

A una settimana dall'arrivo nella Capitale il gruppo di eritrei fa perdere le sue tracce
Il calore del sindaco Marino e l’accoglienza all’interno dell’istituto salesiano “Teresa Gerini” di via Tiburtina non sono bastati per far sentire a casa gli 89 superstiti della strage di Lampedusa, arrivati nella Capitale lo scorso 12 novembre.
Il gruppo di eritrei (88 uomini e una donna) hanno deciso di abbandonare alla spicciolata il centro d’accoglienza dove erano stati ospitati, tra domenica 17 e lunedì 18 novembre, presumibilmente per raggiungere amici e parenti in altre città d’Italia o addirittura nel Nord Europa, come affermato da un portavoce dell’assessorato al Sostegno Sociale e Sussidiarietà della Capitale, che ha aggiunto: “E’ vero se ne sono andati via tutti o quasi tutti. Non sappiamo il motivo, anche perché avevamo offerto loro la migliore accoglienza possibile”.
I superstiti erano stati affidati alla cooperativa Eta Beta, sostenuta dal Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (SPRAR), che aveva provveduto a consegnare loro un kit di prima accoglienza e schede telefoniche internazionali. Inoltre godevano del finanziamento di 35 euro al giorno messo a disposizione dal Ministero degli Interni e sostenuto per il 20% da Roma Capitale.
Pur essendo coperti dal programma SPRAR per 6 mesi gli immigrati hanno preferito fuggire dall’istituto Gerini ancor prima che la Questura potesse identificarli, così da poter lasciare Roma senza il rischio di essere ritrovati.
Anche se con una vena di delusione dall’assessorato al Sostegno Sociale e Sussidiarietà fanno sapere: “I profughi eritrei erano liberi di andarsene dal centro di accoglienza. Non hanno dato preavviso, né del resto erano tenuti a darlo. Nel centro erano ospiti, non prigionieri, liberi di andarsene quando volevano”.
Questa vicenda non comprometterà assolutamente l’impegno del Campidoglio nei confronti dei richiedenti asilo politico, per questo lo spazio destinato agli 89 superstiti di Lampedusa verrà assegnato ad altri rifugiati come i fondi raccolti attraverso il conto corrente di solidarietà aperto dal sindaco Marino per reperire denaro deputato all’acquisto di vestiti, all’inserimento nel mondo del lavoro e alle spese sanitarie.

“Roma Capitale porta avanti il suo percorso di accoglienza. Il nostro obiettivo – dichiara l’assessore Cutini – è quello di creare una rete di collaborazione tra istituzioni e associazioni, tale da fornire un’accoglienza globale che permetta ai richiedenti asilo un percorso di inserimento nel tessuto sociale e alla città di governare i processi di integrazione”.
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