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Le proposte del Forum sulla prostituzione a Roma

Promosso il 25 ottobre dai comitati di quartiere Casale Rosso e viale Morandi e coordinato dall'ass. Antropos

Ha impressionato favorevolmente per la sua compostezza e propositività il Forum sulla prostituzione svoltosi il 25 ottobre presso la sala convegno “Francesco Basciani” della CMB in viale Franco Angeli 5 promosso dal comitato di quartiere Casale Rosso (Piazzale Pascali – viale Franco Angeli), il comitato di quartiere viale G. Morandi del VII Municipio, il Presidente della Commissione scuola e cultura Municipio VII Cecilia Fannunza, con il coordinamento dell’associazione Antropos cui hanno preso parte altri comitati di cittadini della capitale, rappresentanti politici, rappresentanti delle istituzioni. L’incontro era stato preparato con la stesura di un documento che qui riportiamo.


 


La relazione introduttiva di Bruno Cecchini del Comitato Casale Rosso ha ripercorso la traccia del documento, sollevando con forza gli interrogativi: chi tutela la nostra privacy, chi ci libererà dal contesto opprimente ed insostenibile che circonda la vita nostra, dei nostri famigliari, dei nostri bambini?
Ha poi ribadito i tre punti in cui si articola la proposta dei comitati promotori:
1) ripristino immediato della “legalità locale” con interventi tesi a garantire il “minimo della legalità percepita” oltre che nel resto della città, anche nei luoghi ove si svolge la prostituzione;


2) zonizzazione con l’individuazione di aree nel territorio metropolitano, controllabili, condivise, che non siano di impatto con le abitazioni civili dove possa essere espletata la prostituzione e perciò se esercitata esplicitamente al di fuori questo contesto, ricondotta nelle zone.


3) Ha proposto infine di ratificare la nascita di un coordinamento cittadino per monitorare il fenomeno, aperto anche alle associazioni laiche e religiose che si occupano del problema.


 


Infatti non serve cacciare la prostituzione da Casale Rosso – ha affermato Remo Pancelli di Antropos – se poi questa risorge con tutti i suoi problemi e con più virulenza in viale Morandi, come purtroppo è successo. E’ necessario quindi aprire un confronto non solo a livello romano ma anche coinvolgere comitati simili al nostro sorti in diverse regioni d’Italia.


 


Cecilia Fannunza ha rivolto un plauso ai cittadini di Casale Rosso per il loro equilibrio ed il senso di responsabilità dimostrato in tutti questi mesi ed ha fatto appello ai parlamentari perché venga posto riparo ad un vuoto legislativo che esiste in materia di tratta e di sfruttamento delle donne coinvolte nel fenomeno prostituzione, molte delle quali sono giovanissime (15-sedicenni).


 


Il presidente del VII Roberto Mastrantonio, dichiarandosi d’accordo con le proposte del comitato, ha sottolineato che il problema della lotta alla prostituzione non è solo di ordine pubblico ma anche sociale e che il progetto di riqualificazione urbana previsto a Casale Rosso e via Morandi è destinato a dare un contributo anche per la bonifica completa di quell’area.


 


Amedeo Piva, ex assessore ai Servizi sociali delle giunte Rutelli ed attuale vicecapogruppo dell’Ulivo in Campidoglio ha elogiato il coraggio dei comitati nell’avanzare la proposta di zonizzazione ed ha invitato ad esaminare gli effetti che ha prodotto dove è già stata realizzata e a non considerarla la soluzione del fenomeno, perché in questo modo si rischia di fornire l’alibi a tutti i soggetti che sono chiamati a coordinarsi per debellare il fenomeno che coinvolge interessi malavitosi enormi (la tratta delle minorenni e delle prostitute dai paesi comunitari ed extracomunitari. Bisogna incidere anche sulla TV che nelle ore notturne si trasforma in un autentico “casino domestico”.


 


Anche nel IV municipio – ha informato il presidente del IV municipio Cardente – il divieto di fermata sembra aver risolto il problema (di via Salaria), ma a ben vedere questo si è solo spostato di zona. Si è detto d’accordo per la zonizzazione ma per le non sfruttate; per tutte le altre occorre arrivare ad una legge contro la schiavitù sia per tutelare le forzate del sesso che per tutelare i lavoratori ipersfruttati. Dietro questi fenomeni ci sono organizzazioni temibilissime.


 


Secondo Pino Battaglia, capogruppo dell’Ulivo in Campidoglio, ha sottolineato che non c’è una risposta semplice per un problema così complesso. I divieti di fermata funzionano solo se vengono presidiati. Per fare le zonizzazioni bisogna reperire le aree ed è facilmente preventivabile che nessun quartiere accetterà di buon grado che ciò avvenga nelle sue prossimità (come succede quando si deve trasferire un campo nomadi).
Poi si è chiesto: come è possibile che Sky riesca a riprendere gli sfruttatori delle prostitute e poi non ci siano interventi delle forze dell’ordine nei loro confronti?


 


E’ pure intervenuto il consigliere comunale D’Avack che ha invitato tutte le forze ad unire i loro sforzi perché ciascuno nel proprio ambito faccia tutto il possibile per dare il suo contributo alla soluzione o all’attenuazione del problema.


 


Un cittadino, Giuliano, ha lamentato l’assenza delle forze dell’ordine nell’assemblea perché avrebbe voluto chiedere come mai non si siano attivate dopo che lui ha portato in commissariato le riprese filmate di scene di ordinaria prostituzione che si svolgono sotto le finestre di casa sua. E’ importante che le forze dell’ordine intervengano più spesso. Tutte le volte che lo fanno, prostitute e trans scompaiono, come in una favola: non c’è più nessuno.




