Intervista a Daniela Molina

Bilancio della rassegna "Ciao Pierpà" e della multiforme attività artistica della giovane scrittrice

Spente le luci sulla manifestazione “Ciao Pierpa’ 2010” con tutte le sue iniziative sostenute dal VI municipio per commemorare il grande poeta e scrittore a 35 anni dalla sua tragica scomparsa, abbiamo voluto incontrare Daniele Molina, scrittrice e giornalista perché coordinatrice della grande manifestazione e le abbiamo rivolte alcune domande:

Daniela, il municipio Roma 6 ti ha affidato il coordinamento della manifestazione Ciao Pierpa’ 2010. Cosa ha rappresentato per te questo incarico?

Anzitutto una soddisfazione a livello professionale. Significa che mi hanno ritenuta all’altezza di affrontare questo compito non facile. Si è trattato infatti di organizzare ben 24 eventi nell’arco di un mese tutti dedicati a Pier Paolo Pasolini nel 35° della sua scomparsa. Un lavoro che mi ha impegnata tantissimo, giorno e notte per coordinare eventi realizzati da tante associazioni e di realizzarne alcuni direttamente, con la mia associazione: la Irideventi. In modo armonioso, insieme con i presidenti e i membri di tutte queste nostre associazioni, abbiamo così realizzato incontri, rassegne cinematografiche, mostre di fotografia, di pittura, concerti, reading, spettacoli teatrali, ecc.. Tutti a ingresso libero. A questi eventi hanno partecipato oltre 2000 persone e abbiamo avuto 50 ospiti importanti.

Oltre al coordinamento della manifestazione e alla realizzazione in prima persona da parte della tua associazione di alcuni eventi, hai anche scritto dei racconti per questa occasione?

Si tratta di alcuni racconti tratti dai ricordi autobiografici di uno dei ragazzi di vita del Pigneto, Paolo Pilati detto er Tarzanetto. Alcuni li avevo già pubblicati sul giornale locale Via Vai per una sorta di rubrica sul “come eravamo” degli abitanti di questi quartieri. Ho creato una struttura narrativa ad hoc, li ho scritti cercando di riportare l’accento semiromanesco di Tarzanetto e li ho raccolti inserendo qualche inedito in un volumetto di appena 32 pagine che si può richiedere dando un’offerta di 4 euro a Tarzanetto. E’ un regalo che mi è costato tempo, lavoro e denaro perché oltre ad averlo elaborato e scritto, l’ho impaginato e ne ho curato la grafica io stessa e poi l’ho fatto pubblicare a mie spese. Ma credevo che questo ragazzo di vita che da tanti anni si ingegna per far sì che si svolgano eventi in memoria del “suo” Pasolini, meritasse di avere un ritorno economico, dal momento che stiamo parlando di un povero fabbro che non ha molto con cui vivere, mentre vedo intorno a me tanta gente che si arricchisce accampando diritti di vario genere sul maestro Pasolini… Comunque il volumetto si intitola “La gente di Pasolini” perché descrive la vita della gente del popolo che lui più amava proprio perché restava pura e incorrotta dal potere e dal denaro. Gente così oggigiorno se ne trova ben poca.

La data del 2 novembre è stata quella di chiusura della manifestazione, e proprio durante la serata evento di chiusura è stato proiettato un tuo documentario dal titolo Prisma Pasolini. Ti conoscevamo come scrittrice e giornalista, ora abbiamo scoperto questa tua nuova veste e dobbiamo dire che anche il pubblico come noi ti ha riconosciuto dei grandi meriti.

Sì e ne sono veramente orgogliosa, dal momento che è il mio primo lavoro come documentarista. Anche questo incarico mi è stato affidato dal Municipio Roma 6. E’ stata un’avventura; e devo ringraziare veramente tanto il regista e autore televisivo Maurizio Iannelli che mi ha fatto da maestro. Avevo anche un ottimo montatore professionista: Matteo Parisini. Grazie a loro non mi sono perduta di fronte alle difficoltà che incontravo strada facendo. Prima fra tutte il fatto che non avevo abbastanza soldi per acquistare i carissimi materiali di repertorio e poi tutte le lungaggini burocratiche per ottenere permessi vari. Alla fine ne siamo usciti vittoriosi e il pubblico la sera della Prima lo ha confermato. La sala era così gremita che il servizio di sicurezza è dovuto intervenire e non ha più fatto entrare nessuno rimandando a casa – ahimè – molte persone. Gli applausi che sono sgorgati all’improvviso dalla platea alla fine della proiezione mi hanno fatto capire che ero riuscita a trasmettere emozioni forti e vere. D’altronde è stato un documentario molto intenso, basato sulle parole di Pasolini stesso. Non ho infatti usato voci fuori campo, non ho fatto alcuna descrizione “dall’esterno”. Ho lasciato che a parlare fosse principalmente lui, fossero i fatti. Spero ne sia emersa con forza la sua personalità, il suo pensiero.

A giudicare dall’accoglienza del pubblico e dalle lodi che hai ricevuto anche dagli ospiti d’onore sembrerebbe proprio di sì. Pensi di proseguire su questa strada, intendo come documentarista?

Beh devo dire che si tratta di una modalità di scrittura diversa e affascinante. Studiarla sui libri è una cosa, realizzarla è molto più stimolante, dunque se mi capita l’occasione credo proprio di sì. Naturalmente sarebbe meglio se ci fosse un produttore che desse fondi sufficienti, visti gli altissimi costi del materiale di repertorio… e un documentario senza repertorio che documentario è?

