

Demir Orahovac è deceduto questa mattina all'ospedale San Camillo di Roma
Viale Ventimiglia, una strada stretta, poco più di tre metri, dove nello stesso pomeriggio si sono incrociate due scene che sembrano appartenere a mondi opposti. Da una parte le bambine della scuola di pattinaggio, con tutù e cappellini natalizi, emozionate davanti ai genitori accorsi per il saggio di fine anno.
Dall’altra, a pochi metri di distanza, i nastri bianco-rossi dei carabinieri a segnare le chiazze di sangue lasciate dall’accoltellamento avvenuto poche ore prima, tra i lotti popolari del Trullo.
È qui che, nella prima mattinata di sabato 20 dicembre, si è consumato quello che poi sembra essersi rivelato con il passare delle ore, un vero e proprio omicidio. Al termine di quella che gli investigatori descrivono, come una lunga escalation di tensioni e regolamenti di conti tra residenti della zona.
Tre uomini – di 48, 37 e 25 anni – sono stati arrestati dai carabinieri della Compagnia Roma Eur. Il più anziano e il più giovane sono padre e figlio. Per tutti si sono aperte le porte del carcere: ora sono a disposizione dell’autorità giudiziaria.
Le indagini sono partite intorno alle 7 del mattino, quando una chiamata ha segnalato la presenza di un giovane ferito a coltellate nelle scale di un palazzo di viale Ventimiglia. A dare l’allarme è stato il fratello della vittima, un ragazzo di origini montenegrine, trovato in una pozza di sangue.
Trasportato d’urgenza all’ospedale San Camillo, è stato sottoposto a un intervento chirurgico, ma alle 10:50 di oggi, domenica 21 dicembre, il giovane è deceduto, il suo cuore ha smesso di battere.
Rilievi, testimonianze e immagini hanno permesso ai militari di ricostruire, tassello dopo tassello, il percorso che ha portato al ferimento e poi alla morte il giovane ragazzo. Un’indagine complessa, segnata dal silenzio e dalla paura.
«Qui non parla nessuno – racconta sottovoce Carla, residente da anni nel quinto lotto, lo stesso teatro dell’aggressione – se dici qualcosa rischi di trovarti la macchina bruciata». Il timore è palpabile, l’omertà diffusa.
C’è chi indica la droga come possibile detonatore della violenza, ma al momento gli investigatori non confermano e mantengono aperte tutte le piste.
L’ipotesi ritenuta più solida resta quella legata alla gestione abusiva degli alloggi popolari: affitti irregolari, pizzo, vendette incrociate. Una spirale che, questa volta, è sfociata nel sangue.
Sulla vicenda è intervenuto anche il presidente del Municipio XI, Gianluca Lanzi. «Questo episodio – ha dichiarato – si inserisce in una situazione di insicurezza percepita nel quartiere. Proprio venerdì scorso, insieme al comandante dei Carabinieri della stazione del Trullo, abbiamo partecipato a un’assemblea pubblica con i residenti per parlare dei furti in casa, purtroppo in aumento. Quanto accaduto è gravissimo. Ringrazio i carabinieri per aver fatto subito luce sull’accaduto».
Al Trullo, intanto, la vita prova a riprendere. Ma sotto le luci del Natale, restano le ferite aperte di un quartiere che chiede sicurezza e risposte.
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