Il ritorno. Dentro un nuovo Iraq

Presentato alla Feltrinelli, Galleria Alberto Sordi, il libro di Giuliana Sgrena

Conosciamo la vicenda di Giuliana Sgrena: rapita il 4 febbraio 2005 dall’Organizzazione della Jihad islamica, viene liberata esattamente un mese dopo. Quando tutto sembra essere filato liscio, e lei è al sicuro in una macchina assieme all’agente del Sismi Nicola Calipari, sulla strada verso l’aeroporto a un chek-point un blindato americano apre il fuoco contro l’auto degli italiani: la Sgrena rimane ferita, Calipari viene ucciso.

Leghiamo il nome di Giuliana Sgrena soprattutto a questo episodio. In realtà la giornalista del Manifesto ha seguito nel corso della sua carriera i conflitti in Somalia, in Palestina, in Afghanistan, in Algeria e ovviamente in Iraq. Nei suoi articoli ha sempre cercato di portare a galla la difficile quotidianità di chi deve vivere in questi contesti martoriati, guardando soprattutto ai deboli, donne e bambini.

Tornata in Italia ferita e traumatizzata, aveva detto che non sarebbe più tornata in Iraq. Ma nel corso del tempo ha cambiato idea: il rapporto con gli iracheni rifugiati all’estero, la necessità di rivedere i luoghi della sua tragedia, la voglia di tornare a fare il suo lavoro dove le era stato impedito di farlo l’hanno spinta di nuovo in Iraq: prima in Kurdistan, poi a Baghdad.

Con il suo libro “Il ritorno. Dentro il nuovo Iraq”, Giuliana Sgrena racconta l’Iraq di oggi. Di questo ma anche di sé stessa ha parlato alla Feltrinelli alla Galleria Alberto Sordi, il 18 febbraio.

Il libro è un taccuino di viaggio che descrive quell’Iraq che ha smesso di fare notizia. In questi cinque anni trascorsi dal suo rapimento, il paese è cambiato.
Molte le novità positive che la stessa Sgrena non si aspettava di trovare.
Sorprendente è con quanta forza la gente abbia approfittato del periodo di relativa calma nei primi mesi dell’anno scorso per riconquistare vecchi spazi sociali, per tornare a vivere. Nonostante i continui e sanguinari attentati oggi la gente riempie i locali sulle rive del Tigri, dove nei parchi pubblici giocano i bambini, e le donne si sono riprese quella libertà che avevano prima della guerra. Alcune hanno addirittura abbandonato il velo, mangiano fuori e escono a passeggiare anche da sole: cose impensabili negli anni dell’invasione, con il paese politicamente in mano ai fondamentalisti religiosi. Oggi l’Iraq sta tornando a essere il paese laico che era sotto Saddam.

Ma permangono grandi problemi. Pratici, soprattutto. Baghdad è ancora in alto mare per quanto riguarda la ricostruzione: non c’è elettricità per tutto il giorno, manca l’acqua potabile, le fogne non sono state ricostruite, le medicine in circolazione sono spesso scadute. A questo si aggiunge la corruzione che coinvolge la giovane amministrazione irachena.
C’è speranza, però: perché, come testimonia la Sgrena, la popolazione ha voglia di cambiare tutto questo. C’è una ritrovata vivacità culturale e politica, e seppur tra mille fatiche sta nascendo un gruppo che crede nella non-violenza come chiave per riunire il paese. Il popolo iracheno che la Sgrena ha ritrovato dopo cinque anni è un popolo determinato a riprendersi il futuro.

“Il ritorno. Dentro il nuovo Iraq” di Giuliana Sgrena; Feltrinelli, Milano, 2010, pag. 138, euro 13,00.

Le foto presenti su abitarearoma.it sono state in parte prese da Internet, e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo alla redazione che le rimuoverà.


Sostieni il nostro lavoro indipendente
Anche un piccolo contributo fa la differenza

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Scrivi un commento