

Le parole, le idee e le speranze nell’archivio “Memoria di carta” la mostra storico documentaria, a cura dell’Irsifar. Fino all’8 maggio 2018
Il ’68 di carta, alla Casa della Memoria e della Storia dal 14 marzo all’8 maggio 2018, racconta quell’anno attraverso volantini, opuscoli, ritagli di giornale, fotografie, disegni, appunti. E’ uno sguardo parziale e frammentario, ma capace di riproporci con forza, l’affastellarsi degli eventi e la vitalità delle idee che si andavano formando e perfezionando, per poi crescere in maniera esponenziale.
La Casa della Memoria e della Storia di Roma racconta quindi una stagione di svolta ma con le particolarità della storia nel nostro paese, a cinquant’anni dal 1968, i documenti dell’Archivio dell’Irsifar “Memoria di carta” ci restituiscono le speranze, gli ideali e i linguaggi di quella stagione. In essa le agitazioni degli studenti contro una scuola inadeguata e per una società più giusta, rappresentarono solo l’inizio di una mobilitazione generale che coinvolse altri soggetti e altre realtà, specialmente il mondo cattolico dopo il Concilio Vaticano II, il mono operaio, ma soprattutto fu un movimento di protesta, delle giovani generazioni, addirittura globale … Francia, Germania e USA i più noti, ma viaggiò dall’America Latina al Giappone … La mostra e gli incontri sono a cura di IRSIFAR-Istituto Romano Storia d’Italia dal Fascismo alla Resistenza, promossi da Roma Capitale – Assessorato alla Crescita culturale – Dipartimento Attività Culturali in collaborazione con Zètema Progetto Cultura. https://www.comune.roma.it/web/it/evento.page?contentId=EVE112465
Questa prospettiva è integrata da rimandi alla cultura diffusa di allora ed ai processi sociali ed economici che avevano contribuito a creare le condizioni perché il Sessantotto avvenisse. Le armi di cultura e consapevolezza avevano acuito i sensi e la criticità di generazioni scolarizzate che nel dopoguerra, avevano avuto accesso ai libri e che anche in Italia, cominciavano ad essere pubblicati a poco prezzo, soprattutto avvenne quando le autorità di alcuni grandi valori collettivi, erano stati messi in discussione da più parti. I maestri erano diventati gli esistenzialisti francesi, Sartre e Camus su tutti, i filosofi della Scuola di Francoforte, in particolare Marcuse de L’uomo a una dimensione, i maestri della psicoanalisi della sinistra freudiana come William Reich; mentre una lezione incancellabile era venuta soprattutto dal ribelle toscano Don Lorenzo Milani, lezione che si accordava con le esigenze non più procrastinabili del mondo del lavoro, dove ugualmente si cercava umanità e giustizia – Non posso dire ai miei ragazzi che l’unico modo di amare la legge è di obbedirla. Posso solo dir loro che essi dovranno tenere in tale onore le leggi degli uomini da osservarle quando sono giuste (cioè quando sono la forza del debole). Quando invece vedranno che non sono giuste (cioè quando sanzionano il sopruso del forte) essi dovranno battersi perché siano cambiate.-
Difficile invece stabilire da dove partì la prima scintilla della grande ribellione e dell’insofferenza delle anime, con le caratteristiche di una simultaneità innovativa contro qualcosa di opprimente che aveva raggiunto livelli di insopportabilità … Qualcuno ne aveva individuato l’origine nell’azione di Mario Savio, figlio tra l’altro di un emigrato siciliano, quando aveva tenuto a battesimo il “movimento degli studenti” The Free Speech Movement, iniziato nel campus di Berkeley, il primo ottobre del ‘64 … Il 2 dicembre dello stesso anno aveva tenuto, di fronte ad una platea enorme di studenti, il suo discorso più famoso – Operation of the machine, prima di essere arrestato assieme ad altri 800 manifestanti – C’è un momento, in cui il funzionamento della macchina diventa così odioso, vi fa così male al cuore che non potete prenderne parte, non potete neanche passivamente prenderne parte …e dovete mettere i vostri corpi sopra i macchinari e sopra gli ingranaggi, sopra le leve, sopra tutti i congegni, dovete farla fermare!.. –
L’America aveva infatti definitivamente perso la sua innocenza, infranto il sogno americano di essere un esempio di legalità; dimenticata la sacra autorità dei Padri fondatori e patriottismo, addirittura esportabile, da quando il 22 novembre 1963, il suo giovane ed amato Presidente veniva assassinato in diretta, in mezzo ad ali di folla. Ma era la stessa America che aveva chiesto a tutti i propri figli (poi solo a quelli socialmente meno abbienti) di andare a morire tra Hanoi e Da Nang, solo per far arricchire i grandi produttori di armamenti bellici. Allora Make Love, not War fu il grido dei ragazzi che manifestarono contro la guerra, mentre le bombe al napalm cadevano nelle risaie, sui campi di soia e le palme … Specialmente l’Italia era cambiata e stava cambiando il suo modello di sviluppo. Il proletariato analfabeta aveva lasciato il posto, nelle piazze, ai giovani affamati di cultura che volevano emanciparsi e si univano ai figli dei borghesi contro il dominio dei conservatori, rimasti arroccati dentro le loro fortezze istituzionali, non concedendo aperture e riforme nemmeno davanti alle sacrosante proteste. Proteste subito equivocamente bollate di infantilismo prima, di terrorismo poi, prima che questo si sviluppasse davvero.
