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Infernetto: nuovo no al cemento sull’Acquedotto

Grande partecipazione dei cittadini alla manifestazione il 29 marzo 2008

Più di 120 cittadini hanno partecipato alla manifestazione svoltasi il 29 marzo 2008 all’Infernetto per difendere l’acquedotto romano di via Bedollo, minacciato dalla costruzione di un residence a 4 piani.

Il corteo, il primo mai tenutosi nel quartiere, ha raccolto l’adesione di tutte le forze politiche, compresi gli Assessori Walter Fanti e Paolo Solvi e i consiglieri Tonino Ricci, Francesco Nelli e Alessio Nardini dell’attuale giunta Municipale, nonché il delegato alla partecipazione Luca Fagiano. Presenti anche i comitati di quartiere Amici della Madonnetta, Infernetto e Il Macchione. Grande soddisfazione è stata dunque espressa dal Comitato Civico Entroterra13 per la riuscita della manifestazione, soprattutto a seguito del proficuo incontro del giorno precedente tenutosi in Municipio con il Presidente Paolo Orneli.

Durante l’incontro del 28 marzo si è infatti finalmente appurata la realtà e cioè che mancano ancora le firme e che nessun progetto definitivo è stato presentato dalla ditta costruttrice alla Soprintendenza di Ostia. Resta comunque la perplessità sul fatto che prima la Soprintendente Anna Gallina Zevi, nel 2004, e poi il Soprintendente ad interim, Alessandro Bedini, nel 2007, abbiano potuto esprimere un parere favorevole alle opere previste. Come è possibile costruire sopra un acquedotto romano?

A nessun semplice cittadino ciò sarebbe stato concesso. Lo stesso candidato Sindaco, Francesco Rutelli, ha espresso meraviglia su questo fatto.  Ma la battaglia per la salvaguardia dell’acquedotto di via Bedollo assume un significato molto più ampio. All’interno del “Parco di Plinio” sono previsti due residence: uno di 4 piani (sopra l’acquedotto), l’altro addirittura di 6 piani nell’angolo opposto, entrambi studiati in maniera tale da non fare ‘ombra’ sulla piscina condominiale che verrà realizzata al centro dell’area interessata dal progetto.

Nessuno però si è curato di verificare che queste eccessive cubature finiranno invece per sovrastare i villini residenziali adiacenti, oscurandoli completamente. Esiste nella zona un vincolo paesistico che impone l’altezza degli edifici: dove è finito? Non è più possibile che gli interessi dei costruttori prevalgano su quelli dell’intera comunità senza una corretta trasparenza amministrativa. Il diritto edificatorio dei costruttori è sacrosanto, ma anche il diritto dei cittadini di vivere in un quartiere con servizi non può essere trascurato. Costruire questi mostri di cemento in verticale porterà al collasso di via Salorno, già congestionata normalmente. Dunque la battaglia per la salvaguardia dell’acquedotto chiede anche la riduzione del 20% delle cubature e la riduzione in altezza degli edifici previsti.

La speranza è che l’attuale Soprintendente di Ostia, Dr.sa M.A. Delpino Fugazzola, dedichi maggiore attenzione alle sorti di questo acquedotto romano del I sec. d.C., definito dallo stesso Direttore degli Scavi, Angelo Pellegrino, “di notevole pregio”. Ringraziamo infine il Laboratorio di Urbanistica XIII e l’Associazione Severiana per aver contribuito in termini professionali sui temi urbanistici e archeologici della complessa vicenda dell’acquedotto romano di Via Bedollo.

Paula de Jesus, Presidente Comitato Civico Entroterra XIII

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