Il Pigneto saluta il suo vecchio ponte: tra ricordi, scatti e cantieri, si apre un nuovo capitolo

Il progetto, finanziato in parte con i fondi del PNRR, ha un valore complessivo di circa 230 milioni di euro

C’è un pezzo di Roma che oggi ha smesso di camminare sul passato. È il ponticello del Pigneto, quel piccolo cavalcavia pedonale che da anni collega i due volti del quartiere, divisi dai binari ma uniti da una passerella sospesa, familiare e, per molti, persino affettiva.

Questa mattina, 4 aprile, è stata l’ultima occasione per attraversarlo. E il quartiere ha risposto come si fa quando qualcosa di caro se ne va: con una presenza silenziosa ma viva, fatta di cittadini, vecchi residenti, volti noti, ragazzi con la bici a mano e anziani tornati apposta per “salutare il ponte”.

Qualcuno si è seduto su una panchina a osservarlo, altri hanno scattato fotografie, immortalando un ultimo passaggio, una vista che presto cambierà per sempre.

La demolizione del ponticello, infatti, è già iniziata. Sul posto i mezzi di Rete Ferroviaria Italiana sono al lavoro. Tra pochi giorni il vecchio ponte non ci sarà più, ma al suo posto sorgerà una nuova passerella provvisoria, che consentirà comunque ai cittadini di attraversare la zona. I lavori, promettono da RFI, dureranno non più di 72 ore.

Non si tratta solo di una sostituzione tecnica. È l’inizio di un ambizioso progetto di riqualificazione urbana, che prevede la nascita di un vero e proprio nodo di scambio tra le ferrovie regionali e la linea C della metropolitana. Una rivoluzione della mobilità che mira anche a ricucire il tessuto urbano del Pigneto, da sempre tagliato a metà dai binari.

E come in ogni trasformazione che si rispetti, c’è anche la memoria. Perché il vecchio ponte tornerà: sarà reinserito nel cuore della nuova piazza pedonale che coprirà la trincea ferroviaria, diventando così simbolo di continuità tra il passato e il futuro del quartiere.

Il progetto, finanziato in parte con i fondi del PNRR, ha un valore complessivo di circa 230 milioni di euro. Una cifra che racconta la portata dell’opera, ma non l’affetto che oggi il quartiere ha dimostrato verso quel ponte di ferro e cemento, che per decenni è stato più di un semplice passaggio: un legame, una scorciatoia, un pezzo di casa.

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