

In scena al teatro del quartiere Barberini fino al 19 febbraio 2017
C’ è ancora tempo fino al 19 febbraio 2017 al Teatro Sala Umberto, in via della Mercede a Roma, per assistere all’esilarante commedia di Gianni Clementi, I suoceri albanesi. Dopo numerosi “tutto esaurito” in 50 città italiane, nemmeno a Roma il successo di pubblico viene smentito e non è difficile intuirne i motivi.
La dirompente comicità della commedia nasce da situazioni di vita quotidiana, tipiche di una famiglia borghese in cui madre e padre incarnano due modelli educativi differenti.
Lei, Ginevra, rinomata chef di una cucina extrasensorial, fatta più di emozioni e di evocazioni che di cibo vero e proprio, ci ricorda le madri post sessantottine che fanno le amiche delle figlie, giustificando tutti i cambiamenti di umore e le mancanze di rispetto dei figli con la fragilità adolescenziale.
Il padre, Lucio, nonostante il suo impegno in politica da progressista, vorrebbe imporre in casa un tipo di educazione più “tradizionale” per arginare i comportamenti anarchici e irrispettosi della figlia, ma senza risultati…
Camilla tiene in pugno tutti con i suoi capricci e i suoi continui cambiamenti d’ umore, fino a quando nella loro vita non irrompe l’imprevisto…: Lushan, ragazzo appena diciottenne, giunto in Italia con il fratello Igli, che dopo tanta sofferenza nei viaggi della speranza, hanno trovato una sistemazione lavorativa come manovali in Italia, aprendo una propria ditta. E qui il confronto tra i Igli e Lushan e la famiglia borghese cozzano terribilmente e comicamente: Igli vuole usare il bastone con il fratello se non compie bene il suo lavoro nel bagno da riparare, mentre Ginevra e Lucio permettono ogni capriccio alla figlia adolescente. Ma a rimescolare le carte mettendo tutto in subbuglio sarà l’amore tra Camilla e Lushan che avrà esiti imprevisti per tutta la famiglia…
L’ingrediente principale del successo dello spettacolo deriva dalla trattazione ironica e in chiave leggera di una tematica non banale, come quella della crisi dei modelli educativi all’interno della famiglia media italiana.
Testo ben scritto e ben riuscito in cui l’autore da una parte ci delinea un modello ormai obsoleto e superato come quello albanese basato “sul bastone”, come accadeva fino ad alcuni anni fa per l’ Italia, dall’altra ci mostra un vuoto di valori e l’incapacità di dare dei punti di riferimento certi alle nuove generazioni. Ma questa complessa problematica viene digerita dal pubblico con estrema leggerezza grazie alle continue situazioni comiche nate dai paradossi sorti dal contrasto di visione tra Ginevra e Lucio, e tra la famiglia italiana e quella albanese.
Grande merito anche alle doti interpretative di tutti gli attori in scena, ben scelti e ben diretti. Risalta infatti la innata verve comica di Francesco Pannofino, e l’eleganza e la bellezza di Emanuela Rossi che si muovono con disinvoltura nei loro personaggi. Eccezionale l’interpretazione di Maurizio Pepe e Filippo Laganà nei panni dei due manovali albanesi, che hanno ben caratterizzato i loro ruoli in chiave comica. Complimenti alla regia attenta e accurata di Claudio Boccaccini che non ha trascurato nessun dettaglio, anche nelle scenografie eleganti e curate e nei costumi scenici adattati perfettamente ad ogni personaggio.
Da vedere per riflettere divertendosi.
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