Municipi:

Hotel e appartamenti sotto lo stesso tetto: Al via in Regione l’esame sulle nuove norme

Si punta alla modifica riguardo il regolamento sulle attività ricettive per istituire i "condhotel"

Un albergo che è anche un condominio. O, se si preferisce, un condominio che funziona come un hotel, con reception, servizi e pulizie incluse.

È questa l’idea alla base dei “condhotel”, la nuova formula di ospitalità che presto potrebbe arrivare anche nel Lazio.

Dopo anni di attesa, la Regione ha avviato l’esame delle modifiche ai regolamenti necessari per rendere possibile l’apertura di queste strutture ibride, già diffuse in altre parti d’Italia dal 2018.

Il via libera è arrivato martedì 14 ottobre, con l’avvio della discussione in commissione Turismo e Cultura, presieduta da Luciano Crea.

Ma cosa sono, in concreto, i condhotel? Si tratta di immobili che uniscono camere d’albergo e appartamenti privati: una parte viene gestita come una normale struttura ricettiva, l’altra può essere acquistata da privati, che però possono decidere di affidarla all’hotel per l’affitto ai turisti.

Il risultato è una formula flessibile, capace di coniugare accoglienza e investimento immobiliare.

“L’obiettivo è riqualificare il patrimonio alberghiero esistente, non costruire nuovi edifici”, ha spiegato Cristiana Storti, della direzione regionale, illustrando la proposta di modifica al regolamento. “Il condhotel nasce per dare nuova vita a strutture in disuso o bisognose di ristrutturazione, migliorando gli standard e creando nuove opportunità economiche”.

Le regole fissate dal nuovo testo prevedono che solo hotel già esistenti possano trasformarsi in condhotel, dopo lavori di ammodernamento che garantiscano almeno la classificazione a tre stelle. Ogni struttura dovrà mantenere spazi comuni e servizi condivisi — come reception, ristorante, palestra o area benessere — gestiti da un unico operatore.

Una formula che promette di attirare investimenti e fondi per la riqualificazione, magari tramite la vendita parziale degli appartamenti. In cambio, le strutture potranno continuare ad accogliere ospiti, con un’offerta turistica più moderna e diversificata.

Non mancano, però, le cautele. I consiglieri Marco Colarossi (Forza Italia) ed Eleonora Mattia (Partito Democratico) hanno chiesto di approfondire il testo e convocare audizioni con le associazioni di categoria, per evitare possibili “abusi” o utilizzi impropri della formula.

“Serve tempo per valutare tutti gli effetti di questo nuovo modello”, hanno spiegato i consiglieri.“Vogliamo che il condhotel sia un’opportunità di sviluppo, non uno strumento per aggirare le regole del settore”.

Nel frattempo, la Regione ha annunciato che il nuovo regolamento includerà anche l’istituzione di un registro degli alberghi storici — quelli attivi da oltre 50 anni — e il recepimento delle norme sul Codice identificativo unico delle strutture ricettive.

Un pacchetto di norme che punta a modernizzare il turismo laziale, offrendo nuove possibilità di recupero per tanti edifici oggi vuoti o inutilizzati.

E che potrebbe, nei prossimi anni, cambiare il volto dell’ospitalità romana e regionale: un turismo “misto”, tra casa e hotel, tra comfort e autonomia.

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