Forse non tutti sanno che … sul diretto Capranica-Viterbo (VT) c’è …

Brunella Bassetti - 25 Agosto 2020

Un giorno sul diretto Capranica-Viterbo

vidi salire un uomo con un orecchio acerbo.

Non era tanto giovane, anzi era maturato

tutto, tranne l’orecchio, che acerbo era restato.

Cambiai subito posto per essergli vicino

e potermi studiare il fenomeno per benino.

Signore, gli dissi dunque, lei ha una certa età

Di quell’orecchio verde che cosa se ne fa?

Rispose gentilmente: – Dica pure sono vecchio

di giovane mi è rimasto soltanto quest’orecchio.

È un orecchio bambino, mi serve per capire

le voci che i grandi non stanno mai a sentire.

Ascolto quel che dicono gli alberi gli uccelli,

le nuvole che passano, i sassi, i ruscelli.

Capisco anche i bambini quando dicono cose

che a un orecchio maturo sembrano misteriose.

Così disse il signore con un orecchio acerbo

quel giorno, sul diretto Capranica-Viterbo

(Gianni Rodari, Un signore maturo con un orecchio acerbo, in Parole per giocare, Manzuoli, Firenze, 1979).

 

Prendendo spunto da una filastrocca di Gianni Rodari – nell’anno del centenario – ci avventuriamo in alcuni borghi toccati dall’ultima tratta della linea ferroviaria Roma-Viterbo che il nostro autore, abitando a Manziana, evidentemente soleva prendere. La costruzione della stessa risale al 1889 e nella scelta del percorso furono determinanti le pressioni esercitate dai principi Odescalchi e da Tommaso Tittoni, amministratore di Manziana, che riuscirono a far prevalere il percorso che toccava anche la zona del Lago di Bracciano.

Partendo da Capranica le stazioni che si susseguono sono le seguenti: Vico Matrino, Vetralla, Tre Croci, Tobia, San Martino al Cimino, Viterbo all’interno di una zona famosa, soprattutto, per le sue “nocciole” o come si chiamano da queste parti, “nocchie”.

Un piccolo gioiello architettonico è rappresentato dall’Abbazia Cistercense di San Martino al Cimino. Un capolavoro di arte gotica immerso in un altro capolavoro di urbanistica pianificata e illuminata come l’intero borgo.

L’abbazia fu realizzata nel XIII secolo su iniziativa dei monaci cistercensi dell’abbazia primigenia di Pontigny. Nel 1225 la chiesa venne consacrata e, negli anni seguenti, fu costruito il chiostro, la sala capitolare, il refettorio, la biblioteca, l’infermeria, un forno e altri laboratori. Tuttavia, il complesso monastico non ebbe lo sviluppo auspicato e nel 1564 – dopo anni di alterne vicende di splendore e di abbandono – fu definitivamente chiuso.

Quasi 100 anni dopo, nel 1645, grazie ad una donna potente e illuminata ci fu la “rinascita” dell’abbazia (che, nel frattempo, aveva recuperato il titolo di “chiesa abbaziale”) e dell’intero borgo. Olimpia Maidalchini, vedova del marchese Pamphilio Pamphilj e cognata di Papa Innocenzo X, ricevette in dono dal Pontefice le “Terre di San Martino” e ne fece una sorta di principato personale. Chiamò al suo servizio, direttamente da Roma, il grande architetto Francesco Borromini cui affidò il restauro della chiesa e la costruzione di un palazzo signorile sulle rovine delle strutture monastiche. Alla facciata imponente furono aggiunte due torri campanarie, come contrafforti, che custodiscono un orologio e una meridiana. Al portale ad arco, incorniciato dalle suddette torri, fu aggiunto lo stemma di Innocenzo X. L’interno – austero e solenne – contraddistinto da linee severe e dal grigio dei materiali usati, fu rimaneggiato qua e là lasciando, tuttavia inalterato, il fascino senza tempo di questo luogo sacro con secoli di storia alle spalle.

All’interno della chiesa è possibile ammirare il celebre capolavoro di Mattia Preti: lo “Stendardo Giubilare” commissionato dalla stessa donna Olimpia per essere utilizzato nelle cerimonie dell’Anno Santo del 1650. La stessa morì di peste nel 1657 e la salma venne inumata nel coro della chiesa abbaziale.

La ricostruzione e la riorganizzazione del borgo può essere definita come un esperimento urbanistico ante litteram: infatti, le case – disposte su due file parallele che salgono fino all’abbazia) vennero acquistate a riscatto dagli stessi costruttori del palazzo di corte. Insomma, un esempio di costruzione pianificata. Per la rinascita del borgo si affidò all’architetto militare Marc’Antonio de Rossi che disegnò le mura perimetrali, le due porte di ingresso al paese racchiuso totalmente entro la cinta muraria, le casette addossate le une alle altre, non dimenticando il progetto di tutte le altre strutture pubbliche di prima necessità quali: lavatoi, forni, macelli, osterie, spacci, teatro e piazza pubblica. Inoltre, sempre su iniziativa di Donna Olimpia, i sudditi erano esentati dal pagamento delle tasse e, per evitare l’abbandono del borgo, aveva stabilito di elargire una “dote” alle ragazze “future spose” che avessero scelto di rimanere a vivere nel paese.

Una curiosità: all’interno del seicentesco Palazzo Doria-Pamphili è possibile vedere una vera e propria rarità. Il soffitto a cassettoni della stanza da letto di Olimpia ha una particolarità che si trova soltanto in altri due palazzi in Europa. Attraverso un sistema di carrucole il soffitto si può abbassare per ridurre il volume della stanza favorendone così il riscaldamento.

 

Cosa vedere nei dintorni

Non può mancare una visita al vicino Lago di Vico e alla sua “Riserva Naturale Regionale” cui Monte Fogliano è la cima più alta interamente coperto di boschi, in particolare di faggio e cerro. Luoghi d’interesse sono l’Eremo di San Girolamo e il Convento di Sant’Angelo. Quest’ultimo ha origini antichissime: oratorio nel VII secolo, nel corso dei secoli divenne monastero benedettino, poi francescano e, infine, passò all’ordine dei Passionisti il cui fondatore, San Paolo della Croce, visse tra queste mura per circa 25 anni. Nel secolo scorso il grande e famoso tenore Beniamino Gigli soleva trovare pace e conforto in questo luogo solitario e suggestivo.

Altre località che meritano senz’altro una visita e che non hanno bisogno di presentazione sono: Caprarola con il suo famosissimo “Palazzo Farnese”, opera di Antonio da Sangallo il giovane e, successivamente, del Vignola. Una curiosità: Luigi Einaudi – 2° Presidente della Repubblica Italiana – scelse come dimora estiva la “Palazzina del Piacere” sita nella parte alte del parco del Palazzo. Nel 1953, durante la settimana di Ferragosto, da questo luogo ameno il Presidente accettò le dimissioni dell’ultimo governo De Gasperi e – senza consultazioni – nominò nuovo presidente del Consiglio dei Ministri, Giuseppe Pella.

Ronciglione, dove si svolge ogni anno il famoso “Carnevale” considerato tra i più antichi dell’Italia centrale e uno dei più belli d’Italia; Capranica, famosa negli anni ’50 per il “Chinotto Neri” (l’alternativa italiana all’americana “Coca Cola”) dell’azienda “Mineralneri” fondata, nel 1949, da Pietro Neri. Infine, l’Antichissima Città di Sutri.

 

Brunella Bassetti

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