Intervista a Fausto Delle Chiaie

Espone tutti i giorni, tempo permettendo, a via di Monte Brianzo all’altezza del Museo Napoleonico
di Alessandra De Salvo - 5 Settembre 2008

Foto di Federico Ridolfi

C’è un artista che non è quotato in borsa e non espone nei più importanti musei, né nelle gallerie più in voga, ma che a Roma è da tutti conosciuto ed apprezzato. Per venti anni ha esposto in piazza Augusto Imperatore (da poco si è spostato davanti al Museo Napoleonico), utilizzando i basamenti della recinzione come teche per le proprie opere e chiedendo in cambio una monetina per il sostentamento del suo museo. Da vent’anni tutti i giorni quest’uomo esce di casa tirandosi dietro un carrello carico delle cose più disparate e si reca in un delle piazze più belle della capitale per allestirvi le sue opere che suscitano la curiosità e l’interesse di tanti cittadini e turisti.

Chi è Fausto delle Chiaie? Un visionario? Un pazzo? Un poeta? Di certo un artista geniale, sagace, ed intelligente, che con materiali poveri dà vita ad opere di alto livello.

Vicino alle correnti dell’Arte Povera, della Pop Art e dell’Arte Concettuale, Fausto delle Chiaie dopo gli studi presso La libera Università del Nudo di Roma ha preso una strada tutta sua, ponendosi al di fuori del mondo dell’arte istituzionale e decidendo di scendere tra la gente, di dedicare la sua arte ed il suo tempo ai passanti.

Le prime prove artistiche Fausto delle Chiaie le ha create a Bruxelles realizzando delle Donazioni Forzate, da lui chiamate “Infrazioni”, opere ideate e realizzate per la città che vengono collocate tra le strade e lasciate lì come un regalo alla città stessa o a chiunque voglia appropriarsene.
Tornato a Roma nasce l’idea del MUSEO ALL’ARIA APERTA, formato da opere che ogni giorno l’artista monta e smonta in alcuni luoghi deputati.
Per circa venti anni il Museo all’Aria Aperta ha avuto luogo in piazza Augusto Imperatore, di fronte all’Ara Pacis ed oggi che i lavori di ristrutturazione della Piazza rendono impossibile il loro utilizzo, l’artista si è spostato a via di Monte Brianzo perché il lungo e stretto muro all’altezza del Museo Napoleonico è l’ideale per un percorso espositivo unitario e sequenziale.
Fondamentale per l’artista è, infatti, il rapporto tra le opere e il luogo in cui vengono esposte; esse nascono in relazione al luogo in cui sono collocate, sono composte da materiali provenienti dalla strada e con la strada dialogano ed interagiscono.
Ad un primo impatto, per un passante pigro e distratto, il bellissimo Museo all’Aria Aperta potrebbe sembrare un accumulo di oggetti, ma se ci si sofferma su di essi con calma ed attenzione, se si leggono gli immancabili cartelli che accompagnano ogni opera, ci si rende conto che le associazioni mentali che l’artista costruisce sono tutt’altro che banali. Basti pensare al bellissimo quadro raffigurante un uomo dai lunghi capelli biondi, il cartello ne suggerisce il titolo: “Venduto”, in basso una scritta ne indica il prezzo 30 denari: è Gesù Cristo.
Belli i disegni in cui imita Picasso che vanno sotto il titolo di “Picasso a metà prezzo”, e i divertissement quali la finta vendita delle sue opere: “Un disegno 50 euro, due 25 euro, tre gratis”.
Il Museo di Fausto delle Chiaie non è un luogo da visitare svogliatamente e di corsa, è un spazio di riflessione in cui è possibile fermarsi a pensare, a riflettere, e perché no, scambiare quattro chiacchiere con Fausto delle Chiaie che non è solo un artista di strada, ma un genius loci, un nume tutelare legato al territorio in cui vive, simbolo di quella Roma che lui ama e a cui ha dedicato tutta la sua vita.

Nel corso della sua carriera Fausto delle Chiaie ha esposto a Bruxelles tra 1982 e 1984, a Limerick (Irlanda) per Exhibition of visual art nel 1994, per Antwerpen ad Anversa nel 1993, ha partecipato a Molteplici culture nel 1993, ad Aperto 1995 presso il Trevi Flash Museum, presso il centro sociale Rialto nel 1998, a Collezione Artisti Uniti per Rosso Malpelo presso il Museo Civico di Enna, a Scala Mercalli, il terremoto creativo della street art italiana, presso l’Auditorium di Roma. Nel 2008 l’Associazione per la Regolarità Pian de’ giullari gli ha dedicato una personale.

