

Da un lato i consiglieri di maggioranza di Partito Democratico e Movimento 5 Stelle, dall’altro gli uffici tecnici del Campidoglio. Il confronto si è acceso sull’interpretazione della convenzione urbanistica mai formalizzata negli anni Settanta
La frattura si è consumata davanti ai tavoli della Commissione Patrimonio del 23 aprile, trasformando un nodo tecnico in un caso politico.
Al centro dello scontro, il destino degli immobili Enpaia e la loro natura giuridica: edilizia pubblica da tutelare o patrimonio ormai assimilabile al mercato privato?
Da un lato i consiglieri di maggioranza di Partito Democratico e Movimento 5 Stelle, dall’altro gli uffici tecnici del Campidoglio. Il confronto si è acceso sull’interpretazione della convenzione urbanistica mai formalizzata negli anni Settanta.
Per il presidente della commissione Yuri Trombetti, la strada è tracciata: quell’atto va stipulato oggi per sanare una lacuna che ha prodotto effetti concreti sugli inquilini. Senza convenzione, infatti, gli alloggi restano fuori dai vincoli di prezzo, lasciando spazio a canoni di mercato e procedure di sfratto.
Una lettura contestata dalla Direzione Edilizia Privata. Il dirigente Antonio Cristiano ha frenato, sottolineando un ostacolo decisivo: la convenzione sarebbe possibile solo in presenza di aree cedute o espropriate dal Comune, condizione che – secondo gli uffici – non risulterebbe soddisfatta.
A complicare il quadro è intervenuta l’ex sindaca Virginia Raggi, che ha portato in commissione un elemento nuovo: un atto di esproprio risalente al 1985.
Un documento che, se confermato, potrebbe ribaltare l’impostazione tecnica e riaprire la partita. “Il Comune deve riaffermare un diritto che non è mai venuto meno”, è la linea sostenuta dal fronte politico.
Il punto, però, non è solo stabilire cosa sia accaduto cinquant’anni fa, ma decidere cosa fare oggi. L’assessore all’Urbanistica Maurizio Veloccia invita alla cautela: qualsiasi scelta avrà conseguenze legali rilevanti.
Una convenzione retroattiva potrebbe rimettere in discussione i canoni già pagati, aprendo la strada a richieste di rimborso milionarie. Al contrario, un intervento valido solo per il futuro permetterebbe di calmierare i prezzi e fermare gli sfratti senza effetti sul passato.
Intanto il tempo stringe. Il calendario degli sfratti è già fissato: il primo accesso dell’ufficiale giudiziario è previsto per il 6 maggio, seguito da un secondo appuntamento l’8 giugno. Scadenze ravvicinate che trasformano il confronto tecnico in un’emergenza sociale imminente.
Il Campidoglio è chiamato a trovare una soluzione in tempi strettissimi. Perché dietro il contenzioso urbanistico, tra carte dimenticate e interpretazioni divergenti, ci sono famiglie che rischiano di perdere la casa.
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