Fannunza: ecco il motivo della mia astensione

Sulla proposta di risoluzione denominata “lotta incisiva alla prostituzione.
Riceviamo e pubblichiamo - 13 Novembre 2007

L’articolo di Abitare a Romadel 9/11/07 informa i lettori che il 6/11/07 è stato approvato con voto quasi unanime del consiglio (con la mia astensione) la proposta di risoluzione denominata “lotta incisiva alla prostituzione. Vorrei con questo articolo spiegare i motivi della mia astensione (che nel conteggio finale dei voti viene conteggiata come voto favorevole). Ho deciso di astenermi in quanto ho dovuto constatare che si è trattato di un atto non completo e quindi sostanzialmente mite e dai risultati prevedibilmente deludenti e per questo, ritengo doveroso replicare perché, almeno a livello locale, questa discussione, possa costituire un terreno di confronto fondato su basi il più possibili ampie.

Occorre notare come sino ad oggi la politica, abbia affrontato il tema prostituzione conseguendo vani risultati e le innumerevoli proposte di legge che nel tempo si sono succedute, rimango morte nella montagna dei buoni propositi.

Il nostro paese, per fatti storici, culturali e sociali, non ha mai avuto la forza di affrontare il tema nella sua interezza e se si è tentato di farlo, immediatamente la discussione ha assunto i toni del confronto acceso dove ognuno non ha modificato la sua posizione e l’argomento così è stato regolarmente rinviato.

Credo sia doveroso notare come, anche il precedente governo (con una maggioranza più cospiqua dell’attuale), non sia riuscito a trasformare in norma il progetto di legge 3826 “disposizioni in materia di prostituzione” la cosiddetta “Bossi, Fini Prestigiacomo”.

Ciò non significa che non mi trovi d’accordo su una ipotesi di modifica legislativa ma, altresì sono cosciente che una proposta per essere incisiva fin da subito, deve essere necessariamente più articolata.

Vorrei segnalare come al di là delle opinioni che ognuno può avere, le politiche prostituzionali, si sono sempre sviluppate attorno a tre distinti modelli : proibizionista, regolamentarista e abolizionista e l’esperienza anche degli altri paesi, insegna che mai un solo sistema potrà essere ritenuto valido in assoluto.

In Italia la cosiddetta Legge Merlin del 1958, si rifà al terzo modello e cioè all’abolizionismo espressione che vuole intendere, una politica radicale rivolta a difendere la libertà personale di chi si prostituisce e pervenire ad una più efficace lotta nei confronti di ogni parassitismo e di sfruttamento.

Oggi però, l’Italia è diventato un importante crocevia dei processi migratori internazionali ed è evidente come tali flussi per la complessità del fenomeno debbano essere affrontati con appropriati strumenti di cooperazione internazionale, con idonee leggi e strumenti nazionali, ma anche con la comprensione e l’apertura di tutti.

Successivamente a questi ingressi l’Italia riesce ad assorbire in attività lavorative parte delle persone ma per altre, non c’è questa opportunità e di quelle che restano molte, confluiscono nell’area d’ombra della povertà della miseria umana e degli stenti dove l’arte di arrangiarsi in fatti più o meno legali, diventa l’unico strumento di sopravvivenza.

Assieme a questi odierni “diseredati” entrano nei nostri confini, esseri umani obbligati e già destinati ad alimentare attività illecite di cui, la prostituzione coercitiva-principale devianza della moderna migrazione- ne è una delle espressioni.

Per questa moderna forma di paraschiavitù, l’organizzazione delinquenziale nazionale ed internazionale, ha messo in campo tutti gli strumenti di cui è capace strutturando un mercato che, per il numero dei soggetti dediti, per i clienti e per il giro di denaro risulta essere uno dei maggiori business del racket mondiale, superiore persino ai guadagni provenienti dal traffico di armi e di droga.

Queste ultime considerazioni, dovrebbero far comprendere quanto può diventare rischioso relegare al chiuso persone già deboli, sovente irregolari e clandestine e dovrebbero quindi chiarire il perché, della mia scelta di astensione al voto.

Infine, per una completa visone del fenomeno, ritengo imprescindibile una riflessione attenta sui clienti e sul modello socio culturale (italiano) che regola i rapporti tra uomo-donna.In Italia 8000000 di uomini, per la maggiorparte sotto i 30 anni, ricorrono alle prestazioni sessuali a pagamento.

Perciò, ovviamente, pur condividendo la richiesta di interventi immediati tesi a contrastare il fenomeno delinquenziale e a restituire una condizione di sicurezza che anche dal punto di vista della cittadinanza, è ormai percepita a livelli minimi, ritengo che se qualcuno per libera scelta vuole prostituirsi, è ingiusto che ciò possa avvenire sotto le case dei cittadini senza nessun controllo..

Ritengo quindi che, oltre a proporre una modifica legislativa e a richiedere una maggiore presenza delle forze dell’ordine fin da ora, a leggi immutate, almeno a livello locale, le amministrazioni cittadine dovrebbero intervenire con un lavoro di mediazione più decisamente orientato anche alle esigenze dei cittadini.

Per quanto esposto oggi, questa mediazione sul territorio nazionale, ritengo sia esemplificata dall’esperienza dello “zoning” che non è un atto scritto ma è una condivisione di obiettivi coordinata dall’amministrazione locale e perseguita possibilmente con il coinvolgimento delle prostitute, delle forze dell’ordine e dei cittadini che così, anche loro, possono assumere un ruolo attivo.L’esperienza dello “zoning” nel comune di Mestre- Venezia va avanti ormai dal 2001( a seguito della firma del protocollo di intesa sullo zoning) e si è rivelata una buona risposta alle esigenze dei cittadini stanchi ormai di vedere spettacoli poco rispettosi della dignità umana sotto le loro case.

Non si tratta di “parchi dell’amore” bensì, di aree (certamente non in prossimità delle zone residenziali) dove la prostituzione viene tollerata. In questi luoghi poi, si concentrano gli interventi dei servizi sociali per assistere le prostitute, quelli delle forze dell’ordine per contrastare i fenomeni delinquenziali, ed in fine il Comune organizza quello è un territorio da “gestire” e quindi pulire, illuminare e se occorrerà (perché cambiano le esigenze della città) dovrà adoperarsi per organizzare una nuova definizione delle aree. Mi perdoneranno i lettori di aver illustrato solo brevemente il progetto dello zoning , di certo a svantaggio di una sua effettiva comprensione!Vorrei semplicemente concludere dicendo- come ho fatto in consiglio-che argomenti di questa portata debbano essere affrontati in modo più approfondito nelle commissioni competenti prima di essere portati in consiglio, in modo che le richieste dei cittadini possano essere soddisfatte in modo serio e non solo portando in aula un pezzo di carta e sapendo che la scelta finale spetta per competenza solo al parlamento.

Cecilia Fannunza, consigliera P. D. VII Municipio

Serenella

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