

Nelle sale il 4 marzo 2011. Si ispira alla vicenda Parmalat
Il Gioiellino, un film di Andrea Molaioli, nelle sale il 4 marzo 2011, racconta la storia di un’azienda agroalimentare, la LEDA (acronimo di Latte e derivati Alimentari), ramificata nei cinque continenti quotata in Borsa, in continua espansione verso nuovi mercati e nuovi settori.
Il film si ispira al caso Parmalat e ad altri crac finanziari che hanno fatto del debito una strategia e del falso in bilancio uno strumento; con una gestione creativa e disinvolta hanno truffato migliaia di spettatori.
Racconta di una banda di manager della provincia che muniti di un diploma in ragioneria e con l’appoggio dei potenti, tengono in scacco l’economia mondiale, grazie a un conto finto realizzato con scanner e bianchetto: “Se i soldi non ci sono, inventiamoceli”. Cialtroni come giocatori di poker sempre pronti a rilanciare anche con niente in mano, ma con delle vite grigie e contraddittorie ai limiti della schizofrenia che viene messa in risalto dalla frase di Tanzi che ha ispirato il titolo del film “ A parte quei 14 milioni di buco, l’azienda è un gioiellino”.
I manger dimostrano una fiducia cieca, paradossale nel lavoro, nell’azienda e nel suo fondatore, Amanzio Rastelli, interpretato da un magistrale Remo Girone, padre padrone dell’azienda che ha messo ai posti di comando i suoi parenti più stretti, il figlio, la nipote (Sara Felberbaum) più alcuni manageri di provata fiducia. Uno tra tutti, Toni Servillo nel ruolo del ragioniere Ernesto Botta.
Si indagano vite e contraddizioni per tramutare una vicenda finanziaria in una storia di uomini che vivono sull’orlo di un precipizio. Una storia di perdizione e di fallimento che racconta la vita di tutti quelli che si sono resi protagonisti di eventi che hanno sconvolto l’economia reale.
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