

Fino al 10 gennaio 2009 il foyer dell’Auditorium Parco della Musica ospita “I fuochi dell’arte e le sue reliquie” un’atipica mostra curata da Achille Bonito Oliva
Foto di Federico Ridolfi
Dal 12 novembre 2008 al 10 gennaio 2009 il foyer dell’Auditorium Parco della Musica ospita “I fuochi dell’arte e le sue reliquie” un’atipica mostra curata da Achille Bonito Oliva.
Fin dal primo sguardo si resta stupiti: sembra che l’allestimento della mostra non sia terminato. Le opere esposte non sono appese alle pareti ma solo appoggiate ad esse. Anche i quadri risultano strani, sono scuriti, rovinati, anneriti, e orrore! Alcuni sono addirittura lesionati, scrostati, pieni di crepe.
È un fatto di cronaca il filo rosso che unisce opere di Giulio Aristide Sartorio, Gino De Dominicis, Mario Schifano ed Enzo Cucchi. A Roma, nel dicembre del 1992, un incendio scoppiato in una falegnameria di San Lorenzo coinvolse sessanta tele della collezione Jacorossi, ospitate in un magazzino attiguo. Quelle presenti oggi nel foyer dell’Auditorium sono alcune delle opere sopravvissute che portano comunque impressa l’impronta delle fiamme che le hanno lambite. Narrano le cronache che alla notizia dell’incendio Schifano, accorso sul luogo, abbia esclamato: “non li toccate, sono più belli di prima!” e che sulla stessa linea si sia mosso Enzo Cucchi definendo una sua opera coinvolta nel rogo dotata di una maggiore intensità donatale dal “fuoco creatore". Lo sfortunato collezionista, Ovidio Jacorossi, ha accolto in pieno il suggerimento dei due artisti decidendo di non restaurare le opere ma limitandosi a piccoli interventi di pulitura.
Le venti opere di Schifano, le enormi tele veriste di Sartorio, le due tele di Cucchi e l’opera miracolosamente intatta di De Dominicis (protetta da una cassa di legno) sono state portate all’Auditorium da Achille Bonito Oliva per far riflettere sulla deteriorabilità dell’arte contemporanea. Le opere contemporanee sono realizzate con materiali spesso deperibili. Basti pensare ai materiali usati dall’Arte Povera: terra, fuoco, lana, vegetali o alla cera e ai pigmenti colorati che un’artista come Wolfgang Laib utilizza in tutte le sue installazioni. È un serio problema avere a che fare con la loro manutenzione. Soprattutto dopo che Duchamps, di fronte all’accidentale incrinatura del "Grande vetro”, opera a cui aveva lavorato per ben otto anni, dal 1915 al 1923, invece di disperarsi esultò ringraziando il caso che aveva dato il suo prezioso contributo all’opera rendendola finalmente perfetta e definitiva. Cosa rappresenta dunque il caso? Un danno? Un’imperfezione? Un cambiamento imprevisto che può accrescere il valore ed il fascino di un’opera?
Le opere di Cucchi e Schifano con l’incendio hanno assunto un nuovo ed inquietante fascino. “Carbone contro ragno”, “Chi”, “Dolore”, conservano tracce scure di fuliggine che si sposa con i colori del quadro. “Molto Sorgente”, “Globale Ozono”, “Alighieri”, “Intitolato” acquistano invece un fascino tutto particolare, quasi da scenario post atomico. Di queste tele, infatti, non rimane più nulla, sono state interamente mangiate dall’incendio. Nonostante ciò i quadri ci fanno pensare al processo di combustione a cui Burri sottoponeva le sue opere e ne possiedono il fascino.
La stessa cosa non si può dire delle opere di Sartorio. Le due grandi tele veriste, “La sera nella campagna romana” 1902 e “La mattanza (pesca del tonno)” 1906, sono molto lesionate. Il fuoco si è accanito su di esse portando via ampie parti del quadro che ora risultano bianche e scrostate. Sarà per la classicità dei contenuti, un semplice gregge di pecore ed una scena di pesca, ma queste opere sembrano solo inesorabilmente rovinate.
I fuochi dell’arte e le sue reliquie
Foyer Auditorium
dal 12/11/2008 al 10/01/2009
Orario: Tutti i giorni dalle 11 alle 18, domenica dalle 10 alle 18.
Ingresso Libero
Prodotta da Fondazione Musica per Roma e organizzata in collaborazione con il Gruppo Jacorossi.
Le foto presenti su abitarearoma.it sono state in parte prese da Internet, e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo alla redazione che le rimuoverà.