 


 


Il documento dei Comitati


 


Premessa


 


Il disagio dei cittadini di Casale Rosso (Viale Franco Angeli – Roma):


 


Circa tre anni fa quando nel nascente quartiere si insediarono i nuovi cittadini, questi erano certi di aver coronato il sogno della loro vita, finalmente le nuove famiglie avevano potuto acquistare con i sacrifici di tutta la famiglia la casa.


Soltanto abitandoci però ci si rese conto di quanto spinoso sarebbe stato il problèma della prostituzione perché, nonostante oggi tutti ne parlino, non si può comprendere appieno il problèma se non ci si vive. La grande città rende tutto anonimo soprattutto nelle periferie come la nostra percorsa da grandi strade dove si passa velocemente con l’automobile e forse di giorno si pensa che le prostitute siano un fatto che ormai è parte del paesaggio cittadino (a guardare bene molte però sembrano minorenni con considerazioni ancor più gravi).


Occorre considerare però che la prostituzione avviene nell’arco delle 24 ore e di notte diventa ancor più invasiva perché si riversano sotto le nostre case dentro i nostri garage sui muretti delle nostre proprietà, nei nostri giardini un esercito di umanità dedito alla prostituzione. Il posto, piazzale P. Pascali è noto per la densità che non ha confronti con altre situazioni simili in particolare perché vi si prostituiscono i Trans persone particolarmente dure, ci sono poi le donne di colore, le ragazze dell’Est ed altro. Stimiamo che, nei fine settimana, possano essere almeno 60 per notte le  persone dedite al meretricio tutte concentrate su un paio di strade.


Tale situazione è un polo di attrazione che, richiama clienti da Roma e da tutto il centro Italia anche grazie alla vicinanza dell’autostrada, oltre a richiamare caroselli di macchine di curiosi.


Se l’adescamento e gli atti osceni sono perpetrati senza alcun ritegno, gli amplessi per non perdere tempo (si lavora a tamburo battente) sono consumati in ogni dove, dietro un albero in piedi, accovacciati sui marciapiedi, dietro un cespuglio, sui muretti dei nostri giardini, nelle rampe dei nostri garage.


E’ impossibile affacciarsi dalle nostre finestre, i bambini devono essere allontanati dai balconi e se qualcuno di noi tenta di allontanare chi consuma sotto le finestre spesso,  incorre in minacce. Le risse, gli schiamazzi notturni, i lanci di bottiglie, le sassaiole, gli incidenti automobilistici, l’intralcio al traffico e traffici illeciti di ogni genere sono cosa ordinaria . Dopo il tramonto non si può rientrare a casa se non con l’automobile le donne ed i  ragazzi devono essere accompagnati. Al mattino poi quel che resta è un immane tappeto di sporcizia, preservativi sporchi, bottiglie, vetri, ogni genere di fazzoletti e di carte sporche.


Convinti di non essere soli, sin dall’inizio furono attivate tutte le forme istituzionali di denuncia segnalando, scrivendo, raccogliendo petizioni, partecipando ad incontri sulla sicurezza andando presso i presidi delle forze dell’ordine ma, a nulla tutto ciò è valso la situazione non solo è migliorata ma tanto meno, è stata scalfita.


Perciò abbiamo iniziato a confrontarci con altri cittadini ed il primo approdo è stato con l’associazione di quartiere di viale G. Morandi che da tempo denunciava il disagio senza però aver ottenuto nulla così, è nata l’idea di affrontare il tema in modo più politico considerando oltre al nostro, anche il problèma di coloro che sono costretti a prostituirsi.


 


 


Il disagio degli altri cittadini, di altri quartieri romani dove si svolge la prostituzione ed il confronto con le associazioni che operano nel sociale


 


Proprio di questi giorni sono  salite alla ribalta della cronaca le stesse problematiche vissute da altri quadranti della città: Eur; piazza dei Navigatori; via Salaria.


Da un confronto avuto con rappresentanze di tali cittadini ci siamo così trovati a condividere le stesse problematiche, gli stessi disagi e la stessa impotenza nei confronti di un fenomeno subito e senza nessun controllo.


Le associazioni che operano nel sociale e che intervengono con progetti di contrasto alla prostituzione, ci confermano la vastità del fenomeno e del disagio di chi è costretto a prostituirsi.


 


Il disagio di chi è costretto alla prostituzione


 


I promotori sono consapevoli che la prostituzione, così come è svolta nelle strade non è mai una libera scelta perciò, il nostro pensiero è rivolto a chi, suo malgrado, è costretto a vendere il proprio corpo e quindi deve essere messo in una condizione di maggior tutela. Occorre sottolineare però che, siamo convinti non si tratti di un solo problèma sociale e che tanto meno possa essere un problèma da affrontare con sole misure repressive, i promotori sono lontani dalle due linee massimaliste!!!


 


 


PROPOSTA


 


Tutto ciò premesso i promotori propongono: 1) ripristino immediato della “legalità locale” con interventi tesi a garantire il “minimo della legalità percepita” oltre che nel resto della città, anche nei luoghi ove si svolge la prostituzione; 2) Zonizzazione con l’individuazione di aree controllabili, condivise, che non siano di impatto con le abitazioni civili dove possa essere espletata la prostituzione e perciò se esercitata esplicitamente al di fuori questo contesto, ricondotta nelle zone.



 


Il Comitato Promotore “Forum diritti negati”


 

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