Il Museo Storico della Liberazione a rischio chiusura

Causa i “tagli” ai contributi dovuti alla manovra finanziaria del governo

“L’abolizione o la riduzione del contributo statale significherebbe togliere al Museo l’aria per respirare”.
Questo il grido d’allarme lanciato da Antonio Parisella, presidente del Museo della Liberazione di via Tasso, che già nel mese di maggio aveva sondato la disponibilità di Comune, Provincia, Regione e Camera di Commercio ad accordarsi per integrare il misero contributo statale (50 mila euro), almeno per garantire la gestione ordinaria dei servizi. Proprio mentre sul fronte ministeriale cominciavano a filtrare le prime cattive notizie. Le solite quando si preparano manovre di risanamento finanziario che, senza essere indovini, già si sa quali settori andranno a colpire.
Quanto si paventava sui “tagli” al Museo della Liberazione sta, purtroppo, realizzandosi. La questione riduzione/abolizione contributi, demandata in primo tempo al ministro Calderoli, ora giace sul tavolo del ministro Bondi i cui uffici dovrebbero pubblicare l’elenco completo degli istituti con i finanziamenti “tagliati”. Secondo indiscrezioni il Museo di via Tasso figurerebbe nell’elenco dei “fortunati” in quanto il contributo non sarebbe abolito del tutto. Si parla infatti di un “taglio” tra il 50% e il 30%.
Per legge il contributo ministeriale dovrebbe assicurare il funzionamento della struttura. Gli stessi revisori (di nomina governativa) avevano accertato e messo a verbale che 50 mila euro erano del tutto insufficienti per i fini istituzionali del Museo; fini che venivano raggiunti solo grazie all’impegno volontario e gratuito dei suoi collaboratori (a far da guida alle scolaresche sono ancora gli insegnanti in pensione).
Un bilancio in disavanzo (e con i “tagli” lo sarebbe inevitabilmente) legittimerebbe il Ministero ad azzerare il comitato direttivo e a nominare un commissario, triste preludio alla procedura di scioglimento.
Inimmaginabile pensare alla chiusura di un luogo così sacro alla memoria antifascista dei romani. Come chiudere Auschwitz o la casa di Anna Frank.
Il professor Parisella, invitando alla mobilitazione rappresentanti politici e istituzionali (parlamentari italiani ed europei, membri delle assemblee locali), personalità della cultura e delle attività produttive, ricorda come anche nel luglio 2008 le migliaia di mail furono decisive.
Le sue indicazioni sono sostanzialmente due:

– inviare un breve testo, anche una sola frase del tipo “il taglio offende la memoria di chi combatté la liberazione dal nazifascismo” ai seguenti 4 indirizzi:
[email protected]; [email protected]; [email protected]; [email protected]

– inviare un contributo di solidarietà attraverso ccp n. 51520005 intestato a Museo Storico della Liberazione, via Tasso n.145, 00185 Roma.

Il presidente tiene a precisare che il 15% delle somma raccolta sarà devoluto all’Associazione italo-greca per il Museo di Cefalonia, che versa in condizioni più gravi del Museo di via Tasso.

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