Ecco come il trasporto si prepara alla fase 2

Mascherine obbligatorie su tutti i mezzi pubblici. Riduzione dei posti a sedere e l’indispensabile distanziamento sociale di almeno un metro tra i passeggeri
Redazione - 28 Aprile 2020
Su tutti i mezzi pubblici mascherine obbligatorie. È quanto stabilito nelle linee guida messe a punto dal Governo e che verranno allegate al Decreto del Presidente
del Consiglio dei Ministri legato alla Fase 2 dell’emergenza Coronavirus. Le mascherine andranno indossate in modo da coprire naso e bocca e potranno essere anche di stoffa.
Altre misure, saranno quelle della riduzione dei posti a sedere e l’indispensabile distanziamento sociale di almeno un metro tra i passeggeri, sia su bus, tram e metrò, sia sulle banchine e alle fermate del servizio di superficie. Previsto, inoltre, l’aumento delle corse negli orari di punta per compensare in parte la riduzione dei posti per i passeggeri causata dalle distanza di sicurezza. Misure a cui il Campidoglio aveva già pensato da tempo, predisponendo un apposito piano che ingloba tutte le indicazioni di questo ultimo Dpcm.
Altro tema fondamentale per la ripresa di tutte le attività previste nella Fase 2, è il sostegno finanziario alle imprese del trasporto pubblico.
In questo senso, l’Anci (Associazione Nazionale Comuni Italiani) chiede: “integrale sostegno finanziario al trasporto pubblico locale, inclusi i minori ricavi da perdita della bigliettazione e incentivi sulla micromobilità elettrica, semplificazioni per la realizzazione di piste ciclabili’’. Occorre prevedere inoltre, prosegue l’Anci con una nota, “che nell’ambito della liquidità che sarà resa disponibile dall’Ue all’Italia con gli strumenti finanziari straordinari, una quota parte sia assegnata ai comuni e alle città metropolitane’’.
Incentivare la mobilità dolce e sostenibile nella Fase 2 invitando le aziende capitoline a mantenere lo Smart working ed a differenziare gli orari di ingresso e uscita dagli
uffici. La commissione Mobilità di ieri mattina, 27 aprile 2020 ha riunito i mobility manager delle principali realtà romane.
L’obiettivo è limitare al minimo indispensabile l’utilizzo del mezzo privato favorendo trasporto pubblico, car sharing, car pooling, spostamenti a piedi e in bicicletta.
Con più auto in strada, è stato ribadito durante la commissione, alla quale hanno partecipato i rappresentanti delle principali aziende pubbliche e private della Capitale, i bus andrebbero più lentamente, favorendo gli assembramenti a bordo ed allungando i tempi di percorrenza. Ecco perché va evitato che i cittadini si riversino in massa verso l’auto privata.
Per convincerli a non usare i propri mezzi, a due o quattro ruote, per raggiungere il luogo di lavoro servono, ora più che mai, delle figure interne alle aziende che spieghino le alternative a disposizione. In questa fase, dunque, saranno fondamentali i mobility manager che avranno un duplice ruolo: spingere le rispettive aziende ad adottare politiche “sostenibili” e comunicare ai colleghi le soluzioni di mobilità a disposizione.
Nei prossimi giorni alle imprese saranno inviati due questionari realizzati da Roma Servizi per la Mobilità. Uno sarà diretto ai datori di lavoro e servirà soprattutto a capire quanti dipendenti saranno in Smart working nella Fase2, oltre a sondare la disponibilità ad un orario elastico, spalmato su vari momenti della giornata o su più giorni della settimana.
L’altro sarà spedito ai lavoratori e punterà a capire quanta disponibiltà ci sia a utilizzare mezzi di mobilità sostenibile come la bici o i monopattini elettrici oppure a muoversi attraverso strumenti come il car sharing, ossia la condivisione dell’auto, e il car pooling, ossia la consivisione del trasporto.
“Nella fase 2 – ha detto il presidente e amministratore delegato di Roma Servizi per la Mobilità, Stefano Brinchi – sarà fondamentale mantenere lo Smart working e, per chi deve comunque andare in ufficio, differenziare gli orari di entrata e uscita per evitare orari di punta. L’ulteriore consiglio che possiamo dare alle aziende è di favorire nelle attività il personale che abita vicino alla sede in modo da incentivare gli spostamenti a piedi o in bicicletta”.
– Spazio alla micromobilità e alle versioni elettriche –
Più bici e nuove ciclabili nelle aree urbane replicando, ad esempio, esperienze che arrivano da diverse città del mondo. Prevedere il rafforzamento della sharing mobility con auto soprattutto elettriche, bici, e-bike, scooter elettrici e monopattini attraverso accordi con le imprese per avere più mezzi in città e in più quartieri a costi molto più contenuti.
Sono alcune delle proposte presentate al Governo da Legambiente per la fase 2 dell’emergenza sanitaria. Proprio a questo proposito Enrico Stefàno, presidente della Commissione capitolina mobilità, nei giorni scorsi ha sottolineato come si stia lavorando alla delibera, che una volta approvata “potrà consentire di lanciare un avviso pubblico per poi far partire la micromobilità in sharing”.
Sul tema, gli uffici tecnici del Dipartimento mobilità e il Segretariato, ente terzo, si stanno confrontando per una formula definitiva.
– Nuove piste ciclabili tra misure e strategie –

Ciclabilità come soluzione vincente nella fase 2 dell’emergenza sanitaria, ma anche strumento per alleggerire i volumi di traffico e ottimo rimedio per rimettersi in forma e smaltire i chili accumulati nelle settimane di quarantena. A dirlo, durante un’intervista a InBici.net è Fabrizio Pregliasco, virologo, docente all’università Statale di Milano.

L’utilizzo crescente delle due ruote a pedali, secondo Pregliasco, potrebbe tra l’altro portare le amministrazioni comunali a realizzare un numero maggiore di piste ciclabili. Ne sono convinte anche le principali associazioni ciclistiche che, insieme ad alcune organizzazioni ambientaliste, hanno scritto una lettera aperta, nelle scorse settimane, al Governo. Per proporre un pacchetto di misure per incentivare la mobilità sostenibile proprio nella fase
Tra le proposte, la realizzazione di piste ciclabili, doppi sensi per bici, intermodalità con i mezzi pubblici.
La ciclabilità è anche tema centrale di molti progetti europei. Tra questi, H2020 Handshake, partito nel 2018. Il progetto prevede uno scambio di buone pratiche tra i tecnici pianificatori della ciclabilità dei vari comuni e prevede tre “Città leading” (città guida), Amsterdam, Copenhagen, Monaco, e “Città follower” (città che seguono), che sono Roma, Bordeaux, Bruges, Cadice, Dublino, Cracovia, Helsinki, Manchester, Riga e Torino.
Le tre “città leading’’ hanno stilato un catalogo di soluzioni trasferibili nel settore della ciclabilità e le hanno proposte alle 10 città “follower”. Roma ha identificato alcune misure specifiche che intende seguire, studiare e replicare. È stato costituito, quindi, un gruppo di lavoro interdisciplinare che coinvolge, tra l’altro, la Commissione Mobilità, la Polizia Locale, l’associazione Commercianti.
Roma Servizi per la Mobilità sta effettuando uno studio costi/benefici sulla ciclabile Prenestina, intervento indicato per la Capitale in Handshake.
 

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