, nell’edizione 2010, apre alle lingue locali, nuovi scenari attendono i nostri bistrattati dialetti. Le cosiddette lingue dimenticate, dopo i ripetuti assalti dell’italianizzazione, che le vuole relegare tra le mura domestiche, stanno vivendo una nuova stagione. Una stagione che in teatro, per la verità, non è mai tramontata. Infatti, sia il teatro napoletano, con i De Filippo e Scarpetta, che quello genovese, con l’indimenticabile Gilberto Govi, hanno sempre dato vita a rappresentazioni in vernacolo uscite fuori dal ristretto ambito regionale.

Anche il teatro romanesco ha i suoi rappresentanti. Noi siamo andati a trovarne uno, Pietro Romano. Mercoledì prossimo esordirà come protagonista nella commedia Er Conte Tacchia, al Teatro Tirso de Molina. “Con Er Conte Tacchia – ci dice Romano – stiamo proseguendo nella narrazione delle vicende dei personaggi più caratteristici della Roma papalina.
Prima Il Marchese del Grillo, poi Er Più e adesso Adriano Bennicelli, soprannominato er Conte Tacchia, dalla famosa ‘zeppa’ che si mette sotto una gamba di un tavolo per non farlo traballare, chiamata appunto ‘tacchia’, e anche per via del padre Filippo, che faceva il falegname”.

Una pièce brillante in chiave musicale, rigorosamente in dialetto romanesco, ma non borgataro. “All’inizio – prosegue l’attore – il mio sogno artistico non era certo il teatro dialettale. Mi piaceva soprattutto quello musicale. Poi casualmente, nel 1997, grazie ad un Liolà pirandelliano tradotto in romanesco, sono arrivato alla corte di Alfiero Alfieri, nella Compagnia Checco Durante.
Da allora, a parte piccole parentesi, non ho più lasciato il percorso in vernacolo. E devo dire che ne sono felice. Peccato che il teatro romanesco non riesce, come altri, ad uscire dai confini regionali. Il teatro dialettale napoletano, grazie anche alla canzone partenopea, è conosciuto in tutto il mondo. Il nostro non ha la stessa visibilità. A differenza del cinema, è difficile portare in giro un teatro in romanesco. Bisognerebbe trovare un produttore che creda e investa in questo tipo di recitazione, come Achille Mellini qui al Tirso.
In altre realtà sono riusciti nell’impresa. In Lombardia, per esempio, i legnanesi rappresentano in tutto il nord Italia le loro brillanti commedie dialettali”.

“Per avere una completa affermazione dei nostri idiomi – osserva Romano – forse già nelle scuole si dovrebbe insegnare cultura dialettale. Credo che per i ragazzi di ogni regione sia importante conoscere le vere storie dei loro più caratteristici conterranei; sapere dove hanno vissuto e vedere i luoghi che hanno consumato le loro vicende”.

C’è una luce negli occhi di Pietro Romano. Si vede che ama Roma e il suo dialetto. E nel cuore dell’artista, e anche dell’uomo, un sogno nemmeno tanto proibito: interpretare Rugantino. Chissà! 
 
TEATRO TIRSO DE MOLINA (via Tirso 89 – tel: 068411827) 

Er Conte Tacchia (3 febbario-14 marzo), di A. Mellini con: Pietro Romano, Fabrizio Amici, Stefano Antonucci, Renato Merlino, Serena D’Ercole, Stefano Natale, Edoardo Camponeschi, Valentino Fanelli, Valeria Palmacci, Federico Antonucci, Mariella Rosati, Valeria Petrei, Bianca Silverio, Eleonora Matteazzi, Licia Cricchi, Dalila Belsito, Barbara Ancona, Cristian Gasbarro, Mirko Guastatore, Piero Zinna. Regia: Achille Mellini.
Spettacoli: mer-ven ore 21; sab ore 17,30 e 21; dom ore 17,30 Biglietti: 19-23 €
www.teatrotirsodemolina.it


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