

La scrittrice romana illustra il suo nuovo lavoro e il suo metodo di usare la scrittura come cura per l'anima
Un condomio come tanti, e proprio per questo, racchiude in sé infinite storie celate tra le mura degli appartamenti abitati da individui all’apparenza così diversi ma in realtà accumunati tutti da una sola caratteristica: scoprire la loro vera identità.
Sarà Mandorla, la piccola protagonista, a dare una mano a tutte le persone che circonderanno la sua strana vita, a donare loro la possibilità di poter intraprendere un viaggio alla ricerca di tutto ciò che gli appartiene e di cui non sono ancora a conoscenza.
Questo il tema portante del quinto lavoro della scrittrice romana Chiara Gamberale "Le luci nelle case degli altri" (Mondadori, pag.408, 20 euro). Una storia ambientata in un condominio di via Grotta Perfetta 315, nel quartiere di Poggio Ameno. Luogo dove si trova catapultata la piccola Mandorla rimasta orfana della mamma, bizzarra amministratrice dello stabile, e con in mano una lettera della madre dove è celato un segreto: suo padre, di cui la protagonista non conosce l’identità, vive nel condominio.
Saranno gli stessi inquilini, che durante una speciale riunione condominiale, sceglieranno di non venire mai a conoscenza del nome presunto padre di Mandorla. Negli anni sarà ospitata in ogni appartamento, dal primo piano al quinto. Dove troverà le diverse personalità: dalla donna anziana sola alla coppia in crisi, da due amanti omosessuali insoliti sino alla famiglia più tradizionale.
Nell’intervista concessaci ieri 2 novembre 2010 la scrittrice romana ci ha parlato del suo nuovo lavoro e del suo metodo di usare la scrittura come cura per l’anima.
Come è scattata la scintilla che ti ha portato a narrare la storia di una vita bizzarra come quella di Mandorla?
Quella scintilla si chiama necessità: è vero, la storia di Mandorla è bizzarra….Ma la sua ricerca reale di un padre è la metafora della faticosa ricerca di un’identità che sia realmente nostra. Ci passiamo tutti: io per prima, ripeto…
Hai deciso di ambientare il romanzo in un condominio di via Grotta Perfetta, nel quartiere di Poggio Ameno, cosa ha rappresentato e rappresenta ancora questo quartiere per te?
Nel libro Poggio Ameno è un luogo dell’anima, dell’interiorità. La storia di Mandorla potrebbe essere ambientata a Roma come a New York…Ma nella realtà il quartiere romano di Poggio Ameno è il posto dove sono nata e cresciuta: e l’unico dove io mi sia mai sentita e mi senta a casa.
Se dovessi immaginare la figura di Mandorla in carne ed ossa che sembianze avrebbe?
Sarebbe come nel libro a tratti si descrive: esile, apparentemente più piccola della sua età. E con addosso vestiti che non c’entrano niente gli uni con gli altri, espressione della sua confusione.
Nelle primissime pagine del libro troviamo un disegno, molto vecchio stile, che inquadra la posizione di tutti gli inquilini del condominio dal primo al quinto piano. La scelta della collocazione dei personaggi si basa su una reale posizione di essi nella nostra società oppure dell’importanza del ruolo che hanno nella vita di Mandorla?
No no, nessun piano è più importante dell’altro, proprio come le fasi della nostra vita: ognuna è necessaria a quella che verrà dopo.
Come definiresti con un solo aggettivo tutti quei personaggi che ruotano nella vita di Mandorla?
Umani.
Il leit motiv del romanzo è "viviamo tutti all’oscuro di qualcosa che ci riguarda" la mamma di Mandorla le nasconde una cosa importantissima: l’indentità di suo padre. Quanto realmente influenzerà la sua vita ed i rapporti che via via andrà ad instaurare?
Molto, e in maniera crescente: come tutti i segreti che ci riguardano, senza che ce ne accorgiamo, influenzano la nostra…
Questa frase sembra descrivere alla perfezione questo periodo storico, dove dalle personalità più importanti alle famiglie di bassa estrazione sociale, si tende a nascondere dietro delle maschere la propria vera natura. Secondo te cosa porta a questo?
Forse il non confrontarci, prima di tutto fra noi e noi, con le nostre parti più meschine, più viscerali. Più siamo in contatto con quelle, più credo possiamo aspirare a un reale contatto con gli altri.
Quando ti sei resa conto per la prima volta che la scrittura oltre ad essere una passione poteva anche divenire una valida cura per i mali del proprio animo?
Subito: ho cominciato a scrivere da piccolissima, e, nell’incubo di inquietudini che era la mia infanzia, inventare vite alternative era l’unica maniera per provare una specie di pace.
Ogni storia che hai narrato nei tuoi cinque lavori racchiude in qualche modo una parte della tua persona e delle tue fragilità. Non hai mai avuto la paura del giudizio del pubblico scegliendo di mettere a nudo la vera Chiara?
Guai se la paura arriva prima dell’espressione! Non solo nella scrittura, anche nella vita. Ogni volta che mi capita d’inciampare in quel tipo di timore mi ritrovo a deludere me stessa. Meglio deludere dei potenziali “altri”, a questo punto…
Oltre ad essere una scrittrice lavori anche come speaker radiofonica per Radio2 conducendo il programma Io, Chiara e l’Oscuro, che raccoglie le vite e le riflessioni degli ascoltatori, quanto influenza questa tua esperienza nella scrittura dei tuoi romanzi?
Molto: il mio unico hobby sono gli esseri umani, conoscerli, farmi conoscere. E’ il mio rapporto con loro la mia musa. La radio in questo senso è uno strumento strepitoso.
Cosa riserva il futuro per Chiara Gamberale?
Spero un po’ di serenità. E di riuscirne a sopportare il peso.
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