Henri Cartier-Bresson, l’occhio del ‘900 nella retrospettiva all’Ara Pacis

Oltre 500 opere del celebre fotografo francese esposte al museo di via di Ripetta fino al 25 gennaio 2015
di Simone Sperduto - 26 Settembre 2014

Parte con i migliori auspici la retrospettiva dedicata al fotografo francese Henri Cartier-Bresson, a dieci anni dalla sua scomparsa, con una mostra realizzata dal Centre Pompidou di Parigi in collaborazione con la Fondazione “Henri Cartier-Bresson”, promossa da Roma Capitale – Assessorato alle Politiche Culturali e Centro Storico e prodotta da Contrasto e Zètema Progetto Cultura. L’intera carriera di un artista completo, che spaziava tra fotografia, pittura e disegno, rivive così attraverso le 350 stampe vintage d’epoca, un centinaio di documenti tra riviste e ritagli di giornale oltre a film, dipinti e disegni.

Il cosiddetto “Secolo breve”, ovvero il XX secolo secondo la definizione di Eric Hobsbawm, è stato immortalato in scatti che oggi si possono analizzare cronologicamente andando oltre la nozione di “istante decisivo”, che pure resta un concetto chiave nel corso di tutta la carriera del fotografo. Con la sua immediatezza e semplicità espressiva, Cartier-Bresson ha aggiunto alle proprie fotografie un valore artistico e poetico oltrepassando la semplice testimonianza storica dei maggiori eventi del ‘900. Tuttavia, attraverso la sua versatilità nei contenuti, ha voluto trasmetterci l’idea che non c’è stato un solo Cartier-Bresson.

Tre sono i periodi principali che scandiscono l’oltre mezzo secolo di illustre carriera. Nel decennio surrealista, a ridosso degli anni ’30, compie i suoi primi passi in fotografia e affronta anche i primi grandi viaggi come quello in Africa e in Messico. Segue il periodo dell’impegno politico, negli anni del secondo conflitto mondiale e poi della Guerra Fredda, con il suo lavoro per la stampa comunista e l’esperienza nel cinema con il film sulla Guerra civile spagnola. Il terzo periodo, dal dopoguerra agli anni ’70, è quello della fondazione della Magnum Photos con il suo impegno come fotogiornalista ed i suoi reportage in Cina e India. A Pechino si imbatte nel caos provocato dalla svalutazione galoppante della moneta per via della politica attuata dai nazionalisti di Chiang Kai-shek, capo del Kuomintang, in guerra coi comunisti di Mao Tse-tung. A Nuova Delhi invece vengono realizzati degli scatti, in occasione dei funerali di Gandhi, destinati ad entrare nella storia. Cartier-Bresson è stato anche il primo fotoreporter ad aver avuto accesso in URSS dopo la morte di Stalin.

L’esposizione ripercorre dunque tutte le tappe della sua lunga attività in questo atteso ritorno del grande fotografo francese in un museo di Roma. «Amava molto l’Italia e Roma in particolare», commenta a margine della conferenza stampa di presentazione Clèment Cheroux, curatore della mostra per il Centre Pompidou nonché storico della fotografia. Una retrospettiva, autofinanziata grazie al contributo di diversi istituti bancari, che sicuramente non deluderà le aspettative del pubblico. Qual è la foto più bella della mostra? Si potrebbe rispondere al quesito con le parole dello stesso Henri Cartier Bresson: «Non saprei, mi interessa di più la mia prossima fotografia o il prossimo luogo che visiterò».

Info museo Ara Pacis e mostra Henri Cartier Bresson: apertura martedì-domenica 9:00-19:00
Venerdì e Sabato prolungamento fino alle 22:00 solo per spazio espositivo (mostra) accesso via di Ripetta
Biglietto integrato Ara Pacis+mostra Cartier Bresson intero 18 euro, ridotto 14
Solo mostra intero 11 euro, ridotto 9


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