Forse non tutti sanno che … a Pescorocchiano (RI) c’è l’”Inghiottitoio di Val de’ Varri”

Brunella Bassetti - 27 Agosto 2020

In questo luogo suggestivo, in questa valle dell’Appenino centrale situata tra i comuni di Pescorocchiano (RI) e Sante Marie (AQ) – tra Lazio e Abruzzo – si trovano le Grotte di Val de’ Varri, inserite tra i siti di interesse comunitario del Lazio per le loro particolarità archeologiche, naturalistiche e paesaggistiche.

Costituiscono uno dei principali “inghiottitoi” (in geologia viene indicato come inghiottitoio il punto – su una superficie carsica – dove l’acqua penetra o sprofonda nel sottosuolo) dei monti Carseolani e, pur essendo state esplorate per la prima volta nel 1929, sono state aperte al pubblico soltanto nel 2003. Complessivamente hanno uno sviluppo di circa 1800 metri con un dislivello di 80 metri.

Dopo aver costeggiato il letto del Rio Varri si arriva all’ingresso della grotta che si divide in due rami principali. In questo punto l’acqua del torrente – attraverso una cascata di 20 metri – si immette nella forra per poi scomparire tra le rocce. I due rami si ricongiungono dopo circa 100 metri nel punto più basso delle grotte e dove le acque, come per magia, ritornano in superficie per proseguire il loro percorso e alimentare i piccoli laghi sotterranei. Le varie grotte sono, naturalmente, arricchite dai particolari effetti concrezionali tipici di questi luoghi: stalattiti, stalagmiti, veli, colonne, pilastri, cannucce e la rarissima “macchia di leopardo” (vermicolazioni argillose che adornano le pareti rocciose) e abitate, soprattutto, da pipistrelli. In località Civitella di Nesce si trova la risorgenza del torrente che successivamente confluisce nel fiume Salto nell’omonima valle.

All’interno delle grotte sono stati rinvenuti numerosi reperti – come, per esempio: frammenti in ceramica, manufatti in selci, in metallo e in osso, una fuseruola in argilla, un macinello – che attestano il passaggio in questi luoghi di pastori e allevatori nella media Età del Bronzo (circa 3.500 anni fa). Parte di questi ritrovamenti si possono ammirare nel Museo Archeologico “Pigorini” di Roma o nel vicino “Museo Archeologico Cicolano” di Corvaro. Inoltre, numerosi graffiti rupestri presenti sulle pareti rocciose delle grotte, confermano la presenza umana – da sempre – all’interno di queste cavità.

Un percorso didattico, corredato da 9 pannelli, aiuta il visitatore a conoscere ancora di più questo luogo così suggestivo e sorprendente: la morfologia della valle, l’evoluzione delle grotte secondo un completo ciclo carsico, l’importanza archeologica, la loro planimetria, la flora e la fauna presente nelle grotte e il loro particolare microclima. Per i più esperti è prevista, anche, una escursione speleologica vera e propria.

 

Cosa vedere nei dintorni

Museo del Monastero di Santa Filippa Mareri” (Borgo San Pietro, frazione di Petrella Salto), dove in un ambiente semplice e ben curato è possibile ammirare affreschi del 1200 e, addirittura, alcune opere del più grande pittore surrealista italiano, Giorgio De Chirico.

Inoltre, sempre a Petrella Salto, è d’obbligo una tappa presso i resti della “Rocca Cenci” dove, nel 1598, avvenne il parricidio del capofamiglia Francesco da parte della figlia, la giovane e bella Beatrice. Il processo che seguì – vero e proprio “processo del secolo” – vide una grande partecipazione del popolo che si schierò nettamente a favore della giovane vittima di un padre incestuoso e di un oscurantismo dell’epoca ma, poiché il padre era un nobile, la sua morte non poteva rimanere impunita.

L’anno seguente, un altro delitto e relativo processo scosse la nobiltà e il popolo romano: il matricidio di Onofrio Santacroce.

Bellissime e rilassanti le passeggiate al Lago del Salto o, al vicino, Lago del Turano.

 

Brunella Bassetti

Gli altri articoli di “Forse non tutti sanno che…”


Dicci cosa ne pensi per primo.

Commenti