

L'ex stella dell'NBA ha raccontato la sua difficile storia fatta di razzismo e discriminazioni
Il bullismo è ormai una vera e propria piaga sociale, soprattutto nel mondo degli adolescenti. Mercoledì 27 maggio, in occasione della giornata internazionale contro il bullismo e cyberbullismo, nel liceo scientifico/linguistico Benedetto Croce a Colli Aniene l’ex campione dell’NBA Alex English ha incontrato gli studenti per discutere ed analizzare questo problema nell’ambito del progetto “”No bullying”.
L’ex cestista nel corso della conferenza ha raccontato la sua storia, ovvero quella di un ragazzo nero malvisto e discriminato nella sua città (Columbia, Carolina del sud). Non uno qualunque Alex English, un uomo arrivato alla gloria dal nulla. I Denver Nuggets, sua storica squadra, hanno ritirato il numero 2 indossato da English per dieci anni (1980-1990).
Davanti a più di cento ragazzi ha dichiarato: “Voglio ringraziare tutti quelli che mi hanno dato l’opportunità di essere qui. Quello che vedete oggi è il prodotto di tanti anni di lavoro. Vi vorrei raccontare la mia storia. A casa mia eravamo tredici fratelli con sole tre camere. Crescendo con loro ho imparato a condividere, stesse scarpe, abiti, cibo o letto. Il boss a casa era nostra nonna dalla quale ho imparato tanto. Mi insegnò l’importanza dell’essere umili e me la sono sempre ricordata.
Vi assicuro che crescere in alcuni posti degli USA cinquanta anni fa non era facile – ha spiegato English – non si aveva nessun privilegio, anzi, venivamo discriminati per il colore della pelle o per la nostra religione. Pensate che un giorno stavo con mio fratello a vendere giornali in strada, era piena estate e faceva molto caldo, avevo dieci anni. Dopo un po’ ci venne sete ed andammo al distributore di acqua ma all’epoca a noi neri era vietato dissetarsi li, avremmo dovuto andare nei bagni a bere. Aspettammo che il responsabile del distributore fosse affaccendato per poter bere li, io ci riuscì, mio fratello sulle punte dei piedi ci arrivava a malapena. Poco dopo ricevette un calcio sulle natiche dal proprietario del distributore che tornò indietro. Questo è stato il mio primo incontro con il bullismo.
Il basket mi ha permesso di viaggiare molto – ha affermato ancora lo sportivo – ed ho capito che pur non essendo la stessa cosa siamo tutti uguali nel senso che amiamo, odiamo, sanguiniamo nella stessa maniera ed andiamo anche al bagno tutti nella stessa maniera. Internet vent’anni fa non c’era e ci ha reso più vicini, una grande comunità, è un buono strumento ma può diventare molto negativo. Per esempio ha permesso ad alcuni bulli di nascondersi dietro una tastiera e rimanere impuniti.”
Nel corso dell’incontro ha preso la parola anche Paolo Masini, assessore Scuola e Sport di Roma, che ha dichiarato: “Se la vita ti ha reso forte in campo non è detto che sei forte nella vita. Alex poteva godersi la vita dopo la sua carriera invece ha scelto di intraprendere questa campagna contro il bullismo. Bisogna mantenere sani valori in un mondo che sta cambiando e lo sport ci sta aiutando. E’ notizia di stamattina che sono stati arrestati degli esponenti del calcio mondiale e qualcosa va cambiato. Lo sport serve ad altro, abbiamo già visto tanto col calcio scommesse, bisogna avere un aiuto sociale.”
Al termine della conferenza tutti in palestra dove Alex English ha fatto riscaldare alcuni ragazzi del liceo per poi fare con loro qualche tiro. Testimonianza utile e parole molto preziose quelle del gigante buono English che dovrebbero far riflettere i ragazzi sul non aver paura di parlare e denunciare atti di bullismo, perché ci sono molte persone pronte ad aiutare.
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