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Foro Italico, il “Centrale” del futuro accende la sfida politica: restyling approvato, ma è scontro sulla paternità

Via libera al progetto polifunzionale con copertura mobile. Onorato esulta: «Roma non è più la città dei no». Il M5S rivendica: «L'opera è figlia della giunta Raggi»

Non è solo una questione di cemento, acciaio e vetrate panoramiche. A Roma, la posa della prima pietra (o anche solo l’approvazione di un rendering) è da sempre un esercizio di memoria contesa.

L’ultimo caso riguarda il restyling del Centrale del Foro Italico, un progetto ambizioso che promette di trasformare il tempio del tennis in un’arena polifunzionale attiva 365 giorni l’anno.

Il via libera delle commissioni Urbanistica e Sport, arrivato l’8 aprile, ha scatenato un “match” politico che si gioca tutto sul filo del passato.

Il Progetto: un’astronave hi-tech tra i marmi

Il piano firmato da Sport e Salute punta a traghettare l’impianto nel futuro. Non più una struttura soggetta ai capricci del meteo durante gli Internazionali d’Italia, ma uno stadio moderno dotato di:

Copertura mobile: per garantire eventi indoor anche nei mesi invernali.

Terrazze panoramiche: spazi vetrati per ospitare eventi hospitality di alto livello.

Versatilità totale: l’arena sarà pronta ad accogliere basket, pallavolo e grandi show internazionali.

La narrazione della “Nuova Roma”

L’assessore allo Sport, Alessandro Onorato, non ha perso tempo per blindare il risultato sotto l’insegna della giunta Gualtieri. «Roma non è più la città delle occasioni perse, la città dei no», ha dichiarato, lanciando una stoccata chiarissima alla stagione dei veti sulla candidatura olimpica.

Per Onorato, il semaforo verde al nuovo Centrale è la prova provata di una Capitale tornata a essere una «metropoli internazionale» capace di correre veloce sulla strada dei grandi investimenti.

La controffensiva grillina: «Noi abbiamo tracciato la rotta»

Dall’altra parte della rete, il Movimento 5 Stelle non accetta il ruolo di spettatore. I pentastellati hanno risposto colpo su colpo, rivendicando che il cronoprogramma è iniziato nel 2019 sotto l’amministrazione Raggi.

Secondo la ricostruzione del M5S, furono proprio loro a siglare i protocolli d’intesa con Ministero della Cultura e Coni, e a bandire quel concorso internazionale di progettazione di cui oggi si vedono i frutti.

«Sosteniamo i progetti validi, fermiamo quelli insostenibili: questa è l’eredità che lasciamo», sottolineano dai banchi dell’opposizione, respingendo l’etichetta di “partito del no”.

Oltre la polvere delle polemiche

Se la paternità politica resta un tema caldo, il dato tecnico è inoppugnabile: Roma si appresta a dotarsi di una delle strutture più avanzate d’Europa. Il Foro Italico, testimone silenzioso di decenni di storia sportiva, sta per cambiare volto per non restare un museo all’aperto.

Resta però un’amara costante capitolina: in una città che fatica a costruire il nuovo, ogni progetto riuscito diventa un trofeo da esporre, dove il merito del futuro viene regolarmente rivendicato dai protagonisti del passato.


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