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Fascicolo Sanitario al palo nel Lazio, lo usa solo il 9% dei cittadini: la Regione lancia un maxi-piano da 300mila euro per battere lo scetticismo

L'Emilia-Romagna è al 90%, la sanità laziale maglia nera in Italia. Il governatore Rocca schiera spot in radio, maxi-schermi in città e l'influencer "Minerva Salute"

La sanità digitale viaggia a velocità supersonica sui binari dei finanziamenti europei, ma i cittadini del Lazio preferiscono restare a guardare sulla banchina.

Nonostante i massicci stanziamenti legati al Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) e i proclami sulla modernizzazione burocratica, il Fascicolo sanitario elettronico (Fse) si conferma un oggetto misterioso per la stragrande maggioranza dei residenti della regione.

Una palude digitale che ha spinto la Pisana a correre ai ripari con una controffensiva pubblicitaria su larga scala per tentare di invertire la rotta.

I dati che hanno fatto scattare il codice rosso negli uffici della sanità regionale portano la firma dell’ultimo report della Fondazione Gimbe.

I numeri riferiti all’anno passato certificano un fallimento strutturale: appena il 9 per cento dei cittadini laziali utilizza regolarmente il Fascicolo sanitario. Una percentuale da prefisso telefonico che sprofonda il Lazio nelle ultime posizioni della classifica nazionale, a distanza siderale da modelli virtuosi come l’Emilia-Romagna, dove l’adozione ha sfondato il tetto del 90 per cento.

La strategia della Pisana: dai social ai maxi-schermi urbani

Per colmare questo digital divide, la giunta guidata da Francesco Rocca ha deciso di alzare drasticamente il tiro, mettendo sul piatto un investimento che supera i 300mila euro per una campagna di comunicazione di prossimità.

Nelle scorse settimane l’amministrazione aveva tentato la via dei social, ingaggiando la nota divulgatrice scientifica Solange Fugger, conosciuta sul web come “Minerva Salute”, per una serie di video-tutorial sulle potenzialità della piattaforma.

Ora, però, si passa ai media tradizionali e alla cartellonistica d’impatto. I fondi serviranno a coprire una presenza capillare sui palinsesti radiofonici locali, sulle pagine dei quotidiani cartacei e online, sui maxi-schermi digitali cittadini e sugli impianti pubblicitari urbani.

L’obiettivo dichiarato è spiegare ai pazienti che il Fascicolo non è un Grande Fratello burocratico, ma una cassaforte salvavita che racchiude esami del sangue, lettere di dimissioni ospedaliere, radiografie e allergie farmacologiche, consultabili in tempo reale da medici di famiglia, pediatri e specialisti del 118 in caso di emergenza.

Il medico di base al centro: l’affondo di Magi (Omceo)

La sfida, tuttavia, non è meramente tecnologica ma culturale. Dietro quel misero 9% si nasconde la diffidenza degli anziani, la pigrizia digitale e la scarsa integrazione dei sistemi informatici aziendali delle singole Asl.

Sulla questione è intervenuto direttamente il presidente dell’Ordine dei Medici di Roma, Antonio Magi, invitando a non ridurre tutto a una questione di spot: «Il successo del Fascicolo sanitario elettronico non può dipendere esclusivamente dalla pur necessaria tecnologia o dai software.

È indispensabile costruire un percorso umano e condiviso che coinvolga la classe medica e i pazienti. La digitalizzazione va accompagnata da una formazione strutturale sul territorio e da un supporto fisico per chi non ha dimestichezza con le app».

Come attivare la scheda clinica online

Secondo i tecnici della Regione, la scarsa adesione non è legata a malfunzionamenti della piattaforma, ma alla totale ignoranza dei vantaggi immediati, come il poter scaricare ricette per farmaci salvavita o prenotare visite specialistiche saltando le file agli sportelli Cup.

L’attivazione del Fascicolo è immediata: i cittadini possono accedere autonomamente online tramite i canali ufficiali del sistema sanitario utilizzando le credenziali Spid, la Carta d’Identità Elettronica (Cie) o la Tessera Sanitaria abilitata.

Per chi fa parte della fetta di popolazione priva di smartphone o computer, la Regione ha potenziato i punti territoriali e gli sportelli dedicati presso i distretti sanitari delle Asl, dove il personale amministrativo offre assistenza guidata per l’attivazione del profilo.

La campagna è partita: per il Lazio è l’ultima chiamata per non perdere il treno della sanità del futuro.

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