Forse non tutti sanno che … curiosità finali

Relative ad Amaseno, Artena, Cantalice, Formello, Magliano Sabina, Pofi, Rocca Sinibalda, Terracina, Torre Alfina, Valvisciolo
Brunella Bassetti - 28 Agosto 2020

Ed eccoci arrivati all’articolo finale della rubrica con notizie relative ad Amaseno, Artena, Cantalice, Formello, Magliano Sabina, Pofi, Rocca Sinibalda, Terracina, Torre Alfina, Valvisciolo.

Amaseno (FR) e la “liquefazione del sangue di San Lorenzo

(Nella “Collegiata di Santa Maria Assunta”, fin dal 1177, è conservata – in una ampolla di vetro – la reliquia del sangue di San Lorenzo Martire. Soltanto agli inizi del 1600, nella ricorrenza del 10 agosto, fu notato che spontaneamente la preziosa reliquia passava dallo stato solido a quello liquido.

Il prodigio si ripete puntualmente ogni anno – come per San Gennaro, a Napoli – nei giorni a ridosso della festa).

 

Artena (RM) e i “suoi muli

(L’unico borgo, in Europa, che vanta la più estesa zona pedonale.

Il principale mezzo di trasporto è rappresentato dai “muli”. Sono fondamentali per la raccolta differenziata, per il trasporto dei materiali per le ristrutturazioni delle case, per la consegna delle merci nelle varie attività commerciali del paese. Una vera e propria attrazione turistica per chi arriva per la prima volta in questo sorprendente borgo.

Possibilità di fare passeggiate a dorso di mulo).

 

Cantalice (RI) e i suoi portoni con la “gattarola

(Numerosi sono gli antichi portoni di case, cantine e stalle che, nella parte bassa, presentano delle aperture rettangolari, le cosiddette “gattarole”.
Nel 1500, sebbene non si avessero precise e fondate cognizioni mediche circa le numerose malattie trasmesse dai topi, si creò una coscienza popolare che identificava nel “ratto” il più importante veicolo di contagio tra la popolazione.  Fu così che ci si affidò al comportamento predatorio dei felini non solo all’esterno ma anche all’interno delle case.

Cantalice, inoltre, fu sempre in guerra con i comuni vicini – Poggio Bustone, Rivodutri, Rieti – per i possedimenti territoriali.
Il poeta spoletino, Loreto Vittori, nel 1662 su imitazione della “Secchia rapita” del Tassoni scrisse un poema giocoso in ottave intitolato, “La scrofa rapita” per il furto della quale era iniziato il conflitto con la vicina città di Rieti).

 

Formello (RM) e la “Piccola Versailles

(Si tratta della villa “Chigi Versaglia” appartenente al cardinale Flavio Chigi che la commissionò all’architetto Carlo Fontana verso la fine del ‘600.
Suggestionato dalla bellezza e grandiosità di quella francese, che aveva potuto ammirare e visitare durante la sua lunga nunziatura apostolica in Francia, la prese come modello per la sua residenza di villeggiatura. Era formata da vari edifici distribuiti armonicamente: la casa padronale, la torre colombaia, la cappella e il casino. Inoltre, vi era un giardino arricchito da giochi d’acqua, sculture, alberi da frutto e un’uccelliera. Completava la residenza di campagna la grande tenuta agricola: vigneti, oliveti, attività di apicoltura e allevamento di bachi da seta.
Verso la metà dell’Ottocento la villa fu abbandonata e, oggi, del complesso originale sono riconoscibili alcuni elementi architettonici quali il muro di cinta, la torre d’ingresso, parte delle strutture del palazzo padronale e la cappella.
Un piccolo gioiello di architettura che evoca fasti passati e decadenza presente).

 

Magliano Sabina (RI) e il “baldacchino di gusto cinese

(Presso la “Chiesa di San Liberatore” o “Cattedrale dei Sabini” era conservato un “trono nobile di velluto rigamato alla cinese” su velluto cremisi con finissimi ricami in oro, argento e seta, ossia il baldacchino per la cattedra episcopale. Fu donato dal cardinale Annibale Albani nel 1737 alla sua diocesi, dopo un lungo viaggio in Oriente.
Il seggio vescovile, pertanto, è il trono di un dignitario cinese ovvero di un “mandarino” ed è decorato con motivi che nulla hanno a che fare con la religione cattolica.

