Gocce di cemento a Don Bosco

Aldo Pirone - 24 settembre 2018

Com’è noto il quartiere Don Boscoè nato in pochi anni a cavallo dei ’50 e ’60 del novecento. Densamente edificato, fu segnato, come tanti quartieri periferici nati in quel periodo, da una rapace speculazione edilizia. In questa zona di ex campagna romana, a ridosso, degli Studios di Cinecittà, il cemento non è piovuto, è grandinato. Sembrava che la sua caduta, avendo occupato ogni angolo e interstizio con palazzoni di dieci piani, creando veri e propri canyon come via Licinio Murena-Flavio Stilicone-via Licinio Stolone, si  fosse fermata. E così è stato per tanti anni. Gli spazi liberi furono faticosamente riempiti, dopo diversi lustri di lotte e con l’intervento decisivo della giunta del Sindaco Petroselli, dai servizi scolastici. Servizi primari che, nella foga speculativa, erano stati dimenticati, costringendo intere generazioni a frequentare, in doppi e tripli turni, scuole ricavate da negozi, appartamenti e sottoscala.

Invece in questa estate afosa qualche goccia di cemento è stata autorizzata a cadere ancora. In via Arrigo Solmi a ridosso della recinzione che circonda il vasto istituto scolastico paritario San Giovanni Bosco delle Figlie di Maria Ausiliatrice, è apparso un cartello del Municipio Roma VII in cui si dice che all’interno del complesso ci sarà una “Demolizione di un edificio scolastico e ricostruzione con cambio di destinazione d’uso di un edificio residenziale e di un edificio commerciale. Permesso di costruire n.112 del 2 luglio 2018 prot. 111996”. Inizio lavori nel luglio scorso, dovrebbero concludersi  nel medesimo mese del 2020. Nei mesi scorsi, per la verità, la ditta costruttrice di ben 42 appartamenti, la Progedil, aveva già aperto un ufficio prenotazioni dentro un container situato dentro l’ingresso dell’Istituto scolastico religioso proprio all’incrocio fra via Solmi e via Chiovenda. Vista la data del permesso a costruire, 2 luglio 2018, se ne deduce che i costruttori era ben sicuri del fatto loro. Non è dato sapere dallo stringato cartello di quali dimensioni sarà la “demolizione dell’edificio scolastico”.

Non so in base a quale legge sia stato consentito tutto ciò. Forse il piano casa regionale? Quello della Polverini tenuto in vita per molti anni da Zingaretti? O altro? Sta di fatto che nel 2020 un altro fungo cementizio di sette piani, che il rendering della Progedil visualizza come bucolicamente isolato all’intorno, sorgerà in faccia ai palazzi di via Salvioli. Non so bene in che cosa consista invece l’“ufficio commerciale” citato nel cartello municipale. Se, cioè, trattasi di nuova ulteriore costruzione o di parte di quella prevista per abitazioni.

Intendiamoci, non è che questa ennesima goccia di cemento modificherà granché il mare d’intorno che l’accoglierà, ma per chi ha vissuto le battaglie urbanistiche anticementificatorie e quelle per dotare il quartiere Don Bosco di un grande elemento di riequilibrio ambientale come il Parco archeologico di Centocelle lì vicino, rimane un forte amaro in bocca. L’amaro di vedere come i costruttori continuino imperterriti, come sempre in passato, a cementificare velocemente anche negli interstizi di quartieri come Don Bosco, mentre, per fare un esempio, per delocalizzare gli autodemolitori che bloccano il completamento del Parco archeologico non si riesce a cavare un ragno dal buco. E come – se non mi è sfuggito qualcosa in tal caso chiedo venia – su una tale trasformazione urbana non sia stata avviata alcuna consultazione e/o partecipazione dei cittadini del quartier interessato.

Ma la nuova amministrazione capitolina pentastellata non aveva promesso “consumo di suolo zero”? In particolare, cito dal loro programma elettorale, la “Moratoria delle nuove espansioni per verificarne le reali necessità”?

E in quale reale necessità, dal punto di vista pubblico, ricadrebbe il palazzo di via Solmi-Salvioli?

 

Aldo Pirone


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