

Una full immersion che lascia senza fiato e mette a dura prova la resistenza di qualsiasi visitatore
Al Palazzo delle Esposizioni di Roma (https://www.palazzoesposizioniroma.it/) ce n’è per ogni sfumatura artistica e per ogni aspettativa.
La spumeggiante rappresentazione della moda e dell’inventiva di Dolce&Gabbana si contrappone alla crudezza dei drammi del mondo raffigurati negli scatti di World Press Photo e della mostra “Contro la guerra” di Emergency (vedi mio precedente articolo https://abitarearoma.it/al-palazzo-esposizioni-la-mostra-contro-la-guerra-sguardi-e-immaginari/).
Ma non finisce qui perché potrete vedere le mostre fotografiche dello scozzese Albert Watson, che dimostra con i suoi scatti tutto l’amore per Roma e le fotografie “Bianche” di Mario Giacomelli, che spaziano dalla natura al giocoso raduno dei seminaristi durante una nevicata.
Una full immersion che lascia senza fiato e mette a dura prova la resistenza di qualsiasi visitatore. È per questo ampiamente consigliato di affrontare questo itinerario in più visite.
In particolare è importante affrettarsi per non perdere la mostra World Press Photo, che è stata fortunatamente prorogata fino al 29 giugno 2025.
Si tratta della storica rassegna di fotogiornalismo che dal 1955 premia ogni anno i migliori fotografi professionisti “contribuendo a costruire la storia del giornalismo visivo mondiale”. La World Press Photo Foundation è una piattaforma globale, fondata da un gruppo di fotografi olandesi, che mette in contatto fotografi documentaristi e fotogiornalisti per esporre il proprio lavoro a un pubblico internazionale.
Il contest di quest’anno raccoglie 59.320 fotografie di 3.778 fotografi di 141 Paesi. Alle foto sono ben associate le storie che si celano dietro le notizie.
La foto vincitrice dell’anno 2025 è stata scattata dalla fotografa palestinese Samar Abu Elouf per il New York Times e ritrae un ragazzo gravemente ferito da un attacco israeliano a Gaza.
Le foto drammatiche provenienti da tutto il mondo testimoniano l’importanza di una stampa libera e attiva, in grado di mostrare i problemi e attivare la coscienza della gente. Una sezione della mostra è riservata al rapporto di Reporters Sans Frontières (RSF, https://rsf.org/fr) che ci ricorda che “la libertà di stampa non può essere data per scontata”.
In particolare la libertà di stampa viene definita come “l’abilità dei giornalisti, come individui e come collettivi, di selezionare, produrre e disseminare notizie nell’interesse pubblico, indipendenti da interferenze politiche, economiche, legali e sociali e in assenza di minacce alla loro salute fisica e mentale”.
In Europa sembra che più o meno questa condizione sia ancora rispettata, ma nel mondo la questione è molto diversa. RFS valuta che metà della popolazione mondiale non ha accesso a notizie e informazioni riportate liberamente.
Il problema è però solo la punta dell’iceberg, perché con l’avvento dell’intelligenza artificiale la creazione delle informazioni non verificate si moltiplicherà in modo esponenziale, generando fake news e inesattezze. E non dimentichiamo le capacità della IA di creare immagini verosimili ormai indistinguibili dalla realtà. Scatti fotografici inventati, che comunicherebbero una realtà artefatta e che potrebbero arrivare ad ingannare gli stessi giudici del World Press Photo!
Vi invito a visitare la mostra finché sarete in tempo, anche se non prometto paesaggi incantati e allegria, bensì un viaggio nell’inferno in terra. Un bagno catartico, che forse ci renderà, se non più buoni, almeno più consapevoli di cosa c’è là fuori, oltre le nostre residenze dorate.
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