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I cento anni di Clemente Scifoni

Partigiano di Torpignattara, Gappista dell'VIII Zona della Resistenza romana

Oggi, 25 ottobre 2025, Clemente Scifoni, se non fosse morto il 14 gennaio del 2021, avrebbe festeggiato il suo centesimo compleanno.

Oggi, su iniziativa dell’Eco Museo Casilino, il popolo del suo quartiere, insieme ai suoi familiari e ai rappresentanti delle Istituzioni (il presidente del V Municipio, Mauro Caliste, e il deputato del PD Roberto Morassut), e alla storica Stefania Ficacci, ne hanno ricordato la figura e le azioni partigiane che lo hanno visto protagonista, con un evento svoltosi alla Casa della Cultura e dello Sport “Silvio Di Francia”. Nel corso della cerimonia è stato anche proiettato il documentario di Massimo Pellegrinotti “Mamoria Resistente”.

Io conoscevo bene il partigiano Scifoni, che ci ha lasciato nell’anno della pandemia. L’avevo incontrato per la prima volta nel 1972: un uomo gentile, pacato, umile, discreto, di pochissime parole. Siamo diventati amici e, nel corso del tempo e della mia carriera di docente, sono riuscito, vincendo la sua ritrosia e la sua timidezza, a trascinarlo molte volte nel mio liceo per fargli raccontare alcuni episodi del suo periodo di combattente e coraggioso partigiano.

Ricordo che, a chi gli chiedeva perché avesse deciso, a 18 anni, di prendere le armi, rischiando la vita, per combattere i nazifascisti, rispondeva invariabilmente: “Non mi piacevano le armi, non mi sono mai piaciute. Ma non potevo voltarmi dall’altra parte, non potevo restare indifferente o in attesa che gli Alleati ci venissero a liberare. Qualcuno doveva pure combattere, altrimenti che Resistenza sarebbe stata?”.

Ricordo con grande emozione e nostalgia quell’escursione-pellegrinaggio che, insieme a Rosario Bentivegna e altri amici e compagni, facemmo sul monte Tancia in occasione del 25 aprile 1995; quando giungemmo al cippo sull’Arcucciola (una delle cime del Tancia, luogo della grande battaglia contro i tedeschi del 7 aprile 1944, nella quale anche Clemente era presente), lo vidi commuoversi fino alle lacrime nel leggere i nomi dei suoi compagni rimasti uccisi al termine del tremendo scontro: il ventiduenne Bruno Bruni, il ventenne Franco Bruni, il diciassettenne Giordano Sangalli, tutti ragazzi di Torpignattara, giovani e indimenticabili e in quel momento inconsapevoli eroi.

Un eroe suo malgrado anche Clemente, quindi, ma in quei durissimi mesi era necessaria la presenza di eroi umili, popolari, determinati a riportare l’Italia alla libertà e alla democrazia. E Clemente Scifoni fu uno di quegli eroi che, con il loro sacrificio, fondarono la nostra Repubblica, i suoi valori sanciti dalla Costituzione repubblicana (libertà, eguaglianza, solidarietà, democrazia, scuola e sanità accessibili a tutti, tutela dell’ambiente), e posero le basi per la Ricostruzione del Paese.

Quella ricostruzione alla quale anche Clemente prese parte, con umiltà e dedizione, ma anche con riserbo e discrezione, senza mai sbandierare le sue audacissime azioni compiute nei nove mesi dell’occupazione nazifascista della Capitale. Il suo nome, oggi, nel quartiere nel quale visse per ben 95 anni, è presente su una lapide posta nel piccolo giardino di piazza della Marranella. Credo sia giunto il momento di dedicargli (così come è stato fatto per il suo quasi coetaneo e compagno d’armi Giordano Sangalli) anche un giardino, oppure un viale all’interno di un grande parco come quello di Centocelle.


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