

Nel novero delle vacanze culturali, assolutamente da visitare il PAV nato dalla trasformazione di un'ex area industriale di Torino
In un momento storico in cui la crisi eco sistemica ci avvolge inesorabilmente, segnaliamo il Progetto Parco d’Arte Vivente, che occupa un’area ex-industriale di circa 23.000 mq dove fino dagli anni ’90 sorgeva la Framtek, trasformata nel 2008 in un’area verde riservata ora ad iniziative legate all’ambiente, alla cultura ed al sociale, per merito ed impegno di alcuni artisti. Il Parco Arte Vivente è un Centro sperimentale d’arte contemporanea, concepito dall’artista Piero Gilardi e diretto da Enrico Bonanate. Nel 2010 viene insignito del premio Architetture Rivelate dall’Ordine degli Architetti di Torino.
Due giornate di simposio hanno inaugurato il decennale della fondazione del Centro ed una mostra collettiva The God-Trick, curata da Marco Scotini, visitabile fino al 21 ottobre 2018. PAV – Centro sperimentale d’arte contemporanea, via Giordano Bruno 31, Torino – +39 011 3182235 – info@parcoartevivente.it – www.parcoartevivente.it;
Il Parco è un territorio verde in continua evoluzione dove, oltre a Trèfle, installazione ambientale dell’artista Dominique Gonzalez-Foerster (2006) e Jardin Mandala, giardino progettato dal paesaggista Gilles Clément (2010), sono in progress altri interventi di natura relazionale e partecipata (Focolare, vincitore del Premio PAV 2012 e Urbees, progetto di apicoltura urbana, 2011, all’interno de La Folie du PAV di Emmanuel Louisgrand, 2009).
The Gold-Truck (“Il Trucco di Dio”) è invece un titolo che rimanda a una figura centrale al dibattito: Donna Haraway, madre del pensiero Cyber femminista, che ha formulato alternative praticabili e metafore cariche di potere narrativo e generativo.
L’art Program, diretto da Piero Gilardi, si sviluppa attraverso la realizzazione da parte di artisti italiani e internazionali di opere e installazioni d’arte contemporanea, interventi permanenti e temporanei sia negli spazi esterni sia nelle aree espositive interne. Il campo di indagine è l’Arte del vivente, una declinazione delle tendenze contemporanee che nel suo insieme comprende la Bioarte, la Biotech art, l’Arte transgenica e l’Arte cosiddetta ecologica; sperimentazioni che includono materiali organici e inorganici, e dove la vita – con le attuali riflessioni bioetiche sull’uso di determinate pratiche – indotta anche attraverso mezzi biotecnologici.
L’Arte può amplificare il dialogo tra il Sociale e la Natura, in un spazio concepito per sperimentare nuove forme di sviluppo urbano che possono anche fare da modello per l’applicazione in altre realtà. E’ una buona occasione per approfondire queste tematiche, conoscerne gli artisti e le opere attraverso un percorso trasversale in svariati ambiti della conoscenza; dalla scienza alla cultura in genere, assistendo ad una moltitudine di interventi: installazioni, video, sculture e piantumazioni, proposte positive in risposta alle emergenze del nostro pianeta. Tra queste attività visite guidate, workshop formativi, laboratori artistici ed iniziative ludiche per bambini e ragazzi.
Il percorso della mostra inizia dalle sperimentazioni sull’energia alternativa di Nomeda e Gediminas Urbonas, attraverso il progetto “Folk Stone Power Piant”. C’è poi l’analisi delle acque attraverso il quale il Critical Art Ensamble s’interroga e ci interroga sulle nostre scelte ecologiche. Invece Lara Almarcegui presenta una formalizzazione inedita dell’opera Scavo, realizzata al PAV nel 2009, nella quale aveva portato alla luce importanti emergenze nell’area in oggetto, cioè affrontando la visibilità dei differenti strati del suolo. Analizzandone la storia quindi, attraverso l’evidenziazione delle stratificazioni, è penetrata all’interno degli stessi rapporti qui avvenuti tra natura e passato industriale.
Living Library di Bonnie Ora Sherk invece presenta, in un’inedita cornice sistemica, una strategia ed una metodologia per pianificare, progettare, implementare e mantenere nel tempo operazioni di ‘ecologizzazione’ e rinverdimento di luoghi specifici.
Concludono la mostra gli interventi in esterno di Michel Blazy con l’installazione Forêt de balais, e quelli di Piero Gilardi con Labirintico Antropocene.
Michel Blazy è un artista internazionale noto per il suo utilizzo di materiali organici e viventi, puri o mescolati a colle e coloranti, realizzando quindi sculture che si decompongono e si rigenerano continuamente. In questa mostra ha esposto “Foret de balais” ovvero “foresta di scope”, (istallazione ambientale, saggina, scope, terra ed acqua) che germogliano, poiché i semi di Sorgo delle scope, messi a contatto della terra, si riappropriano della loro forma originale che l’opera utilitaristica dell’uomo aveva trasformato.
Infine Piero Gilardi (in foto con la sottoscritta) ideatore storico del PAV ed attivo animatore/ideologo degli eventi, ha installato Labirintico Antropocene un vero e proprio labirinto di alberi (adesso appena piantumati) il cui percorso prevede stazioni video ed edicole scritto/grafiche, con proposte o evidenziazioni cruciali per individuare le possibili “vie d’uscita” da quello che il geochimico Paul Crutze, in un articolo pubblicato su Nature nel 2002, aveva chiamato Antropocene; cioè la nostra epoca geologica in cui l’ambiente terrestre viene condizionato – su scala locale e globale – dagli effetti dell’azione umana.
All’insegna del proposito che l’Arte possa giocare un ruolo fondamentale nella costruzione culturale di nuovi modelli sociali biocentrici, sinergicamente all’attivismo ecologista ed alle mobilitazioni politiche in atto in tutto il mondo, segnaliamo una delle ultime pubblicazioni di Gilardi – La mia biopolitica (Prearo, Milano 2016)
Foto di Valter Sambucini
FOTO 1- Piero Gilardi e Carla Guidi
FOTO 2 – Ingresso del PAV
FOTO 3 – Pannelli illustrativi
FOTO 4 – Michel Blazy “Foret de balais”, alcune scope in germoglio.
FOTO 5 – Edicola scritto/grafica nel labirinto.
Carla Guidi
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