Frida Kahlo, primavera messicana a Roma

Un progetto lungo un anno, a metà tra Roma e Genova, per ripercorrere la vita a tinte forti dell'artista sudamericana

Le opere in mostra a Roma provengono da collezioni pubbliche e private di Messico, Europa e Stati Uniti e comprendono la maggior parte dei suoi autoritratti, quelli che iniziò a dipingere per lenire la sofferenza causatole dal brutale incidente che ebbe a 17 anni e che compromise tutta la sua esistenza.

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Foto di Federico Ridolfi

Quasi paralizzata davanti allo specchio montato sul letto a baldacchino che le regalarono i genitori insieme a tele e colori, Frida dovette subire ben 32 operazioni e anni di quasi totale immobilismo durante i quali, non potendo far altro, iniziò a leggere i primi libri sul movimento comunista e a dipingere: “Dipingo me stessa perché passo molto tempo da sola e sono il soggetto che conosco meglio”.

Tra le opere esposte ci sono “Autoritratto con abito di velluto”, dipinto nel 1926 a soli 19 anni per Alejandro Gòmez Arias. Studente di diritto e giornalista, capo spirituale e ispiratore dei Cachuchas, movimento studentesco nazional-socialista di cui Frida fece parte, fu anche il suo primo amore. Per la prima volta in Italia anche “Autoritratto con collana di spine e colibrì” del 1940. Tra i disegni presenti, il “Bozzetto per Henry Ford Hospital” del 1932, il famoso corsetto in gesso che la tenne prigioniera negli ultimi anni della sua malattia e che l’artista decorò dipingendovi sopra dei simboli.

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Foto di Federico Ridolfi

A prevalere, in questo progetto curato da Helga Prignitz-Poda, è senza dubbio il tema dell’autorappresentazione che nell’economia della vita dell’artista ha sia un peso quantitativo e numerico, sia un profondo significato psicologico. Già affetta da spina bifida, a seguito dell’incidente violento che le causò fratture multiple, la sua vita fu un continuo misurarsi con l’inadeguatezza del suo fisico, ormai non più adatto neppure per portare avanti la tanto desiderata gravidanza, e con l’amore tormentato e infedele che la tenne legata fino alla morte all’artista naïf Diego Rivera.

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Foto di Federico Ridolfi

Esposti accanto ai suoi lavori anche quelli degli artisti che hanno vissuto fisicamente e artisticamente vicino a Frida Kahlo, dallo stesso Rivera, presente con alcune opere significative quali ad esempio “Ritratto di Natasha Gelman” del 1943, “Nudo (Frida Kahlo)”del 1930 e “Autoritratto” del 1948, a José Clemente Orozco, José David Alfaro Siqueiros e Maria Izquierdo, ai ritratti fotografici dell’artista tra cui quelli realizzati da Nickolas Muray, che fu suo amante per dieci anni.

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Foto di Federico Ridolfi

L’arte di Frida Kahlo nasce dall’incontro tra la sua vicenda autobiografica e la storia e lo spirito del mondo contemporaneo, e riflette le trasformazioni sociali e culturali che sfociarono poi nella Rivoluzione. Nei suoi quadri ci sono la storia della sua vita e il passato indigeno, le tradizioni folkloriche e l’immaginario e i colori della cultura popolare messicana. Per l’occasione, eccezionalmente, le Scuderie resteranno aperte anche nei mesi di luglio e agosto.
www.scuderiedequirinale.it

 

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