

Le primarie del centrosinistra svoltesi nel VII municipio (risultato dell’accorpamento degli ex IX e X) non ha riservato grandi sorprese a chi ha visto da vicino, in questi ultimi anni, l’evolversi dello scontro politico dentro il Partito democratico in particolare nel Municipio di Cinecittà.
Otto candidati di cui una sola donna: la Presidente del vecchio IX Susanna Fantino di Sel. Dei “magnifici 7” uomini ben 5 erano del partito di Bersani; 3 provenienti dal Municipio cinecittadino: Morgia, De Simone, Perifano, tutti ex assessori della giunta Medici; 2 dal Municipio sangiovanneo: Patriarca alla prima candidatura e l’ex assessore municipale al commercio Massimo Pellutri. Vi erano poi Pietro Tillia (Idv) e Daniele Lacagnina (Centro democratico).
I primi tre del PD hanno preso più di duemila voti ciascuno: Patriarca 2176, De Simoni 2113, Morgia, 2049. Molto più lontano è arrivato l’ex vicepresidente Perifano con 681 voti travolto da una vera e propria débacle personale. Quanto a Pellutri si era ritirato in extremis a favore di Patriarca ma ciò non è bastato a far sì che la Presidente uscente Susanna Fantino coi suoi 2361 suffragi battesse di un incollatura i ronzinanti cavalli piddini. Stando alla somma dei voti raccolti dai suoi 4 candidati il PD avrebbe ottenuto oltre 7.000 voti che però, per effetto dell’irrimediabile balcanizzazione correntizia e personalistica in atto in quel partito, si sono suddivisi aprendo la strada alla vittoria della candidata della sinistra vendoliana. Una balcanizzazione che, purtroppo, rebus sic stantibus (stando così le cose) allunga la sua fosca ombra anche sul futuro consiglio municipale.
Con chi dovrà vedersela nelle elezioni del 26 maggio prossimo la Susi progressista ancora non è chiaro. Mancano all’allineamento di partenza ancora i candidati degli altri schieramenti. Particolarmente atteso, se non altro per curiosità, quello del M5s. Ma poi quello o quella della sinistra alternativa, di Fratelli d’Italia – che lo stanno scegliendo con primarie interne-, eventuali altre liste civiche e, infine, quello ufficiale del Pdl.
Da quest’ultimo fronte però si è già fatto avanti una vecchia gloria della trasmigrazione politica: Giuseppe Antipasqua detto Pino. In un comunicato fatto recapitare a destra e a manca e da lui stesso firmato fa sapere che “durante un’affollata riunione svoltasi giovedì 4 aprile 2013 presso l’Associazione Quartieri Municipi e Città in via Ponzio Cominio 124….è stato l’ Onorevole Alfredo Antoniozzi Europalmentare che ha annunciato che al Partito è stata chiesta la Presidenza del VII Municipio per il prof. Giuseppe Antipasqua attuale Consigliere del PdL”. La notizia spasmodicamente attesa “è stata recepita con grande entusiasmo dei presenti che intervenendo hanno ribadito la necessità di una candidatura del territorio, dal basso”.
Non sappiamo se il Pdl accetterà la richiesta del navigato Antoniozzi mentre tutti sanno, almeno quelli che in questi decenni hanno seguito le vicende dell’Istituzione locale, che Antipasqua più che venire dal basso viene da lontano. Da molto lontano. Eletto consigliere del PCI nel 1976 dello scorso millennio fino al 1985 ne fu radiato perché dovendo essere avvicendato prese cappello e passò al gruppo di estrema sinistra DP (democrazia proletaria). In seguito, naufragata la scialuppa demoproletaria, trasbordò su quella nascente dei Verdi con la quale passò il giro di boa dalla Prima alla Seconda Repubblica nell’ambito del centrosinistra circoscrizionale. Risultandogli stretta anche questa imbarcazione provvide a farla affondare dopo pochi mesi dall’elezione del dicembre ’93 entrando nel centrodestra che, riconoscente, lo candidò rovinosamente a Presidente nelle elezioni de ’97. E lì rimase fino al 2001.
Agli albori del nuovo millennio prese una lunga pausa di riflessione nei pressi di Siena dove esercita la professione di docente in lingue estere. Poi è tornato in campo nel 2008 come capogruppo del Pdl dal quale è stato defenestrato nel 2011 per contrasti interni al gruppo. Ultimamente, rispondendo acidamente alle critiche del suo collega Matronola, ha così riassunto il suo nomadismo politico: “Molte volte ti ho detto che non sono uomo da pensionare né tanto meno da rottamare; se vuoi posso riciclarmi perché ciò significa valorizzare la materia renderla utile alle necessità sociali. Hai detto bene nel ricordare che sono stato comunista ambientalista e forse oggi un po’ democristiano. Solo gli sciocchi non evolvono. Il mio percorso è complesso ma lineare”. (Romatoday 8.1.2013).
Lui la chiama “evoluzione” altri, più propriamente, “trasformismo”. Uno sport divenuto di moda nella Seconda Repubblica e di cui, bisogna riconoscerglielo, l’eterno consigliere è stato solo un precursore. Il salmodiante comunicato poi sottolinea che l’Antipasqua “in questi anni si è contraddistinto per il costante impegno per la riqualificazione dei quartieri, il decoro e la sicurezza. Sempre presente ed attivo in seno alle Commissioni Consiliari e sul territorio” producendo “più interrogazioni, mozioni, ed eventi” di tutti.
Ed è stata proprio questa compulsiva attività che lo ha esposto a più di un interrogativo nella vicenda non ancora e del tutto pubblicamente chiarita dei rimborsi chilometrici, dalla sua ufficiale residenza senese a Roma, di cui questo giornale ha parlato diffusamente la scorsa primavera (21 aprile e 14 maggio). Ultimamente la frenetica presenza ha portato l’Antipasqua ad essere fra i più solerti “curatores” della densificazione cementizia della centralità di Romanina. Celebre, fra le iniziative da lui promosse sul territorio, l’assemblea al centro anziani di Romanina del giugno scorso presenziata dal simpatico proprietario dell’area Sergio Scarpellini in cerca di sostegni alle sue cubature.
Chiunque sarà a vincere la gara presidenziale del prossimo maggio una cosa è certa: dovrà governare un territorio ragguardevole, da San Giovanni a Vermicino, con problemi gravi e incancreniti. Dai servizi, deficitari soprattutto nelle zone extra GRA, ai trasporti e al traffico, dal commercio alla cura del verde e dei Parchi, dalla salvaguardia degli ultimi spazi liberi di agro romano alle politiche di sostegno e assistenza sociale in una situazione di impoverimento generale. Un territorio enorme risultante da un accorpamento senza senso e senza costrutto in cui l’Istituzione municipale, priva dei poteri necessari, dovrà affidarsi molto nel suo agire al rapporto con i cittadini e all’iniziativa politica e amministrativa verso il Campidoglio. Per questo c’è da augurarsi che più che un riciclo di vecchi e consumati personaggi ci sia un rinnovamento, anche generazionale, della rappresentanza politica a 360°.
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