Intervista a Fausto Delle Chiaie

Fausto Delle Chiaie

Quando hai iniziato ad esporre le tue opere?

Le mie ricerche artistiche risalgono al ’71 ma le mie prime esposizioni sono datate 1984. Mi trovavo a Bruxelles ospite di una mia amica ed installai le mie opere nel portico della Bibliothèque Royale, erano opere di grandi dimensioni fatte in plastica e legno. Si trattava di quattro opere: “Fratelli gemelli”, “Mio nonno” in legno, “Mummia” e “Mamma Mia” in plastica, ed io le posizionai sotto il portico e le lascia lì come una sorta di donazione alla città.

Quali materiali usi?

Non sono sempre io che scelgo i materiali, a volte i materiali scelgono me. Alcune cose le ho trovate, come ad esempio questa cartina di Roma accartocciata. Qualche volta invece, sono le persone che mi portano gli oggetti e mi dicono “facci qualcosa”. Questi oggetti di metallo, ad esempio, me li ha portati un carrozziere.

Come nascono le tue opere?

Le opere vanno pensate, ed io le penso a contatto con il luogo in cui mi trovo, con la città e la strada nello specifico. A volte, appena mi trovo di fronte un oggetto l’opera viene realizzata immediatamente, altre volte gli oggetti hanno bisogno di stare un periodo di tempo in gestazione. Gli oggetti di metallo che mi ha dato il carrozziere di cui ti dicevo prima, li ho messi in un’opera che si chiama “Atelier”, sarebbe il laboratorio dell’artista, dove si trovano i suoi colori e le sue tavolozze, per un po’ staranno lì, poi magari mi verrà un’idea e diventeranno un’opera autonoma. Le opere vanno pensate. Dopo un mese che sono esposte io le considero opere classiche, cerco sempre nuove ispirazioni, ispirazioni che spesso mi vengono dalla città stessa. Poi il mio è anche un museo aperto agli altri, adesso ad esempio ospito l’opera di un artista tedesco Peter Stutzmann. Un ragazzo simpatico, è venuto a visitare il mio museo, gli è piaciuto molto e si è messo a cercare un’opera da esporre. Eccola qui: un grosso sampietrino con su scritto “Prima pietra”.

Tu esponi da sempre a cielo aperto, ti piacerebbe esporre anche all’interno di un museo?

Sì, in un museo si può inserire tutto, anche le mie opere. Io lavoro a contatto con gli spazi e quindi, anche in un museo installerei le mie opere regolandomi in base allo spazio e all’ambiente specifico. Come ho fatto nella galleria di via dei Cappellari. Lì mi ha chiamato l’Associazione per la Regolarità e mi ha proposto di esporre nella galleria. Invece la prima esposizione importante l’ho avuta nel 1993 ad Anversa, ho partecipato ad un progetto per “Anversa Capitale d’Europa”. Comunque Piazza Augusto Imperatore era un luogo perfetto per esporre, i piedistalli valorizzavano perfettamente le mie opere. Qui, invece ho scelto questo muretto perché mi consente di creare un vero percorso ed esporre tutte le mie opere in sequenza con un inizio e una fine alternabili.

Ho visto che il tuo nome figura tra gli artisti che espongono all’Auditorium (Scala Mercalli. Il terremoto creativo della Street Art Italiana, dal 20/5/2008 al 31/7/2008) ma non ho trovato la tua opera.

Mi hanno chiamato dall’Auditorium e io ho fatto un disegno con il gesso all’esterno, ma appena ha piovuto si è cancellato tutto. Mi hanno chiamato per dirmi che dovrei andare a rifarlo, ma come faccio? Io sto tutti i giorni qui, non ho tempo. A proposito quando hai scritto l’articolo portamelo, che ci faccio un’opera.


Commenti

  Commenti: 2


  1. semplicemente geniale


  2. Artista libero . Non è banale . La povertà dei materiali esalta per contrasto la profondità dei significati delle opere. Infatti più è superficiale il simbolo più il senso dell opera si avvicina alla verità. Mi è piaciuto moltissimo!

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