Nel tuo passato c’è comunque quello della scrittura di romanzi. Ne hai pubblicati quattro: Kirma, Cara Agenda, La Mossa del Diavolo, Stelle d’Estate. Hai abbandonato la scrittura letteraria?

Assolutamente no. Anzi, quando il municipio mi ha contattata per comunicarmi le sue intenzioni di realizzare “Ciao Pierpa’ 2010” ero alle prese con il mio ultimo romanzo. L’ho dovuto sospendere proprio per dedicarmi a questo lavoro, ma lo riprenderò presto. Si tratta di un romanzo che narra le vicende tragicomiche di uno scrittore. Il protagonista è così ben delineato nel carattere e nella personalità che ormai ha acquisito vita propria e mi diverte moltissimo seguire le sue avventure e disavventure, tant’è vero che a volte mi metto a ridere mentre le mie dita scivolano veloci sulla tastiera. Se riesco a portarlo a termine senza perdere questo ritmo narrativo dovrebbe uscirne un lavoro soddisfacente.

Parlando di ritmi narrativi: hai incontrato difficoltà nel passare da uno stile di scrittura letterario a uno per immagini?

Da tanto tempo sognavo di poter raccontare una storia per immagini. Pensavo alla sceneggiatura di un film più che altro. Mi è stato sempre detto che i miei libri si leggono come se si assistesse a un film; e i miei fan mi chiedono sempre di tradurli per lo schermo. Ora mi è capitata quest’occasione: di fare un documentario, che ritengo sia molto più difficile di un film. In un film puoi essere completamente artista, ovvero creare al 100% una storia. Con un documentario non puoi farlo: devi attenerti ai fatti biografici, ai documenti storici. Il lavoro è dunque diverso, la creatività è altrove: la vita del grande Pier Paolo Pasolini è nota ormai a tutti. Riuscire a dire qualcosa di nuovo, a far rivivere il suo pensiero in maniera originale suscitando delle emozioni in chi già sa tutto di lui è abbastanza complicato. Quindi ho iniziato con un lavoro decisamente non facile per chi come me era abituato a usare la creatività in modo tanto diverso. Eppure sento che da un certo punto di vista la differenza tra lavorare con la singola immagine o la singola parola è minima. Si tratta, come diceva Pasolini, di un’altra lingua: una volta compresi i meccanismi profondi la si può parlare. Ciò che voglio dire è che una immagine prima di un’altra può suscitare una reazione particolare proprio come una parola prima di un’altra. Un esempio banalissimo per rendere immediatamente l’idea: Esco oggi. Oggi esco. La differenza è minima; ho usato le stesse due parole. Eppure il senso di queste due frasi è del tutto diverso, in linguistica si parla di impliciti e di implicature. Ma non voglio tediare i lettori con una lezioncina di grammatica: basta che ci riflettano sopra e vedranno da sé quali sono le differenze. Ebbene con le immagini è la stessa cosa: basta capire l’effetto che fanno su chi guarda, capire cosa scatenano nella mente di chi pensa se vengono messe in quel preciso ordine, quali sono appunto le implicature e gli impliciti e già si è un bel passo avanti nella comprensione profonda di questa nuova lingua.

Daniela Molina
giornalista e scrittrice, autrice dei romanzi: Kirma, Cara Agenda, La mossa del diavolo, Stelle d’estate, collabora con la rivista culturale Terza Pagina, con il settimanale Il Salvagente, con il mensile Via Vai; è direttore responsabile di Donna In Affari, primo giornale per l’imprenditoria femminile; è stata Direttore responsabile del mensile EcoRoma. Ha collaborato con diversi periodici e quotidiani. E’ presidente dell’Iridevent. Laureata in scienze e tecnologie della comunicazione, indirizzo Linguaggi e tecnologie del giornalismo e dell’informazione ed è in procinto di conseguire la laurea magistrale in Editoria multimediale a nuove professioni dell’informazione.
Ha partecipato alla realizzazione di eventi culturali, fra i quali, per il Municipio Roma 6: -25 aprile: resistenza non desistenza ma democrazia; Raccontando Pasolini; Ciao Pierpa’. Per la Lido Art Studio, ha partecipato all’organizzazione e alla conduzione del talk show itinerante nei teatri romani: Ripensando a Pasolini (con la partecipazione di: Dacia Maraini, Maria Luisa Spaziani, Cecilia Mangini, Giulio Ferroni, Barbara Alberti, Elio Pecora, Renzo Paris, Franco Grattarola, Antonio Veneziani, Fulvio Abate).
In qualità di vicepresidente o di consigliere direttivo ha partecipato all’organizzazione di conferenze e dibattiti su vari temi culturali, economici e politici; ha organizzato mostre e presentazioni di libri, è stata presidente della giuria del concorso nazionale di poesia Gocce d’inchiostro; membro della giuria del concorso interscolastico di poesia Idea; docente del corso di scrittura creativa tenuto presso l’associazione culturale L’Arca.
In passato, ha lavorato come attrice con la compagnia teatrale Gruppo di Sperimentazione teatrale. Ha organizzato un Laboratorio teatrale per l’Istituto Superiore Levi Civita sul tema della Solitudine.

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