Incendi a Roma. Fauna selvatica decimata. Le vittime silenziose di cui nessuno parla

Gli amministratori, nazionali e locali, che si sono succeduti nei decenni avrebbero dovuto mettere in sicurezza il verde della Capitale invece di piangere ogni volta, inutilmente, a posteriori

I tre megaincendi a Roma (a Torre Spaccata ieri, 21 agosto 2024, a Monte Mario il 31 luglio e alla Pisana-Casal Lumbroso l’11 agosto), oltre ai danni al patrimonio vegetativo, hanno causato un incalcolabile di vittime animali, vittime dell’incuria e dalla mancata manutenzione del territorio. Così l’Organizzazione internazionale protezione animali (Oipa).

L’associazione sottolinea come la fauna selvatica dei boschi, sottoboschi e radure sono i morti e i feriti di cui non si parla mai, esseri senzienti e patrimonio indisponibile dello Stato che dovrebbero essere tutelata nell’interesse della comunità nazionale e internazionale, a norma di legge.

«Gli amministratori, nazionali e locali, che a Roma si sono succeduti nei decenni avrebbero dovuto mettere in sicurezza il verde della Capitale: dai parchi ai giardini, dalle riserve al greto del Tevere e dell’Aniene, zone che inoltre troppo spesso diventano pericolosi ricettacoli di discariche a cielo aperto», evidenzia il presidente dell’OipaMassimo Comparotto. «Gli enti preposti avrebbero dovuto monitorare le aree dove si sa che vi sono degrado e anche insediamenti abusivi, come quello che sembra essere all’origine del devastante incendio del Parco di Monte Mario, e altre criticità. Ma, a fronte di denunce e allarmi da parte dei residenti, la politica nazionale e locale sembra solo capace di piangere sul latte versato. Inutilmente».

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