

Il 31 marzo Futuro femminile, un documentario sul femminismo
Nella sede della biblioteca di Borghesiana si è tenuto il 18 marzo 2010 il primo dei tre incontri organizzati dal circolo Hypatia in cui è stato proiettato un documentario di Paola Sangiovanni sulle Staffette e sulla lotta delle donne partigiane delle Langhe e il Monferrato. Era presente la partigiana Marisa Ombra.
Mercoledì 23 marzo, ore 17.30 è stato proiettato Per non stare a mani conserte, un documentario sul microcredito alle donne in Africa.
Mercoledì 31 marzo alle ore 17, sarà la volta di: Futuro femminile, un documentario sul femminismo.
Torniamo all’incontro del 18 marzo.Rivedo Marisa Ombra a distanza di circa due anni. La rivedo con piacere, anche se in questo caso le incombenze dell’ufficio mi chiamano altrove dal piccolo incontro organizzato da Monica dell’associazione Hypatia e con Paola Sangiovanni autrice del documentario Staffette.
All’amico Giorgio Salerno il compito di condurre l’incontro nel quale, torinese di nascita, Giorgio ricorda i suoi zii partigiani.
Sono passati due anni da una cocente ma significativa sconfitta elettorale che conferma anni di deriva e di sbando democratico. All’incontro in Biblioteca con ragazze e ragazzi e pubblico Marisa non solo non si sottrae con la sua consueta verve e dolcezza, ma si mescola, protagonista tra il pubblico, evitando il tavolo ufficiale e l’accoglienza riservata agli ospiti. Così, dopo una premessa di Paola Sangiovanni, Marisa si accomoda per rivedere insieme a noi il lungo, avvincente documentario e lì, tra i ragazzi e le ragazze rimane ad intavolare una lunga conversazione.
A rivederla non posso sottrarmi a riferimenti che non sono solo filiali, essendo mia madre più grande di 3 anni se oggi ne avesse 88, ma anche a percorsi ideali molto simili. Ma, a differenza di mia madre che rimase nelle retrovie a proteggere con quotidiane cure domestiche i suoi cugini partigiani nelle montagne del modenese, Marisa si espose e non tornò più al suo sicuro lavoro di fabbrica, alla amata casa materna. Figlia di comandante partigiano scelse di essere staffetta, di condurre per sentieri impervi e sconosciuti i tanti e le tante, giovani come lei, che scelsero la strada delle montagne e del riscatto; di fare da collegamento tra i vari gruppi sparsi per le Langhe e il Monferrato; di recapitare preziosi messaggi, volatini e talvolta armi, in una attività che non era un semplice lavoro subalterno, ma strategico ed in tante subirono l’arresto, la tortura, la deportazione e rischiarono la vita.
Perché una donna come Marisa non dovrebbe oggi godersi la meritata quiete di una raggiunta vecchiaia, curare il nipotame e vivere serenamente. Me lo chiedo pensando anche a quella ragazzaccia che è Lidia Menapace ancora tenace viaggiatrice e portatrice di testimonianze e vivacità politica e culturale. La risposta è tutta nella coerenza della loro vita e della loro passione che fu allora ed è ancora verso la vita politica e culturale del Paese per il quale hanno dato un profondo contributo di libertà e dignità. Donne come Marisa non sono simboli da mostrare una volta l’anno nella giostra delle ricorrenze, perché donne come Marisa sono sempre vive, attive e travolgenti nella nostra vita quotidiana. Se penso a loro, a ciò che mia madre mi ha lasciato in eredità politica e morale e culturale, se penso alla loro costante, coerente e continua attività e capacità e lucidità e soprattutto passione, mi viene da sorridere a chi si vergogna di essere italiano, rappresentato dal teatrino frivolo e infantile di questi anni. Ma quelli che si vergognano o si arrogano l’italianità attuale sono quelli che in cuor loro pensano che l’Italia uscì sconfitta dal conflitto mondiale e non ricordano o non accettano il fatto che furono proprio ed anche le brigate partigiane e le donne come Marisa a ridarne dignità e libertà. I ragionamenti infatti tornano in tutta la coerenza della vita di Marisa perché la scuola dealla Resistenza alla quale imparò la trasmise tutta nella lotta di emancipazione delle donne italiane e nella emancipazione conseguente dell’Italia tutta. Quel filo rosso partito dalle montagne partigiane e sviluppato nella Costituente e nella Costituzione confluì poi nel ’68, nei movimenti femministi, nelle organizzazioni del lavoro, nei comitati di fabbrica e di quartiere. Da lì, noi, eredi diretti e figli di Marisa, continuammo con mutata energia e passione e convinzione, quello slancio ideale. Per questo Marisa e le altre ci sono ancora da stimolo ed esempio.
Alla fine del lungo e piacevole incontro Marisa confida una speranza ed un ottimismo che solo due anni fa non aveva. – Qualcosa si muove, a Ravenna, a Mantova, a Pavia, dovunque vado ad incontrare giovani e persone c’è un nuovo moto di orgoglio e riscatto, una voglia di riprendere il filo interrotto, una indignazione ed una volontà che fa ben sperare-.
Marisa Ombra ha scritto ul libro: La bella politica. La resistenza, «noi donne», il femminismo, Seb27 2009".
http://www.seb27.it/scheda.html?id=91
dicono di lei
http://www.womenews.net/spip3/spip.php?article4127
http://www.noidonne.org/articolo.php?ID=02739
http://www.womenews.net/spip3/spip.php?article240
Paola Sangiovanni
http://www.liquida.it/paola-sangiovanni/
http://cineuropa.org/video.aspx?lang=it&documentID=112653
Circolo Hypatia
http://circolohypatia.blogspot.com/
http://www.facebook.com/group.php?v=wall&gid=20030199737
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