Il gusto per l’esotismo – in voga dalla seconda metà del Seicento – era nato grazie alle relazioni dei missionari, alla descrizione di popoli diversi, e al fascino indiscusso e misterioso che suscitavano paesi lontani dell’Oriente e dell’estremo Oriente.
Attualmente il baldacchino è depositato presso la Curia Vescovile di Poggio Mirteto).

 

Pofi (FR) e la “Divina Commedia” spiegata al popolo

(Molto interessanti sono gli affreschi che si trovano nella “Chiesa di S. Antonio”.
Risalgono al ‘300 e sono di fattura schiettamente popolaresca.
Rappresentano un’illustrazione della “Divina Commedia” con le sue tre Cantiche ed avevano, sicuramente, una funzione educativa e didascalica).

 

ROCCA SINIBALDA (RI) e il suo “castello a forma d’aquila”

(Singolarissimo il castello che domina il paese; dovuto alla grande fantasia creatrice di Baldassare Peruzzi su una precedente costruzione del 1080.
La sua pianta rappresenta un’aquila con le ali aperte, simbolo di potenza e di dominio.
Per rendersi conto della particolare conformazione bisogna posizionarsi davanti al becco: in questa particolare visuale il castello appare, proprio, come un rapace appollaiato sul monte.
È un palazzo-fortezza straordinario, unico in Europa che unisce, al contempo, tratti animaleschi-zoomorfi con linee architettoniche quasi cubiste e astratte.
Un luogo delle metamorfosi o delle contraddizioni dove Medioevo e Rinascimento convivono attraverso le due anime di questo castello-fortezza e palazzo signorile principesco).

 

Terracina (LT) e la “Danza macabra

(Nella misteriosa “Chiesa del Purgatorio” troviamo una curiosa sinfonia tra teschi, ossa e scheletri visibili sia sulle pareti esterne sia sulle pareti interne della chiesa. Né mancano i cosiddetti “teschi cherubini”, cioè alati e senza corpo. Curiosi, infine, i teschi stilizzati in legno che sormontano i confessionali così come notevole, e di grande impatto, è la “danza macabra” degli scheletri della cupola così innestata nelle forme architettoniche da non essere totalmente compresa al primo sguardo.

Vinicio Capossela, in “Danze macabre e bestiari mitologici del 2019 è stato ispirato da questi luoghi.
Quell’ammonimento “Hodie Mihi, Cras Tibi” che si ripete nella ballata proviene, proprio, dall’iscrizione posta sulla facciata seicentesca della Chiesa del Purgatorio).

 

Torre Alfina (VT) e il “Bosco delle Fiabe” o “Bosco di Biancaneve

(La storia di questo piccolo borgo si identifica con quella del suo Castello, costruito nel medioevo attorno ad una torre di avvistamento longobarda.
Nel XVI secolo, grazie a Sforza Monaldeschi della Cervara, ci fu la trasformazione dell’antica struttura fortificata in elegante residenza di campagna sul modello rinascimentale.
Nel 1880, la proprietà con annesso castello fu venduta al banchiere di Anversa Edoardo Cahen che, seguendo la tendenza del “revival gotico”, in voga in quel periodo, fece realizzare un’imponente struttura in stile neogotico.

Il “Bosco Monumentale del Sasseto” circonda il borgo di Torre Alfina e il suo castello. Un bosco unico al mondo che per le sue caratteristiche e biodiversità è riserva integrale, monumento naturale e zona di protezione speciale. Tra la fitta e intricata vegetazione, intervallata da eleganti sentieri, alberi secolari dalla circonferenza impressionante danno vita a figure fiabesche che lo fanno assomigliare ad un bosco incantato, un luogo magico dove il tempo sembra essersi fermato).

 

Valvisciolo (Abbazia di) (LT) e l’”Architrave d’ingresso spezzato in due

(Si narra che, quando il potentissimo Ordine dei Templari fu soppresso da Papa Clemente V, nel 1312, e il suo Gran Maestro giustiziato per sentenza del tribunale tutti gli architravi delle chiese che erano state dei Templari si spezzarono, prodigiosamente e contemporaneamente, in due parti.
Inoltre, sul lato occidentale del chiostro dell’abbazia, vi è il famoso “Sator” o “Quadrato magico”.
Costituisce un esemplare unico al mondo poiché al crittogramma è unita la simbologia delle linee concentriche (curve o rette) propria dei misteriosi “reticoli celtici”. “Sator – arepo – tenet – opera – Rotas”).


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