

Una decisione destinata ad avere effetti ben oltre i confini della Capitale, perché rimette al centro il tema del bilanciamento tra tutela del territorio e sviluppo delle energie rinnovabili
La rivoluzione verde torna in pista a Roma ovest. Il Tar del Lazio ha infatti annullato il provvedimento che aveva di fatto bloccato il progetto “EG Stella”, il maxi impianto agrivoltaico previsto tra via della Magliana e via di Castel Malnome, nell’area compresa tra Ponte Galeria e Campi di Merlo.
Una decisione destinata ad avere effetti ben oltre i confini della Capitale, perché rimette al centro il tema del bilanciamento tra tutela del territorio e sviluppo delle energie rinnovabili.
Il piano prevede la realizzazione di due impianti su una superficie complessiva di circa 69 ettari, con oltre 35mila pannelli fotovoltaici bifacciali di nuova generazione. Secondo le stime, l’infrastruttura potrà produrre più di 40mila megawattora all’anno, garantendo energia pulita a circa 14mila famiglie.
L’iter autorizzativo si era però arenato nei mesi scorsi a causa del contrasto tra i ministeri coinvolti. Da una parte il Ministero dell’Ambiente aveva espresso un via libera alla Valutazione di impatto ambientale, subordinandolo però all’esclusione del lotto previsto a Ponte Galeria.
Dall’altra, il Ministero della Cultura aveva chiesto lo stralcio dell’area di Campi di Merlo, ritenendo il progetto incompatibile con le prescrizioni paesaggistiche e con la presenza di aree considerate sensibili sotto il profilo archeologico.
La combinazione dei due pareri aveva finito per svuotare completamente il progetto, rendendone impossibile la realizzazione. Da qui il ricorso della società proponente davanti ai giudici amministrativi.
Con la sentenza pubblicata il 5 maggio, il Tar ha accolto le ragioni dell’azienda, sottolineando come le aree interessate rientrino tra quelle considerate idonee allo sviluppo di impianti da fonti rinnovabili.
In particolare, i giudici hanno evidenziato la vicinanza del sito alle infrastrutture viarie e alle zone industriali già esistenti, elementi che rafforzano la compatibilità urbanistica e ambientale dell’intervento.
Nel pronunciamento emerge un principio destinato ad avere peso anche in altri procedimenti simili: la qualificazione di un’area come idonea limita la possibilità di imporre divieti assoluti da parte delle amministrazioni competenti in materia paesaggistica, salvo la presenza di vincoli diretti e specifici.
La partita, comunque, non è ancora chiusa. Il Ministero dell’Ambiente e quello della Cultura dovranno ora riesaminare il progetto entro sessanta giorni, tenendo conto delle indicazioni contenute nella sentenza. Resta aperta anche l’ipotesi di un eventuale ricorso al Consiglio di Stato.
Intanto, però, il verdetto del Tar segna un passaggio importante per il futuro delle rinnovabili nella Capitale. Se l’iter dovesse concludersi positivamente, l’area tra Ponte Galeria e la Magliana potrebbe trasformarsi in uno dei principali poli romani per la produzione di energia solare, diventando uno dei simboli della transizione energetica nel Lazio.
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