

Il blitz questa mattina fra le province di Roma e Latina. Sequestrate 5.500 tonnellate di rifiuti ferrosi e metallici
L’odore acre del metallo bruciato e delle batterie esauste si mescolava tra l’aria dei capannoni della periferia pontina. Ogni giorno, camion carichi di rifiuti speciali e pericolosi arrivavano senza alcuna registrazione, sversando tonnellate di materiale in discariche abusive. Un business sporco, nascosto tra i rottami, ma oggi smantellato dalle forze dell’ordine.
Questa mattina all’alba è scattato il blitz: i Carabinieri del Comando Provinciale di Roma, insieme ai Gruppi Forestali di Roma e Latina, con il supporto della Polizia Locale e Metropolitana di Roma Capitale, hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare per quattro persone, firmata dal GIP del Tribunale di Roma su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia. Contestualmente, sono stati sequestrati tre centri di raccolta rifiuti a Latina e una flotta di cinquanta automezzi utilizzati per il trasporto e lo smaltimento illecito.
L’indagine, avviata nel 2021, ha svelato un meccanismo rodato e perfettamente organizzato: rifiuti speciali e non venivano raccolti in modo illegale nelle province di Roma e Latina, per poi essere conferiti senza alcun tracciamento nei centri raccolta della zona pontina. Il tutto senza il rispetto delle normative ambientali e senza alcuna tutela per il territorio.
I numeri fanno tremare: oltre 540 tonnellate di rifiuti pericolosi, come batterie al piombo, e ben 5.500 tonnellate di rifiuti ferrosi e metallici gestiti illegalmente. Un traffico che, a colpi di registri falsificati e smaltimenti fantasma, ha garantito agli indagati guadagni da capogiro, aggirando le severe norme imposte per la gestione dei materiali nocivi.

L’operazione ha portato alla luce un’associazione per delinquere ben strutturata, capace di muovere tonnellate di rifiuti senza lasciare traccia. Il GIP ha contestato agli indagati una lunga lista di reati: traffico illecito di rifiuti, gestione abusiva degli stessi, violazione degli obblighi di comunicazione e registrazione, fino al riciclaggio. Complessivamente, l’inchiesta coinvolge 73 persone, segno di un sistema tentacolare, radicato nel tessuto economico della regione.
Ma il cerchio si è chiuso. Questa mattina 14 febbraio, i cancelli dei centri raccolta coinvolti sono stati sigillati, le società sequestrate e affidate a un amministratore giudiziario. I camion, che fino a ieri trasportavano tonnellate di materiali senza alcuna autorizzazione, resteranno fermi sotto sequestro.

Il traffico illecito di rifiuti è uno dei settori più redditizi per la criminalità organizzata. Muovere rifiuti senza rispettare le normative significa ridurre drasticamente i costi, guadagnando sulle spalle dell’ambiente e della salute pubblica.
L’operazione di oggi è solo un capitolo di un’indagine destinata ad allargarsi: le autorità stanno ricostruendo la rete di contatti e collaborazioni che hanno permesso per anni a questo traffico di prosperare nell’ombra. Per ora, però, la catena dello smaltimento illegale si è spezzata. E con essa, un pezzo di quel mondo sommerso che inquina e avvelena senza scrupoli.
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