

A incendiare lo scontro è la proposta di legge regionale numero 247, con cui la Regione Lazio punta a regolamentare il settore delle cosiddette “navette turistiche”
Nel cuore monumentale della Capitale si combatte una nuova guerra della mobilità. Non tra autobus e auto private, né tra residenti e turisti, ma tra taxi e golf cart elettriche. Piccoli mezzi silenziosi che negli ultimi anni hanno invaso il centro storico di Roma, trasformandosi da curiosità turistica a vero caso politico.
A incendiare lo scontro è la proposta di legge regionale numero 247, con cui la Regione Lazio punta a regolamentare il settore delle cosiddette “navette turistiche”.
Un intervento che, nelle intenzioni del centrodestra, dovrebbe mettere ordine in un fenomeno cresciuto senza regole precise. Ma per i sindacati dei taxi si tratta di tutt’altro: una legittimazione mascherata di una concorrenza ritenuta sleale.
La protesta delle sigle di categoria — da Filt Cgil Taxi a Fit Cisl, passando per Ugl Taxi, Federtaxi, Uritaxi e numerose altre associazioni — è durissima. Il timore è che Roma finisca definitivamente ostaggio di un turismo “mordi e fuggi” su ruote elettriche, con il centro storico ridotto a un enorme circuito commerciale a cielo aperto.
Il nodo della questione è tutto dentro il vuoto normativo che, fino a oggi, ha permesso alle golf cart di proliferare indisturbate. Questi mezzi, infatti, vengono immatricolati come normali veicoli elettrici categoria M1 e possono quindi muoversi liberamente anche nelle zone a traffico limitato.
Per avviare l’attività basta una semplice Segnalazione certificata di inizio attività, mentre il Campidoglio dispone di strumenti limitati per fermarne l’espansione.
Una zona grigia che ha consentito a decine di operatori privati di costruire business turistici tra Colosseo, Tridente e Fori Imperiali, accompagnando i visitatori a bordo di mini-navette capaci di trasportare fino a otto persone.
La proposta della Regione Lazio punta ora a trasformare questo sistema in un servizio regolamentato. Sarebbero i Comuni a definire percorsi autorizzati, aree consentite e modalità operative. Ma proprio questa apertura viene letta dai tassisti come una “sanatoria” che rischia di spalancare definitivamente le porte a grandi tour operator internazionali.
Nella lettera inviata al presidente della Regione Francesco Rocca e all’assessore ai Trasporti Fabrizio Ghera, le sedici sigle firmatarie chiedono di fermare immediatamente l’iter della legge e invocano un modello molto più rigido, simile a quello adottato a Firenze.
L’obiettivo: limitare drasticamente la presenza delle golf cart nelle aree UNESCO e nei luoghi simbolo della città storica, proteggendo quello che i sindacati definiscono “un patrimonio unico e fragile”.
Dietro la battaglia normativa, però, si muove anche uno scontro economico sempre più acceso. I tassisti denunciano infatti una disparità di trattamento: da una parte un servizio pubblico sottoposto a licenze, tariffe, controlli e obblighi stringenti; dall’altra operatori turistici che, sfruttando un vuoto legislativo, riescono a lavorare nel cuore della città con regole molto più leggere.
Anche il Campidoglio osserva con attenzione la vicenda. Nei mesi scorsi l’Assemblea Capitolina ha approvato una mozione che impegna il sindaco Roberto Gualtieri a chiedere alla Regione limiti severi per la circolazione delle navette elettriche nelle aree monumentali.
Nel frattempo, tra i sampietrini del centro storico, il fenomeno continua a crescere. Le golf cart attraversano piazze e vicoli cariche di turisti, mentre sullo sfondo si alza il muro dei tassisti. Perché la partita che si sta giocando non riguarda soltanto il traffico o il turismo, ma il modello stesso di città che Roma vuole diventare nei prossimi anni.
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