In occasione della Mostra segnaliamo alcuni incontri –
Venerdì 6 aprile 2018 alle ore 17.30 – Proiezione del film-documentario Un paese di Calabria con la regia di Shu Aiello, Catherine Catella (Francia, Italia, Svizzera, 2016) e ascolto della nuova ballata di Giovanna Marini sull’esperienza di Riace e del suo sindaco Domenico Lucano. Riace: un paese da cui i giovani sono fuggiti per costruire altrove il loro futuro, lasciando dietro di sé case abbandonate e un paese di vecchi. Destinato a morire? Forse no. Perché intanto ondate i migranti in fuga dalla guerra e dalla povertà hanno iniziato ad approdare sulle coste calabresi e quegli sbarchi, che tanti vedono come un pericolo, sono diventati per Riace la speranza di una rinascita. La storia di un’amministrazione e di una cittadinanza che hanno saputo guardare lontano, facendo dell’accoglienza e dell’integrazione una missione. Un racconto fatto di persone, di vite trapiantate e devozione popolare, impegno politico e lotta alla ‘ndrangheta. La cronaca di una trasformazione coraggiosa guidata da un principio: nessuno si salva da solo. Iniziativa a cura del Circolo Gianni Bosio.
Lunedì 9 aprile 2018 ore 15.00/19.00 – IRSIFAR Seminario sul ’68: “I linguaggi del ’68 tra cinema musica fotografia e moda” – Presiede Andrea Sangiovanni, Gabriele D’Autilia, il ’68 e la fotografia – Emiliano Morreale, il cinema – Felice Liperi, la musica – Bianca Cimiotta Lami, la moda.
Lunedì 16 aprile Seminario – Il ’68 internazionale ore 15.00/19.00 – Guido Crainz, il ’68 nell’Est europeo, Angelo Bolaffi, nella Germania, Alessandro Portelli, negli Stati Uniti d’America. Presiede Umberto Gentiloni.
Martedì 10 aprile 2018 alle ore 17.30 – Presentazione del libro Pioniere e rivoluzionarie. donne anarchiche in Spagna (1931-1975) di Eulàlia Vega (Ed. Zero in Condotta, 2017). Questo saggio restituisce visibilità alle donne libertarie che vissero in Spagna durante la Repubblica, la Guerra civile e il Franchismo. Grazie all’uso delle fonti orali si è potuto recuperare la memoria di queste protagoniste. Furono pioniere perché si ribellarono contro il ruolo subordinato che le donne spagnole avevano nella sfera pubblica e privata. Furono rivoluzionarie perché vollero abolire le ingiustizie del regime capitalista e autoritario per avviare la costruzione di un sistema egualitario sul piano economico, sociale e di genere. Interviene l’autrice-docente di Storia contemporanea all’Università di Lleida e di Trieste e Alessandro Portelli, presidente del Circolo Gianni Bosio. Letture di Fiorella Leone – Circolo Gianni Bosio. Iniziativa a cura del Circolo Gianni Bosio
19 aprile alle ore 17.30 – “Doikeyt noi stiamo qui ora! Gli Ebrei del Bund nella Rivoluzione” di Massimo Pieri, (Mimesis Editore).
Il volume si inserisce a buon diritto nel dibattito aperto sul Centenario della Rivoluzione Russa cui fornisce un contributo critico e sostanziale, riscopre un importante capitolo del movimento operaio ebraico che ha lottato contro l’oppressione antisemita, dimenticato ma per diversi aspetti ancora molto attuale. L’argomento, di estremo interesse per la politica odierna, in particolare sia sui temi della migrazione e del multiculturalismo, sia dell’antisemitismo e della rinascita del Socialismo, si presta ad aprire un dibattito critico. Il Bund conta anche una significativa partecipazione femminile.
14 marzo – 8 maggio 2018
CASA DELLA MEMORIA E DELLA STORIA Via Francesco di Sales, 5 – 00165 Roma
Lun-ven ore 9.30/20.00 INGRESSO LIBERO – 060608 – 06.6876543
www.comune.roma.it
FOTO VALTER SAMBUCINI
Carla Guidi
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