Ex Città dei Mestieri, nuova vita per l’area: accoglienza e progetti sociali

Un tempo autosalone di lusso controllato dalla criminalità organizzata, fu confiscata dallo Stato e assegnata nel 2009 a un ambizioso progetto pubblico-sociale

Il cancello al civico 2068 di via Tuscolana è tornato ad aprirsi. E non è una semplice serratura che cede alla chiave: è una porta che si spalanca sul passato, sul presente e soprattutto su un futuro che – finalmente – sa di comunità, accoglienza e riscatto.

Siamo a Campo Romano, nel cuore del Municipio VII, in un’area che per anni ha conosciuto solo abbandono, silenzio, promesse disattese.

Ma oggi, in occasione dell’arrivo dei pellegrini diretti a Tor Vergata per il Giubileo dei Giovani, quello spazio dimenticato è tornato a vivere: ospiterà le tende della Protezione Civile, diventando punto di sosta e di accoglienza per chi percorre chilometri spinto dalla fede e dalla speranza.

Un cambiamento che ha acceso letteralmente una luce su uno spazio che, per troppo tempo, è rimasto al buio.

Foto del CdQ Campo Romano_Casalotto

Da autosalone di lusso a “terra di nessuno”

La storia di quest’area è segnata da cicatrici profonde. Un tempo autosalone di lusso controllato dalla criminalità organizzata, fu confiscata dallo Stato e assegnata nel 2009 a un ambizioso progetto pubblico-sociale: la Città dei Mestieri e delle Professioni.

Doveva diventare un polo per l’integrazione lavorativa, un punto di riferimento per i cittadini in cerca di formazione e dignità. Ma tra progetti falliti, riaperture mancate e degrado, il sogno si è lentamente sgretolato.

“Era diventato il simbolo di una vittoria incompleta dello Stato sulla criminalità”ha ammesso il comitato di quartiere di Campo Romano “Un luogo confiscato ma mai restituito davvero alla comunità.”

Il tentativo di rilancio e l’impegno dei cittadini

Nel 2021 il Comune ha provato a rimettere in moto la macchina. Un bando pubblico, l’assegnazione a un’associazione temporanea di scopo che avrebbe dovuto gestire gratuitamente per sei anni i 7.000 metri quadri dell’area, con l’obiettivo di avviare progetti per l’inclusione di soggetti fragili, tra cui ex detenuti. Le chiavi vennero consegnate, le intenzioni c’erano, ma i risultati sono stati inferiori alle aspettative. E lo spazio è ricaduto nell’ombra.

Ma qualcosa, nel frattempo, è cambiato. A cambiare sono stati i cittadini, che non si sono arresi. È cambiata l’attenzione delle istituzioni locali. È cambiata anche l’energia di chi crede che un bene confiscato alla mafia non debba restare un vuoto nel tessuto urbano, ma possa diventare un pieno di vita e possibilità.

Una luce riaccesa

Abbiamo acceso una luce — letteralmente — su un luogo che per anni è rimasto nell’ombra”, ha dichiarato l’assessora capitolina Barbara Funari, presente alla riapertura del cancello insieme al Comitato di Quartiere. Lo spazio sarà ora utilizzato per l’accoglienza dei pellegrini, ma le tende sono solo l’inizio.

“È solo la prima tappa di un percorso di rigenerazione” ha promesso Funari. “Il nostro obiettivo è rendere questo luogo uno spazio permanente di incontro, di cura e di dignità.”

E la comunità, quella vera, ha risposto. Emozionata, partecipe, con la consapevolezza che da una ferita può nascere qualcosa di bello. Dalle ceneri della Città dei Mestieri può sorgere un luogo finalmente utile, vivo, necessario.

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